L’ordine di Gesù al paralitico: “Alzati!” non ci ricorda forse il racconto degli Atti degli apostoli in cui san Pietro risponde ad un paralitico che gli chiede l’elemosina vicino al tempio: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!”? Questi due testi sono, secondo me, inseparabili. Come Cristo, san Pietro dice al paralitico di alzarsi e camminare, ma è molto importante ciò che egli dice prima: “Non possiedo né argento né oro”, cioè nulla di quanto sia generalmente considerato “ricchezza”. È possibile avere molti beni, poteri, responsabilità ed essere povero in spirito se in ogni momento si è consapevoli di essere debitori di ciò che si possiede. Occorre chiedersi ogni sera: “Che cosa ho fatto dei miei mezzi, dei miei poteri? Li ho messi a disposizione solo dei miei cari o anche di quelli che soffrono?”. Signore Gesù, fa’ che noi possiamo, anche se possediamo molto, essere consapevoli che nulla ci appartiene, che tutto è tuo, degli altri, di tutti. Allora potremo dire sicuramente all’umanità sofferente, ferita, come Pietro al paralitico: “Cammina!”.
Venerdì della I settimana del Tempo Ordinario
Mc 2,1-12: Il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra.
Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
Commento
Don Franco Mastrolonardo
Su chi volge lo sguardo oggi Gesù? Voi direte subito: sul paralitico! Invece no. Il suo primo sguardo va sui barrellieri. Sono guardati prima del malato. Coglie Gesù non solo la loro solidarietà e la gratuità con cui aiutano quel malato, ma addirittura la loro fede.
Voi sapete che senza fede non ci sono miracoli. A Nazaret ad esempio Gesù non fece miracoli proprio per l’incredulità dei suoi compaesani. Da qui il famoso detto “Nessuno è profeta in patria”. Lungo il cammino invece Gesù compie tanti miracoli, ma tutti, dico tutti, accadono per una interazione della potenza di Gesù con la fede di chi richiede la guarigione.
Ecco, qui la guarigione non avviene per la fede del paralitico, bensì per la fede di chi porta la barella del paralitico. Diciamo degli amici del paralitico. Interessante no? Questo dà valore ad un elemento spirituale fondante nella religione cristiana: la preghiera di intercessione! Cioè noi possiamo chiedere a Dio la guarigione dei nostri fratelli. Non importa se lui o lei credono. Se Dio vedrà la nostra fede l’alchimia del miracolo accadrà. Non è successo così per Agostino di Ippona? Lui stesso alla fine, nelle sue Confessioni ammetterà che solo la preghiera e le lacrime della madre Monica hanno fecondato la sua conversione.
http://www.preg.audio
Paolo Curtaz
Il vangelo di Marco continua con una serie di episodi caratterizzati da alcune domande poste dai presenti. Davanti al paralitico, portato da Gesù grazie alla tenacia di alcuni amici, il Signore afferma che i suoi peccati sono perdonati. Molti, allora (e oggi!) pensavano che la malattia e la disgrazia fossero una punizione divina nei confronti del peccatore. Quale terribile colpa doveva avere commesso quel tale per essere in una situazione così drammatica! Di più: veramente il peccato ci porta ad una tragica paresi dell’anima da cui solo Gesù può guarirci. Gesù perdona i peccati del paralitico, creando un immenso scalpore fra gli scribi, i detentori dell’interpretazione della Scrittura. Perché parla così? Hanno ragione: nella loro prospettiva Dio solo può perdonare, non certo quel Nazareno improvvisatosi profeta! Non danno una risposta alla loro domanda, non osano dire e pensare che Gesù perdona perché può farlo, essendo la presenza stessa di Dio. Scandalizza ancora oggi la bontà di Dio, il suo intimo desiderio di perdonare e sanare, di ridare la libertà alle nostre anime, facendole correre sulla via del comandamento dell’amore.
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Luigi Maria Epicoco
Nel Vangelo di oggi, Marco ci racconta il tentativo di Gesù di rientrare a Cafarnao nonostante la sua fama gli impedisse di scegliere luoghi troppo ristretti. Infatti basta che egli entri in un luogo e subito le folle gli fanno ressa intorno impedendo ogni via d’uscita. Ma proprio in una situazione simile dobbiamo domandarci: tutta questa fama è positiva? Quando qualcosa di buono e di vero diventa un fenomeno delle massa chi è che ci perde? Solitamente il singolo, cioè colui che nella sua esperienza specifica non ha modo di essere preso sul serio in quello che di unico sta vivendo. Il paralitico del Vangelo di oggi rappresenta esattamente questo. Eppure un gruppo di amici lo aiutano a superare la barriera della massa in modo che Gesù diventi qualcosa di personale nella sua esperienza:
“Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati»”.
La Chiesa è ciò che salva il cristianesimo dal diventare un fenomeno delle masse. Per questo una Chiesa che si limita a organizzare i grandi eventi non comprende che il suo compito è invece rendere possibile che ogni singola persona venga presa sul serio nella sua singolarità. Ed è proprio da questo tipo di esperienza che nasce un cambiamento. Tutti pensiamo che quel paralitico ha incontrato Cristo perché è tornato a casa con le sue gambe, ma la verità è che quel paralitico ha incontrato Cristo perché ha incontrato qualcuno che lo ha perdonato. La riconciliazione vale più di ogni altro tipo di guarigione.
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