Vangelo del giorno
Feria propria dell’11 Gennaio
Lc 5,12-16: Immediatamente la lebbra scomparve da lui.
Un giorno, mentre Gesù si trovava in una città, ecco, un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò dinanzi, pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
Gesù tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato!». E immediatamente la lebbra scomparve da lui. Gli ordinò di non dirlo a nessuno: «Va’ invece a mostrarti al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro».
Di lui si parlava sempre di più, e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare.
Commento
Ecco l’incontro di Gesù con il malato di lebbra. Il lebbroso nella Bibbia è il malato per antonomasia. Questa malattia terribile colpisce i principi vitali e relazionali dell’uomo: la relazione con il corpo, per lo strazio e il dolore della carne lacerata, la relazione con gli altri per l’impossibilità ad accostarsi, pena il contagio, la relazione con se stessi, per l’isolamento psicologico a cui si è costretti, la relazione con la religione, perché il lebbroso è ritenuto un maledetto da Dio. Guardando il lebbroso del Vangelo non possiamo non identificarlo con l’orante del Salmo 38 che così prega:”Putride e fetide sono le mie piaghe a causa della mia stoltezza, sono curvo e accasciato, triste mi aggiro tutto il giorno. Sono torturati i miei fianchi, in me non c’è nulla di sano.”
Ma alla fine c’è sempre una linea di luce, c’è sempre nel credente l’idea che Dio non ti abbandona. Così cita il Salmo 6:”Il Signore ascolta la mia supplica, il Signore accoglie la mia preghiera”. Ed è su questa linea di luce, che non appartiene a nessuna delle relazioni di cui sopra, o meglio le supera tutte, che entra la grazia di Dio, non il Dio dei precetti e della teologia ma il Dio di Gesù Cristo che si china sul dolore degli uomini e tocca le loro ferite, sanandole alla radice. L’incontro tra il lebbroso e Gesù è in definitiva l’incontro tra l’orante dei salmi e il Dio della sua vita, tra l’uomo mendicante di Amore e Dio fonte di ogni Amore, tra l’umanità ferita e il Medico celeste.
Franco Mastrolonardo
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La potenza del Vangelo appare in tutta la sua sconvolgente novità dietro le righe della narrazione di questo episodio, se sappiamo vedere nel lebbroso, nel reietto della società, l’unico che ha l’umiltà e il coraggio di farsi prossimo a Gesù nonostante il suo male. Avvicinato il Maestro, non vede deluse le sue aspettative: ne riceve quella mano tesa e calda d’amore che né la benemerenza della solidarietà civile né i precetti religiosi della tradizione sacerdotale gli avevano offerto. Tanti occhi sbarrati per paura ed incredulità, dalle finestre socchiuse e dai pertugi di quell’anonima città forse quel giorno hanno visto la scena unica ed indimenticabile dell’incontro tra il Nazareno e l’uomo ripugnante che nessuno, per igienica norma sancita dalla Torah (Lv 13) osava avvicinare. In un “abitacolo di lebbrosi solitari tutti inscatolati” (S. Fausti) era emerso solo costui, abitato dalla consapevolezza di essere di fronte al solo che poteva guarirlo. Prostrato faccia a terra, il lebbroso si rivela teologicamente più ortodosso dei Leviti nell’esprimere la limpida confessione di fede: “se vuoi, puoi…”! Solo il Signore Gesù può strapparci dall’appartenenza ad una città di anonimi abitanti per renderci cittadini del suo Regno, Egli che è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto (Lc 19,10), senza vergognarsi di percorrere le strade semideserte della nostra quotidianità abbruttita dal peccato.
Casa di Preghiera San Biagio FMA
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