Vangelo del giorno
Feria propria del 10 Gennaio
Lc 4,14-22: Oggi si è adempiuta questa Scrittura.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione,
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.
Commento
Sapete come inizia la Bibbia? Con la voce di Dio! Dio disse: fu la luce e luce fu. E così disse per altre dieci volte. Dio parlò dieci volte e l’universo fu creato.
Sapete qual era il grande insegnamento che ogni ebreo doveva assolutamente imparare a memoria? Lo Shemà Israel. Tradotto: Ascolta Israele. Come dire: Dio parla, ascoltalo.
E sapete come Dio ha salvato il mondo? Con la sua Parola: il Verbo fatto carne.
E sapete come Gesù inizia il suo ministero? Lo vediamo oggi nel Vangelo. Gesù entra nella Sinagoga, dove gli ebrei si radunano per ascoltare la Parola. Lui stesso si alza a leggere. E dopo aver proclamato il profeta Isaia sentenzia: oggi si è compiuta la Parola.
Tutto parte dalla Parola e tutto finisce con la Parola. Gesù è la Parola con la P maiuscola e solo chi ascolta la sua Parola vivrà in eterno. Se invece non ascolti la Parola inevitabilmente muori. Recita il salmo 27 “se tu non mi parli io sono come chi scende nella fossa”. Ed è un morire senza resurrezione. Perché la vita, la vita vera è condizionata dall’ascolto della Parola. Gesù conclude così il Vangelo: Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». O forse meglio: se avete ascoltato questa Scrittura, allora si compie in voi.
don Franco Mastrolonardo
http://www.preg.audio
Sopra
Volendo trarre tutte le conseguenze dal mistero dell’Incarnazione, l’apostolo Giovanni sembra non riuscire a trattenere una particolare gioia alla fine della sua indimenticabile lettera. La esprime in termini che siamo soliti utilizzare nel linguaggio sportivo, o in quello politico e militare. Raramente nell’ambito della fede.
Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede (1Gv 5,4).
Il Natale del Signore nella nostra carne umana non è stato esercizio di stile o di virtù, affinché noi avessimo l’ultimo — insuperabile — parametro di perfezione con cui misurarci. Il Verbo si è lasciato “concepire” dal grembo della Vergine perché noi potessimo accedere a una nuova generazione, non vincolata dalla carne e del sangue, ma dal desiderio e dal disegno di Dio. Per quanto questo ci sia noto, dimentichiamo di considerarlo in termini di vittoria. Contro un mondo — o meglio un modo di pensare — dove l’amore è considerato vetta irraggiungibile, meta sempre distante.
Carissimi, noi amiamo Dio perché egli ci ha amati per primo (4,19).
La nostra fede nel mistero del Natale non è una vittoria perché rappresenta la più corretta espressione teologica della rivelazione di Dio. Non si sta dalla parte dei vincitori in quanto detentori di un sapere, ma perché partecipi di una natura nuova e divina. Credere che il bimbo di Betlemme sia il vero segno di luce che manca vuol dire vincere la più terribile battaglia contro le tenebre di questo mondo: quelle che vogliono farci credere di non poter avere l’iniziativa della risposta. Quella positività che il Signore Gesù sembra assumere invece con tanta disinvoltura nella sinagoga di Nazaret.
«Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio» (Lc 4,18).
Le prime parole pronunciate da Gesù per vincere e amare il mondo dichiarano quello che dobbiamo credere, cioè vivere. Sopra di noi non c’è il nulla, né il caos, né l’affanno di un cielo troppo impegnato a far tutti contenti. C’è uno Spirito, eterno, immutabile, invincibile. È l’amore di un Dio contento di poter fare il primo passo. E di insegnare anche a noi a farlo. Senza più dover attendere un’occasione diversa da quella che oggi abbiamo. E siamo.
Roberto Pasolini
http://www.nellaparola.it