In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.


La nostra esistenza cristiana assomiglia un po’ alla Galilea dei tempi di Gesù, una specie di crocevia di pagani. I pagani che ci circondano ma anche il pagano che sonnecchia in ognuno di noi. Coloro che negano il Verbo di Dio fatto carne e colui che agisce come se Cristo non fosse venuto.
Ascoltiamo Gesù dire dopo Giovanni il precursore: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. Convertirsi, uscire dalle proprie abitudini, dalle opinioni correnti, per discernere i segni del regno già presente e che viene. Apriamo le finestre del nostro cuore per lasciare entrare la luce di Dio.
La grande Epifania è seguita dalle molteplici epifanie della nostra vita, dalle diverse manifestazioni del Signore, che vanno dalla guarigione spirituale al riconoscimento della presenza, in ogni sacramento.
Siamo tra la folla che accorre al lieto messaggio, o rimaniamo sulla riva, indifferenti al suo passaggio?

Commento di don Franco Mastrolonardo
Con l’Epifania si chiudono i Vangeli dell’infanzia di Gesù. Gesù, sappiamo nasce a Betlemme, poi si trasferisce temporaneamente in Egitto. Questo a causa della persecuzione di Erode nei confronti di tutti i bambini appena nati. La fuga in Egitto riprende anche simbolicamente la Storia della Salvezza. Sappiamo che la discendenza di Abramo e più precisamente, Giuseppe figlio di Giacobbe, portò il popolo in Egitto e dopo diversi anni, da schiavo ne uscì libero, nella terra promessa. Ecco in parallelo Giuseppe il babbo di Gesù porta la famiglia in Egitto e poi morto Erode torna in israele e precisamente a Nazareth. Qui Maria, Giuseppe e Gesù vivono gran parte della loro vita e Gesù impara dal padre l’arte del falegname. Poi di Giuseppe non sappiamo più nulla. Probabilmente muore quando Gesù è ancora un ragazzo. Ad un certo momento della sua vita, ispirato certamente dallo Spirito Santo, Gesù decide di lasciare Nazareth e anche sua madre, la quale però lo seguirà in penombra. E inizia l’apostolato e l’annuncio del regno.
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Commento di Luigi Maria Epicoco
Giovanni viene arrestato e Gesù comincia la sua predicazione. Giovanni fa un passo indietro e Gesù fa un passo in avanti. Questa dovrebbe essere la dinamica dell’amore. Amare un figlio, ad esempio, implica a un certo punto che tu faccia un passo indietro perché lui possa fare delle scelte autonome che lo portino in avanti. Volere il bene di una persona significa saper arretrare al momento giusto. La grande lezione di Giovanni è saper fare tutto ciò che deve e allo stesso tempo sapersi togliere di mezzo senza recriminare nulla, senza lamentarsi, senza avere nessuna pretesa. Anche Gesù farà così con i suoi discepoli. Un giorno dirà che sarà bene che Egli vada affinché possa arrivare loro l’esperienza dello Spirito. Nella vita spirituale viviamo stagioni diverse e tempi diversi. C’è il tempo in cui qualcuno ci fa da Giovanni Battista e ci insegna umanamente delle cose. Poi veniamo centrati in Gesù, e molte cose cambiano perché Egli diviene il centro di tutto. Poi Gesù sembra quasi “abbandonarci” ma solo perché si manifesti in noi lo Spirito. È una fase di purificazione da tutto quello che fino a quel momento ci rassicurava. Persino Gesù, che è Dio, non vuole relazioni di dipendenza, ma solo relazioni liberanti. Forse proprio per questo ha passato la vita a guarire e liberare molti:
“La sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guariva”.
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Commento di Paolo Curtaz
Si realizza, l’epifania, da subito. Gli steccati sono abbattuti, la Parola corre a consolare e a convertire i lontani, gli abbandonati, gli impuri… Il Battista è arrestato e Gesù, invece di scappare intimorito, inizia la sua missione! Da un evento molto negativo il Signore ricava lo stimolo per andare oltre, per dare inizio a una nuova vita… Fossimo capaci anche noi di osare, di superare le nostre paure! E la sua predicazione comincia a Nord, nell’Alta Galilea, in quei territori che per primi caddero sotto la dominazione assira. Un luogo di meticci, di contaminazione, anche religiosa, guardato con disprezzo dai puri di Gerusalemme. All’epoca di Gesù dare del galileo ad una persona era un insulto! Dio preferisce i ragazzi di strada problematici ai bravi ragazzi devoti, vuole sporcarsi le mani, stare con chi ha bisogno non con chi pensa di meritarsi l’amore di Dio! E a queste persone, indurite dal giudizio altrui, Gesù propone una visione radicalmente nuova, destabilizzante: è Dio che si fa vicino, è lui che compie il primo passo, non abbiamo bisogno di cambiare luogo, ma, solo, di accorgerci della sua presenza. Anche noi, suoi discepoli, sua Chiesa, suo sogno, siamo chiamati ad imitarlo.