Sant’Andrea è l’immagine di coloro che ci accompagnano alla fede, che ci prendono per mano per portarci a incontrare Cristo, un incontro che ci cambia la vita, proprio come successe a Pietro. Il Vangelo di Giovanni ci racconta che Andrea – che era nato a Betsaida sulle rive dell’omonimo lago in Galilea – era intento ad ascoltare il Battista quando egli indicò il Messia. Andrea chiese allora a Gesù dove stava di casa e la risposta fu talmente incisivo da diventare un invito universale, passato grazie al Vangelo, attraverso i secoli e giunto fino a noi: «Venite e vedrete». A chi si rivolge a lui, Cristo chiede di fidarsi e di imparare a conoscerlo. L’incontro con il Figlio di Dio è talmente incisivo nella vita del discepolo che il Vangelo riporta anche l’orario in cui avvenne: le quattro del pomeriggio. Il primo pensiero di Andrea fu quello di andare a raccontare al fratello Pietro, anche lui pescatore, quell’incontro inaspettato, anche se atteso e in qualche modo preparato, e straordinario. Secondo la tradizione Andrea, dopo la Risurrezione e la Pentecoste, fu evangelizzatore in Asia Minore, arrivando in seguito a Patrasso, dove sarebbe morto martire, su una croce a forma di “x” e a testa in giù attorno al 60 secondo quanto riferito dai testi apocrifi degli Atti di Andrea. L’eredità di questo apostolo rappresenta uno dei capisaldi della Chiesa orientale, anche se il culto è ampiamente diffuso anche in Occidente. 

Matteo Liut
Avvenire

Dalle «Omelie sul vangelo di Giovanni» di san Giovanni Crisostomo,

Andrea, dopo essere restato con Gesù e aver imparato tutto ciò che Gesù gli aveva insegnato, non tenne chiuso in sé il tesoro, ma si affrettò a correre da suo fratello per comunicargli la ricchezza che aveva ricevuto. Ascolta bene cosa gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)» (Gv 1, 41). Vedi in che maniera notifica ciò che aveva appreso in poco tempo? Da una parte mostra quanta forza di persuasione aveva il Maestro sui discepoli, e dall’altra rivela il loro interessamento sollecito e diligente circa il suo insegnamento. Quella di Andrea é la parola di uno che aspettava con ansia la venuta del Messia, che ne attendeva la discesa dal cielo, che trasalì di gioia quando lo vide arrivare, e che si affrettò a comunicare agli altri la grande notizia.
Dicendo subito al fratello ciò che aveva saputo, mostra quanto gli volesse bene, come fosse affezionato ai suoi cari, quanto sinceramente li amasse e come fosse premuroso di porgere loro la mano nel cammino spirituale. Guarda anche l’animo di Pietro, fin dall’inizio docile e pronto alla fede: immediatamente corre senza preoccuparsi di nient’altro. Infatti dice: «Lo condusse da Gesù» (Gv 1, 42). Nessuno certo condannerà la facile condiscendenza di Pietro nell’accogliere la parola del fratello senza aver prima esaminati a lungo le cose. E’ probabile infatti che il fratello gli abbia a lungo, mentre gli evangelisti compendiano ogni loro racconto preoccupandosi della brevità. D’altra parte non é detto nemmeno che abbia creduto senza porre domande, ma che Andrea «lo condusse da Gesù», affidandolo a lui perché imparasse tutto da lui direttamente. C’era insieme infatti anche un altro discepolo e anche lui fu guidato nello stesso modo.
Se Giovanni Battista dicendo: Ecco l’Agnello do Dio, e ancora: Ecco colui che battezza nello Spirito (cfr. Gv 1, 29. 33), lasciò che un più chiaro insegnamento su questo venisse da Cristo stesso, certamente con motivi ancor più validi si comportò in questo modo Andrea, non ritenendosi tale da dare una spiegazione completa ed esaurirne. Per cui guidò il fratello alla sorgente stessa della luce con tale premura e gioia da non aspettare nemmeno un istante. (Om. 19, 1; PG 59, 120-121).