21 Novembre
Presentazione della Vergine Maria.
Il senso dell’esistenza racchiuso nel cuore di Dio 


Perché l’umanità oggi dovrebbe cercare la luce di Dio? Il nostro tempo sembra averci regalato la totale autonomia da qualsiasi divinità, eppure di fronte a ciò che sta succedendo in questi mesi ci sentiamo deboli e fragili, esposti alle intemperie della storia. Ecco perché celebrare la Presentazione della Beata Vergine Maria significa ricordarsi che il senso dell’esistenza non si esaurisce nel breve spazio della nostra fisicità e del tempo che ci è concesso: il senso sta nel cuore di Dio, che apre la nostra vita all’esperienza dell’amore infinito. L’episodio celebrato oggi non si trova nei Vangeli canonici, ma la narrazione è contenuta in quelli apocrifi, che, anche attraverso uno stile letterario, danno voce a una verità teologica profonda: la vocazione di ogni essere umano trova compimento solo nel momento in cui ci si pone sotto la luce di Dio.
Altri santi. San Mauro di Parenzo, vescovo e martire (IV sec.); beata Francesca Siedliska, religiosa (1842-1902).

Matteo Liut
Avvenire


La Festa della Presentazione della Beata Vergine Maria al Tempio ricorda – secondo i vangeli aprocrifi – il giorno in cui Maria, ancora bambina, si reca al tempio di Gerusalemme e si offre a Dio. Ciò che interessa alla Chiesa è il sottolineare non tanto l’evento storico in sé, di cui non c’è traccia nei vangeli, quanto il dono totale di sé che, nell’ascolto – “Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano” – preparò la giovane donna di Nazaret a diventare “tempio del Figlio”.

In questo stesso giorno, 21 novembre, si celebra anche la più conosciuta festa di Maria, Madonna della salute, festa istituita nella Repubblica Veneta nel 1630 ma poi diffusasi ovunque. Tale ricorrenza e tradizione trae origine dopo la peste che colpì tutto il nord Italia tra il 1630 e 1631, di cui ne fa cenno anche Alessandro Manzoni ne “I Promessi Sposi”. Di fronte al diffondersi della malattia e non sapendo come porvi rimedio, il governo della Repubblica organizzò una processione di preghiera alla madonna a tal punto che il 22 ottobre 1630 il Doge fece voto di erigere un tempio a lei dedicato se la città fosse sopravvissuta. Poche settimane dopo, ci fu un brusco crollo dell’epidemia e nel novembre 1631 si dichiarò superata l’emergenza dovuta all’epidemia. Da allora fu stabilito di chiamare la Madonna con il titolo “della Salute”. Il Doge aveva fatto voto e, individuata l’area, venne eretta la basilica, inaugurata il 28 novembre 1687.

Sempre il 21 novembre, la Chiesa – per volontà di Pio XII, dal 1953 celebra anche la Giornata Pro Orantibus, dedicata alla vita claustrale.

Mentre egli parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: “Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti”. Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre” (Mt 12, 46-50).

Non hanno più vino

A Maria, Donna e Madre, non sfuggono le “mancanze” di casa. S’accorge dell’assenza del vino. E si fa provvida, intercede presso il Figlio Gesù affinché ponga rimedio. Ciò che la muove è la certezza che a Dio nulla è impossibile, come le disse l’angelo all’Annunciazione. Gesù resiste – “Donna, non è ancora giunta la mia ora”, risponde – ma poi cede. A Cana Maria si rivela come la “credente” in Gesù, Colei che grazie alla sua fede provoca il primo “segno” di Gesù. Il vino è il simbolo della gioia, della festa, dell’allegrezza: dire quindi che manca vino, significa che alla festa di nozze manca l’ingrediente per eccellenza, la gioia. Maria, grazie alla sua intercessione, è colei che s’accorge e che provvede affinché l’acqua dell’imbarazzo, del timore…si tramuti presto nella gioia della festa. Così ha fatto a Cana, così Maria, Madonna della Salute, fa con quanti la invocano e a lei si affidano.

I servi

Chi segue passo per passo l’evento, sono i servi, i quali prendono le giare, le riempiono d’acqua fino all’orlo e sorpresi, s’accorgono di distribuire vino. Da servi a testimoni, perché proprio attraverso l’obbedienza, si ritrovano protagonisti di un “fatto” di cui tutti parleranno. E loro ne sono i primi testimoni. Di fronte ai “segni” che Dio continua a operare in noi e attorno a noi, possiamo anche noi passare dall’essere “servi” all’essere “testimoni”, narratori delle grandi cose che Dio può compiere in mezzo a noi, attraverso la nostra umile e fragile obbedienza. Un’esperienza resa possibile perché “obbedienti” all’ordine della Vergine Maria.

Dono e impegno

In questo giorno di festa si intreccia così il “dono” che Maria fa di se stessa a Dio, e l’impegno a vivere la vita, animata dalla fede, certa che Dio stesso provvederà (Gn 22). Dove per l’uomo tutto pare impossibile, tutto diventa possibile in chi crede in Dio e con fiducia si affida all’intercessione di Maria, Madre di Gesù e Madre nostra.

Preghiera alla Madonna della Salute

Vergine Santissima,
da noi venerata sotto il titolo
di Madonna della Salute,
ottienici da Dio la sanità
dell’anima e del corpo,
affinché, purificati da ogni colpa
e rinvigoriti nelle membra,
possiamo sempre meglio a Lui servire
in tutti i giorni della nostra vita,
così da meritare il premio eterno.
Amen.

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Dai “Discorsi” di sant’Agostino, vescovo
Colei che credette in virtù della fede, in virtù della fede concepì.

Fate attenzione, vi prego, a quello che disse il Signore Gesù Cristo, stendendo la mano verso i suoi discepoli: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che é nei cieli, questi é per me fratello, sorella e madre» (Mt 12, 49-50). Forse che non ha fatto la volontà del Padre la Vergine Maria, la quale credette in virtù della fede, concepì in virtù della fede, fu scelta come colei dalla quale doveva nascere la nostra salvezza tra gli uomini, fu creata da Cristo, prima che Cristo in lei fosse creato? Ha fatto, sì certamente ha fatto la volontà del Padre Maria santissima e perciò conta di più per Maria essere stata discepola di Cristo, che essere stata madre di Cristo. Lo ripetiamo: fu per lei maggiore dignità e maggiore felicità essere stata discepola di Cristo che essere stata madre di Cristo. Perciò Maria beata, perché, anche prima di dare alla luce il Maestro, lo portò nel suo grembo.
Osserva se non é vero ciò che dico. Mentre il Signore passava, seguito dalle folle, e compiva i suoi divini miracoli, una donna esclamò: «Beato il grembo che ti ha portato!» (Lc 11, 27). Felice il grembo che ti ha portato! E perché la felicità non fosse cercata nella carne, che cosa rispose il Signore? «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano» (Lc 11, 28). Anche Maria proprio per questo é beata, perché ha ascoltato la parola di Dio e l’ha osservata. Ha custodito infatti la più verità nella sua mente, che la carne nel suo grembo. Cristo é verità, Cristo é carne; Cristo é verità nella mente di Maria, Cristo é carne nel grembo di Maria. Conta di più ciò che é nella mente, di ciò che é portato nel grembo.
Santa é Maria, beata é Maria, ma é migliore la Chiesa che la Vergine Maria. Perché? Perché Maria é una parte della Chiesa: un membro santo, un membro eccellente, un membro che tutti sorpassa in dignità, ma tuttavia é sempre un membro rispetto all’interno corpo. Se é membro di tutto il corpo, allora certo vale più il corpo che un suo membro. Il Signore é capo, e il Cristo totale é capo e corpo. Che dire? Abbiamo un capo divino, abbiamo per capo Dio. Perciò, o carissimi, badate bene: anche voi siete membra di Cristo, anche voi siete corpo di Cristo. Osservate in che modo lo siete, perché egli dice: «Ecco mia madre, ed ecco i miei fratelli» (Mt 12, 49). Come potrete essere madre di Cristo? Chiunque ascolta e chiunque fa la volontà del Padre mio che é nei cieli, egli é per me fratello, sorella e madre (cfr. Mt 12, 50).
Quando dico fratelli, quando dico sorelle, é chiaro che intendo parlare di una sola e medesima eredità. Perciò anche nella sua misericordia, Cristo, essendo unico, non volle essere solo, ma fece in modo che fossimo eredi del Padre e suoi coeredi nella medesima sua eredità. (Disc. 25, 7-8; PL 46, 937-938)

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