Vangelo del giorno
Dovremmo capire cos’è questa cupidigia, questo di più. Noi vogliamo di più, in realtà dovremmo essere di più, perché la vita non è ciò che hai, ma ciò che sei. Sei figlio di Dio, sei fratello degli altri? Questo è il di più.
Lunedì della XXIX settimana del Tempo Ordinario
Lc 12,13-21: Quello che hai preparato, di chi sarà?
Lectio divina di Silvano Fausti
Questa parabola descrive l’uomo che fa consistere la propria sicurezza nell’accumulo dei beni. È il contrario del discepolo la cui sicurezza è nell’amore del Padre e dei fratelli (vv. 22-34). La nostra vita non sta nei beni, ma in colui che li dona…
A questa parabola del “possidente stolto”, simile al ricco “epulone” (16,19ss), farà da contrappunto quella dell’“amministratore saggio” (16,1ss). Luca tratta spesso dei beni materiali come dono del Padre, che tale deve restare nella condivisione coi fratelli. Questa lezione è fondamentale già per Israele; ogni volta che se ne dimentica, il giardino torna di nuovo deserto!
L’“economo saggio”, che vede esaurirsi i suoi beni, si fa la stessa domanda del possidente che li vede crescere: “che farò?” (v. 17; 16,3). Ma mentre il primo sa “cosa fare” (16,4), il secondo lo ignora. “L’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono” (Sal 49,13.21; cf. Sal 73). L’economo sa che è amministratore e non possidente: i beni non sono suoi, e per di più vengono meno. La penuria lo fa rinsavire; e, invece di accumulare, comincia a donare ciò che in fondo non è suo. È lodato dal Signore, perché usa dei beni secondo la loro vera natura.
Si è ricchi solo di ciò che si dà. Dio infatti è tutto perché dà tutto. Il “possidente stolto” invece, che vuol possedere sempre di più, fino ad avere tutto, è sempre di meno, fino ad essere nulla. Si chiude in un egoismo insaziabile che lo fa morire come uomo.
In questa parabola si prende di mira l’atteggiamento istintivo dell’uomo, che non conosce più la paternità di Dio. Mosso dalla paura della morte, la prima cosa che fa per salvarsi è garantirsi la soddisfazione dei bisogni primari e far dipendere la vita da ciò che ha, invece che da ciò che è. È figlio di Dio e non deve sostituire il Padre con le cose che gli dà.
È meglio dare in elemosina che mettere da parte oro (Tb 12,8). Questa ci dà il nostro vero tesoro (cf. 16,11s): essere come colui che è dono per tutti.
(Silvano Fausti, Commento al Vangelo di Luca)
13 Ora gli disse un tale dalla folla: Maestro, di’ a mio fratello di dividere con me l’eredità. 14 Ma egli disse: Uomo, chi mi costituì giudice o divisore su di voi?
15 Ora disse a loro: Guardate di custodirvi da ogni avere di più, perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non è dalle cose che ha.
16 Ora disse una parabola dicendo loro: A un uomo ricco fruttò bene la terra; 17 e ragionava tra sé dicendo: Che farò, poiché non ho dove raccogliere i miei frutti? 18 E disse: Questo farò: abbatterò i miei granai e più grandi costruirò; e raccoglierò lì tutto, il grano e i beni miei. E dirò alla mia vita: 19 Vita, hai molti beni in deposito per molti anni: riposa, mangia, bevi, godi! 20 Ora gli disse Dio: Stolto, in questa notte richiederanno a te la tua vita. Ora quanto preparasti di chi sarà?
21 Così è chi tesorizza per sé e non arricchisce verso Dio!
Questo è un testo fondamentale in tutto il Vangelo di Luca, ma anche in quel vangelo non scritto del tutto che è la nostra vita quotidiana: tratta esplicitamente dell’uso dei beni concreti, perché la vita spirituale è molto materiale e dipende da come vivi la realtà quotidiana.
Si tratta, quindi, il rapporto con i beni. Molti testi di Luca trattano di questo. Già all’inizio al Battista la gente domanda che fare e lui risponde – chi ha due tuniche ne dia una al fratello. I soldati gli chiedono che fare e lui risponde – accontentatevi dei vostri stipendi e non fate male a nessuno. Gli esattori delle tasse, che imbrogliavano sempre dicevano – e noi cosa dobbiamo fare? – risponde – accontentatevi del dovuto.
Gesù, poi, quando comincia il suo ministero nella sinagoga di Nazareth al capitolo quarto dice – oggi si compie questa Parola –, quella Parola che dice come si può stare sulla terra promessa, sintesi dell’anno giubilare: uno può stare sulla terra promessa solamente se vive la terra come dono del Padre e la condivide con i fratelli. È il proclama di tutto il ministero di Gesù: stabilire la paternità di Dio nella fraternità concreta tra gli uomini.
La stessa comunità cristiana negli Atti degli apostoli dal capitolo secondo al quarto mostra che avevano in comune, che nessuno diceva di avere una sua proprietà, erano un cuore solo e un anima sola. I cristiani sono quelli che realizzano le condizioni per abitare la terra.
Poi nel grande discorso della montagna, la catechesi battesimale che Luca pone al piano, le prime parole sono – beati voi poveri –, la seconda è – ahimè per voi ricchi –.
È un tema che percorre tutto il Vangelo con molti altri punti. Luca, circa i beni, condanna l’assolutizzazione, la divinizzazione dell’avere e delle cose che si hanno e così esclude la demonizzazione. Presenta piuttosto quello che è un uso di quello che si può avere in modo da realizzare una relazione corretta con le cose.
Questo testo presenta un fatto emblematico, che tutti conosciamo: la lotta tra i fratelli per l’eredità del padre. Questo fatto non è solo emblematico tra i fratelli, è un problema universale, perché tutti sulla terra siamo fratelli, tutti i beni del mondo sono beni. Tutte le lotte, le ingiustizie, i mali del mondo derivano da questo problema, che tutti conosciamo. È la lotta per l’eredità, che oggi è più grande che mai perché oramai il mondo è un villaggio unico, l’eredità è unica e vorremmo averla tutta in mano: le fonti d’energia, le fonti di alimentazione, tutto quello che esiste. Qualcuno ha in mano questo e l’altro resta con niente e riesce a soffrire la fame in terre in cui si potrebbe far tutto, fuorché soffrire di fame.
Ci si aspetta che Gesù risponda a questo fratello ingannato e che lo appoggi. Gesù dà una risposta strana – a tutti la dà – e dice – guardatevi dalla cupidigia e dall’aver di più. E poi narra questa parabola per farci capire qual è la radice dei nostri mali.
Prima di entrare nel testo tenete presente 1 Timoteo 6,10 che dice che la cupidigia del denaro è la radice di tutti i mali. In Efesini 5,5 si dice che la pleunexia, o cupidigia, è vera idolatria, quindi facciamo come oggetto del nostro interesse, del nostro culto l’avere di più. Diventa l’obbiettivo della nostra vita e il nostro dio e diventiamo schiavi di questo dio, che ci uccide tutti.
13Ora gli disse un tale dalla folla: Maestro, di’ a mio fratello di dividere con me l’eredità. 14Ma egli disse: Uomo, chi mi costituì giudice o divisore su di voi?
Nella Bibbia lotte per l’eredità ci sono già all’inizio. Ad Abramo Dio ha promesso la terra, è pastore con suo cugino Lot, che vaga di qua e di là con il suo gregge. E Abramo è il modello della scelta. Sceglie di non rompere la fraternità. Lascia anche la parte migliore, che poi diventerà la peggiore, per colpa di chi cerca sempre il meglio, perché chi crea un sistema di cupidigia poi affoga nel fuoco e nello zolfo.
15Ora disse a loro: Guardate di custodirvi da ogni avere di più, perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non è dalle cose che ha.
In greco c’è la parola – pleonexia –, che può essere anche tradotto con cupidigia, alterigia, avidità, arroganza. È, però bello il termine avere di più. L’uomo vuol sempre di più, perché è immagine di Dio, che è sempre di più, è infinito. Ma Dio è di più non perché ha di più, ma perché dà di più, fino a dar se stesso, perché Dio è amore e vita.
Dovremmo capire cos’è questa cupidigia, questo di più. Noi vogliamo di più, in realtà dovremmo essere di più, perché la vita non è ciò che hai, ma ciò che sei. Sei figlio di Dio, sei fratello degli altri? Questo è il di più.
Siccome abbiamo un bisogno infinito di essere, più cose hai, più ne hai bisogno, perché non hai ancora quello che ti soddisfa, è una fame che ti rende ancora più famelico. Diventa davvero una maledizione ciò che abbiamo.
16Ora disse una parabola dicendo loro: A un uomo ricco fruttò bene la terra; 17e ragionava tra sé dicendo: Che farò, poiché non ho dove raccogliere i miei frutti? 18E disse: Questo farò: abbatterò i miei granai e più grandi costruirò; e raccoglierò lì tutto, il grano e i beni miei. E dirò alla mia vita: 19Vita, hai molti beni in deposito per molti anni: riposa, mangia, bevi, godi!
Usa quattro volte l’aggettivo miei, mio, mia. Dirò alla mia vita, vita mia hai molti beni per molti anni, riposa, mangia, bevi, godi –. Finora non poteva perché doveva lavorare per accumulare tutto questo. È il programma della vita, sono termini eucaristici il riposo, il bere, il mangiare e il gioire, ma in un altro modo.
20Ora gli disse Dio: Stolto, in questa notte richiederanno a te la tua vita. Ora quanto preparasti di chi sarà? 21Così è chi tesorizza per sé e non arricchisce verso Dio!
È un testo molto forte che pervade un po’ tutto il Vangelo di Luca. A prima vista questo Vangelo può sembrare una condanna dell’egoismo che esclude, che non vuole la condivisione, quasi un discorso morale. In realtà è buona notizia perché, mettendo in evidenza il rischio, svela anche la qualità di una vita che privilegia la relazione e implica la condivisione. La condivisione dei beni è condivisione di tempo, energie, cose. Questa vita è di qualità ben diversa perché attraverso una relazione fraterna svela, evidenzia, testimonia anche la relazione figliale con Dio. È davvero, quindi, buona notizia.
Testi per l’approfondimento
Salmo 49(48) e Salmo 23(22): del pastore che conduce a pascoli erbosi, ad acque tranquille, alla vita, contrapposto al pastore che è la morte;
Salmo 39 e Salmo 90;
Levitico 25: la terra è di Dio;
1 Timoteo 6,10: condanna dell’avidità, radice di tutti i mali;
Efesini 5,5: in cui viene definita vera idolatria;
Atti 2,42-47; 4,32-35; 5,12-16: Stile di vita in fraternità.
Dalle catechesi di Silvano Fausti (e di Filippo Clerici)
sul Vangelo di Luca (2004-2010)
www.gesuiti-villapizzone.it
Selezione degli estratti, sottolineature e titoli miei (MJ)