Vangelo del giorno

Basta essere un uomo per essere un pover’uomo. Avere, allora, tutta questa esteriorità perfetta è perché siamo così fragili che non vogliamo lasciare trasparire all’esterno quello che c’è dentro.

Martedì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario
Lc 11,37-41: Date in elemosina, ed ecco, per voi tutto sarà puro.
Lectio divina di Silvano Fausti

37 Ora, mentre parla, gli domanda un fariseo di pranzare presso di lui; ora, entrato, si stese [a tavola]. 38 Ora, il fariseo, visto, si stupì che prima non si fosse lavato, prima del pranzo! 39 Ora il Signore disse a lui: Ora voi, i farisei, purificate l’esterno del calice e del vassoio, ma il vostro interno è colmo di rapina e cattiveria. 40 Stolti! Colui che fece l’esterno non fece anche l’interno? 41 Date piuttosto in elemosina quanto è dentro, ed ecco: tutto è puro per voi.

Nei vv. 29-32, a chi domanda dei segni per credere in lui, Gesù dichiara che bisogna convertirsi all’annuncio di chi è ben più di Salomone e di Giona. Nei vv. 33-36, al discepolo che continua la sua missione annunciando ad altri la salvezza, ribadisce che innanzitutto deve essere lui stesso convertito dalla Parola. Nel v. 35 gli dice in particolare di saper ben discernere tra la luce luminosa e la luce tenebrosa. Mentre la luce luminosa viene dalla conversione alla parola del Signore, vera giustizia e vera sapienza, quella tenebrosa è la falsa giustizia del fariseo (vv. 37-44) e la falsa sapienza del legista (vv. 45-54). Il problema della giustizia della Legge in rapporto al vangelo di misericordia è presente nella chiesa fin dall’inizio, e si acutizza proprio nel momento della missione al mondo. Non a caso il brano inizia con “entrare” (v. 37) e termina con “uscire” (v. 53), le due parole che Gesù usa nel suo duplice discorso missionario per indicare il cammino degli apostoli e dei Settantadue (9,43; 10,8.10).
I farisei e i legisti di sempre, credenti o atei (oggi ne esistono anche di atei!), identificano la salvezza con la propria giustizia e la propria legge. Questo problema è preso di mira in modo particolare da Paolo dopo la sua conversione. Vedi le lettere ai Galati, ai Romani e Fil 3,1ss. Negli Atti degli apostoli se ne tratta dal c. 9 fino al c. 15. Alla giustizia, impossibile da ottenere mediante la Legge, è subentrata la giustificazione mediante la misericordia di Dio nella croce di Gesù (Fil 3,9).
Così, mentre i farisei e i legisti trasgrediscono la volontà salvifica di Dio su di loro, i pubblicani e i peccatori sono i figli della sapienza, perché riconoscono e accettano la misericordia di Dio.
(Silvano Fausti, dal Commento al Vangelo di Luca)

37Ora, mentre parla, gli domanda un fariseo di pranzare presso di lui; ora, entrato, si stese [a tavola]. 38 Ora, il fariseo, visto, si stupì che prima non si fosse lavato, prima del pranzo!

Provate una volta a vedere quante volte Gesù è a pranzo e a banchetto in Luca: risulta che almeno metà Vangelo sta mangiando. I farisei o lo invitano, criticandolo, o lui sta mangiando con i peccatori e vanno lì a vedere per criticarlo, ma ci son sempre dentro.

E lo invita a pranzo, non a cena, perché il pranzo è meno impegnativo, il pranzo poi finisce e torna a casa – la cena, invece, si prolunga nella notte: è solo per gli amici – mentre Zaccheo lo invita a cena e Levi, il peccatore, ha un grande ricevimento.

Gesù entra e si mette a tavola, ma il fariseo si meravigliò che prima non si fosse lavato, prima di pranzo. Tutta questa purità legale che va osservata in modo anche maniacale, che per sé ha anche i suoi motivi, perché è igienico lavarsi le mani, oltretutto. Quindi sono anche prescrizioni giuste, ma Gesù sembra che lo faccia apposta, per dispetto, di non lavarsi le mani, perché ci sono tante prescrizioni giuste che poi diventano formalismo e noi ci agganciamo a quello per fare quello che poi Gesù dice in seguito.

39Ora il Signore disse a lui: Ora voi, i farisei, purificate l’esterno del calice e del vassoio, ma il vostro interno è colmo di rapina e cattiveria. 40Stolti! Colui che fece l’esterno non fece anche l’interno? 41Date piuttosto in elemosina quanto è dentro, ed ecco: tutto è puro per voi.

Gesù, senza che l’altro dice niente – semplicemente si meravigliò – gli risponde subito direttamente e gli dice: voi farisei purificate l’esterno del calice e del vassoio, ma il vostro interno è colmo di rapina e cattiveria. Cioè c’è una contrapposizione tra l’esterno perfetto – devi apparire perfetto agli occhi degli altri -, poi l’interno in tutt’altra direzione; è innanzitutto rapina nei confronti di Dio e cattiveria verso gli altri.

Ora questa contrapposizione esterno-interno, provate a pensare a una cosa: se uno, per esempio, scoprisse sempre quello che sto pensando, sareste contenti? Ci vergogneremmo infinite volte! Bene, impariamo a conoscerci, siamo tutti uguali; diceva don Mazzolari: basta essere un uomo per essere un pover’uomo. Avere, allora, tutta questa esteriorità perfetta è perché siamo così fragili che non vogliamo lasciare trasparire all’esterno quello che c’è dentro. Cosa c’è dentro? Mah, c’è tutto, quello che c’è nel cuore di tutti. E, soprattutto, c’è sotto una cosa molto semplice: vorremmo che gli altri ci volessero bene. Credendo che non ci vogliano bene, allora anche noi non vogliamo bene, ma ci mostriamo bravi per accattivarceli, per sembrare buoni in modo da essere amabili. E quindi è tutta una schiavitù reciproca che in Efesini 6, 6 si chiama oftalmodolia – una malattia agli occhi. Siamo schiavi degli occhi degli altri, gli uni degli altri, che è la regola di comportamento normale da persone soprattutto brave, perché, se no, siamo giudicati male.

C’è un detto di Gesù, fra gli apocrifi, che può darsi che sia anche proprio di Gesù, che dice: quando l’esterno sarà come l’interno, allora sarà il Regno di Dio.In fondo quando non mentiremo più, quando non maschereremo più il nostro male e lo riconosceremo come male, come bisogno di misericordia, di perdono dell’altro, e pure il male dell’altro sarà oggetto di misericordia e perdono per l’altro e, quindi, saremo tutti una comunità di graziati, pieni di grazia, di misericordia, che è la comunità dei figli di Dio, è il Regno di Dio. Che non è il regno dei giusti che giustiziano tutti gli altri, perché è in nome delle cose giuste che si sono fatti tutti gli abomini del mondo, è stato ucciso anche Gesù giustamente, trasgrediva le leggi: cominciando da queste minime, poi chissà dove va a finire!

Allora questa corrispondenza tra esterno e interno nella nostra religiosità, senza mentire a noi e neanche agli altri; con questo non occorre o non è che dobbiamo fare i peccatori, no: lo siamo. Riconoscere con onestà ciò che siamo davanti a Dio e agli altri e accettare qui la misericordia di Dio e degli altri. Per cui lo stesso male, invece che luogo di difesa e di attacco, diventa un luogo di comunione e di perdono e di aiuto fraterno.

È chiaro a parole, poi dopo nella vita è un po’ più difficile. [Sto pensando da esterno a interno: credo che ci sia una specie di osservanza ossessiva, nevrotica, di quella che è un ritualità rispetto a quello che è invece il cuore della persona, da cui proviene il male, ma proviene il bene anche; allora mi viene da citare da Isaia, il capitolo primo, qualche espressione che è proprio tipica dei profeti che, appunto, risvegliano le coscienze e richiamano a quella che è l’interiorità; rispetto al presentarsi nel tempio: Voi vi presentate davanti a me e chi chiede a voi che veniate a calpestare i miei atri? Smettete di presentare offerte inutili: l’incenso è l’abominio per me. Assemblee sacre, riunioni, Sabati: non posso sopportare delitto e solennità. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano.

Ecco, questo è quello che vuole il Signore. L’esterno è la religiosità, per dire, la formalità magari anche ossessiva e nevrotica, l’interno è piuttosto il cuore che si lascia convertire.]

E poi Gesù continua: colui che fece l’esterno non fece anche l’interno? Allora incominciamo a purificare l’interno; e com’è che si purifica l’interno? Invece di star lì a lavare tanto le coppe, i vassoi e i piatti, date in elemosina quello che c’è dentro e tutto sarà puro, cioè incominciate a condividere con i fratelli – l’elemosina è la forma fondamentale di condivisione con il povero, l’esercizio della misericordia verso l’altro che è nel bisogno -, ecco cominciate, invece che pulire bene la coppa fuori, a dividere il vino, quello che avete dentro, anche nel piatto, con l’altro, allora vedrete che è tutto puro dentro, anche se non vi lavate le mani.

[L’elemosina, va detto, in un’economia di sussistenza era una forma di giustizia sociale, oggigiorno credo che possa essere diverso il discorso dell’elemosina.] Quindi sostituire, in fondo, a tutta una purezza esteriore una purezza interiore, e la purezza interiore è data dall’atteggiamento di misericordia e di elemosina, nel senso proprio di giustizia verso l’altro: avere verso l’altro l’atteggiamento del fratello, in fondo.

Testi per l’approfondimento

• Salmo 32 (31) che è un salmo di conversione;
• Isaia 1, 10-20: questa linea profetica, che è la linea che persegue Gesù;
• Amos 5, 21 e seguenti;
• Osea 6, 6: vuole misericordia il Signore, desidera misericordia e non sacrifici.

Dalle catechesi di Silvano Fausti (e di Filippo Clerici)
sul Vangelo di Luca (2004-2010)
www.gesuiti-villapizzone.it
Selezione degli estratti, sottolineature e titoli miei (MJ)