24 Agosto
Bartolomeo.
L’incredulità trasformata in offerta di sé e martirio


24 Agosto - Bartolomeo

Capita che da Nazareth, un luogo da cui non può venire «alcunché di buono», arrivi colui che ti cambia la vita e ti indica la via verso il Cielo. Così capitò a Bartolomeo, che, quando l’amico Filippo gli parlò di Gesù, si limitò a constatare che la provenienza di questo individuo non prometteva nulla di buono. «Vieni e vedi», replicò Filippo. E l’incontro con il figlio di Giuseppe di Nazareth sul Giordano fu davvero sconvolgente: «Ecco un israelita in cui non c’è falsità», disse Gesù di Bartolomeo. Come poteva dire ciò? «Ti ho visto sotto il fico», gli rispose il maestro. Una risposta che suscitò immediatamente la professione di fede di Bartolomeo, che Giovanni chiama Natanaele e che divenne uno dei dodici Apostoli. La sua schiettezza gli permise di lasciarsi “toccare” da Dio e di trasformare l’incredulità in offerta di sé fino al martirio.
Altri santi. Santa Giovanna Antida Thouret, religiosa (1765-1826); beato Edoardo Kazmierski, martire (1919-1942

Matteo Liut
Avvenire

La croce ha esercitato la sua forza di attrazione su tutta la terra e lo ha fatto non servendosi di mezzi umanamente imponenti, ma dell’apporto di uomini poco dotati. Il discorso della croce non è fatto di parole vuote, ma di Dio, della vera religione, dell’ideale evangelico nella sua genuinità, del giudizio futuro. Fu questa dottrina che cambiò gli illetterati in dotti. Dai mezzi usati da Dio si vede come la stoltezza di Dio sia più saggia della sapienza degli uomini, e come la sua debolezza sia più forte della fortezza umana. In che senso più forte? Nel senso che la croce, nonostante gli uomini, si è affermata su tutto l’universo e ha attirato a sé tutti gli uomini. Molti hanno tentato di sopprimere il nome del Crocifisso, ma hanno ottenuto l’effetto contrario. Questo nome fiorì sempre di più e si sviluppò con progresso crescente. I nemici invece sono periti e caduti in rovina. Erano i vivi che facevano guerra a un morto, e ciononostante non l’hanno potuto vincere. Perciò quando un pagano dice a un cristiano che è fuori della vita, c’è una stoltezza. Quando mi dice che sono stolto per la mia fede, mi rende persuaso che sono mille volte più saggio di lui che si ritiene sapiente. E quando mi pensa debole non si accorge che il debole è lui. I filosofi, i re e, per così dire, tutto il mondo, che si perde in mille faccende, non possono nemmeno immaginare ciò che dei pubblicani e dei pescatori poterono fare con la grazia di Dio. Pensando a questo fatto, Paolo esclamava: ” Ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini ” (1 Cor 1, 25). Questa frase è chiaramente divina. Infatti come poteva venire in mente a dodici poveri uomini, e per di più ignoranti, che avevano passato la loro vita sui laghi e sui fiumi, di intraprendere una simile opera? Essi forse mai erano entrati in una città o in una piazza. E allora come potevano pensare di affrontare tutta la terra? Che fossero paurosi e pusillanimi l’afferma chiaramente chi scrisse la loro vita senza dissimulare nulla e senza nascondere i loro difetti. Ciò costituisce la miglior garanzia di veridicità di quanto asserisce.