23 Agosto
Rosa da Lima.
Nella vera bellezza lo specchio della fede

La fede porta nel mondo la vera bellezza, la stessa che appare sul volto dei santi. Isabel Flores de Oliva era figlia di una nobile famiglia di origine spagnola a Lima e per la sua bellezza cominciarono a chiamarla Rosa: oggi la Chiesa la celebra come la prima santa dell’America Latina.
Nata nel 1586, santa Rosa da Lima coltivò la proprio vita spirituale fin da piccola, sognando la consacrazione e opponendosi ai progetti di matrimonio che la famiglia avrebbe voluto per lei. Quando i suoi caddero in povertà si diede da fare lavorando per aiutarli, senza dimenticare, al contempo, di fare quello che poteva per i poveri e i bisognosi, specie gli indios.
Guardando al modello di Caterina da Siena, vestì l’abito del Terz’Ordine Domenicano, visse in una sorta di cella nella casa materna da penitente e, per 5 anni, da reclusa. Nel 1614, provata dalle privazioni, lasciò la “cella”; morì nel 1617, è santa dal 1672.
Altri santi. San Zaccheo, vescovo (II sec.); beato Francesco Dachtera, martire (1910-1944).
Matteo Liut
Avvenire
Dagli “Scritti” di santa Rosa da Lima, vergine
Conosciamo l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza
Il Salvatore levò la voce e disse: Tutti sappiamo che la grazia segue alla tribolazione, intendano che senza il peso della afflizioni non si giunge al vertice della grazia, comprendano che quanto cresce l’intensità dei dolori, tanto aumenta la misura dei carismi. Nessuno erri né si inganni; questa é l’unica vera scala del paradiso, e al di fuori della croce non c’é altra via per cui salire al cielo. Udite queste parole, mi sentii spinta a scendere in piazza per gridare a tutti, qualunque fosse la loro età, il sesso e la condizione: Ascolta, popolo; ascoltiamo, genti tutte. Da parte di Cristo e con parole della sua stessa bocca vi avverto che non si riceve grazia senza soffrire afflizioni. E’ necessario che dolori si aggiungano a dolori per conseguire l’intima partecipazione alla natura divina, la gloria dei figli di Dio e la perfetta bellezza dell’anima.
Questo stesso stimolo mi spingeva fortemente a predicare la bellezza della grazia divina, mi tormentava e mi faceva sudare ed anelare. Mi pareve che l’anima non potesse più trattenersi nel carcere del corpo, ma che la prigione dovesse rompersi, ed essa, libera e sola, con più agilità, se ne andasse per il mondo gridando: Oh se i mortali conoscessero che gran cosa é la grazia, quanto é bella, quanto nobile e preziosa, quante ricchezze nasconde in sé, quanti tesori, quanta felicità e delizie! Senza dubbio andrebbero essi stessi alla ricerca di fastidi e pene; andrebbero questuando molestie, infermità e tormenti invece che fortune, e ciò per conseguire l’inestimabile tesoro della grazia. Questo é l’acquisto e l’ultimo guadagno della sofferenza ben accettata. Nessuno si lamenterebbe della croce e dei dolori, che gli toccano in sorte, se conoscesse con quali bilance vengono pesati nella distribuzione fra gli uomini.
(Al medico Castillo; ed. L. Getino, La Patrona de América, Madrid 1928, pp. 54-55)