Vangelo del giorno

In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». 
Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».
Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

Commento di don Franco Mastrolonardo
Partiamo dalla fine. Il giovane se ne andò triste: possedeva infatti molte ricchezze. Se fosse il risultato di un problema matematico, potremmo tranquillamente sostenere l’equazione: molte ricchezze, molta tristezza. Che tristezza però, commenterei. Eppure quel ragazzo è partito deciso, entusiasta. La domanda sulla vita eterna equivale a dire: desidero la felicità. Gesù gli dà udienza, lo ascolta, ci dialoga, ma ad un certo momento lo coglie in fallo. Il bug sta in questa frase che cito: tutte queste cose le ho osservate: cos’altro mi manca? Ecco l’inghippo. Il giovane associa la felicità a dei compitini da fare. Dico tot preghiere, faccio tot opere di carità ed ecco divento felice. La felicità non è una pura addizione di meriti. E’ esattamente il contrario. Una sottrazione. Non è il fare, ma il lasciarsi fare, non è l’accumulare ma il perdere. Davvero toccante l’ultimo post su Facebook di Luca Russo il ragazzo morto nell’attentato di Barcellona. Scriveva così: “Nasciamo senza portare nulla, moriamo senza portare via nulla. Ed in mezzo litighiamo per possedere qualcosa”.
Aggiungerei: è in questo litigare che perdiamo la gioia e arriva la tristezza!
E concludo con questa bella sintesi di Papa Francesco:
“Poveretto, se n’è andato triste: egli si fece scuro in volto. Se ne andò rattristato. Ma quando nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità, nelle nostre istituzioni troviamo gente che si dice cristiana e vuole essere cristiana ma è triste, qualcosa succede lì che non va! Dobbiamo aiutarli a trovare Gesù, a togliere quella tristezza, che possa gioire del Vangelo, avere questa gioia che è propria del Vangelo. Chiediamo oggi al Signore che ci dia lo stupore davanti a Lui, davanti a tante ricchezze spirituali che ci ha dato. E con questo stupore ci dia la gioia nella nostra vita, di vivere in pace nel cuore nelle tante difficoltà. Che ci protegga di cercare la felicità in tante cose che alla fine ci rattristano, promettono tanto ma non ci daranno niente. Ricordatevi bene che il cristiano è un uomo e una donna di gioia, gioia nel Signore. Uno uomo e una donna di stupore”.
http://www.preg.audio

Commento di Paolo Curtaz
Gesù, nell’incontro col giovane ricco, ci offre due prospettive straordinarie per la nostra interiorità. Per avere la vita, la vita vera, la vita piena, la vita dell’Eterno, è sufficiente rispettare i comandamenti, le prescrizioni di Dio al suo popolo che ci accompagnano sin dall’infanzia. Conoscere e vivere i comandamenti senza cadere nel legalismo, coglierne l’aspetto liberante e arricchente, fidarsi di questo Dio che conosce la strada verso la pienezza e ce la indica può davvero portarci alla vita piena. Ma, a chi se la sente, Gesù propone di più: una vita spogliata, libera, povera. Libera da tutte le paure, dal possesso, dall’ansia dell’accumulo e del guadagno. Non siamo chiamati necessariamente a diventare francescani e mendicare ma a vivere col cuore leggero, sì. Un cuore conquistato dallo sguardo amorevole di Cristo, un cuore conquistato dalla follia di Dio. Il giovane ricco non se la sente. Troppo alto l’obiettivo, troppo insicura questa via. Anche noi preferiamo un presente sterile ad un ipotetico magnifico futuro. Non andiamocene tristi, fidiamoci della provocazione che il Maestro ci rivolge!