Fede e Spiritualità

1. L’omaggio dell’ascolto

«Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze» (Dt 6,4-5). Questa dichiarazione è la sintesi di tutta la religione biblica, che si caratterizza come “religione dell’ascolto”. Per la Bibbia, la fede nasce dall’ascolto. Ascoltare è aprire il cuore e la mente per accogliere il dono e il mistero dell’Altro.

Israele, liberato dall’Egitto, visse 40 anni nel deserto… per imparare ad ascoltare, conoscere e amare Dio. È nel silenzio del deserto che il Signore come uno Sposo parla “sul” cuore della sposa-Israele: «Ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò sul suo cuore» (Os 2,16). Per questo la rottura dell’Alleanza, il vero dramma di Israele, è il non-ascolto della Parola: «Ecco, verranno giorni – dice il Signore – in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane, né sete di acqua, ma d’ascoltare la parola del Signore» (Am 8,11).

«Ascolta, Israele… Tu amerai…»: l’ascolto richiede fiducia in Colui che parla e attende una risposta, una apertura totale dell’uomo a Dio e una profonda disposizione di amore. Non esiste ascolto senza amore! Amare Dio e ascoltare la sua voce sono due aspetti di un’unica realtà, due diverse formulazioni dello stesso comandamento fondamentale: «Ascolta… Amerai…».

Ogni uomo, ogni qualvolta si raccoglie al centro di se stesso, si può esperire come un essere in cerca di risposta, una voce o un grido alla ricerca di un’eco dall’Oltre. E la risposta che ci viene dalla tradizione biblica è «Ascolta»! Ascolta… perché se non riapri in te l’ascolto non sarai capace di ascoltare te stesso, non sarai capace di ascoltare gli altri e quindi neppure di fare la positiva esperienza di essere ascoltato nella preghiera. Ascolta… perché il tuo grido è da sempre udito, sempre preceduto e forse provocato dalla voce di Dio, che ti parla anche col suo inquietante silenzio.

È veramente strano e salvifico che nella storia spirituale dell’umanità sia apparsa una fede il cui cuore è questo appello all’ascolto, visto già come una risposta di Dio all’invocazione umana. L’ascolto nel silenzio del cuore si fa preghiera nello Spirito, diviene tempo in cui possiamo per grazia fare esperienza di Dio, oltre i suoni e i rumori del mondo. Nell’ascolto la preghiera si fa comprensione della nostra solitudine, pozzo abissale che ci costringe a captare i diversi messaggi che siamo, a scoprire in noi tante dimensioni e tanti personaggi in cerca del loro Autore. Nell’ascolto orante scopro di essere destinatario di una Parola che Dio mi rivolge e alla quale io devo rispondere, perché la mia libertà si deve a quella Parola fondante e principiale che mi ha segnato come cristiano, a quella Parola cruciale della storia e del mondo che è Cristo. L’ascolto, pertanto, richiede il coraggio di lasciarsi contestare dalla Parola, quale spada affilata che ferisce il cuore, per cambiare la propria vita e lasciarsi plasmare dal Vangelo di Gesù.

2. L’offerta del silenzio

Ma occorre ricordare che l’atto fondativo dell’ascolto è il silenzio. Solo nel silenzio può nascere l’ascolto! L’ascolto senza silenzio è semplice “audizione” di parole e suoni; il silenzio senza ascolto può essere mutismo e solitudine. Nelle comunità cristiane, purtroppo, il silenzio è forestiero e nel cuore dei credenti il silenzio è spesso temuto. Ed ecco: parole che non parlano, liturgie che non santificano, preghiere che non comunicano. Il leggero sussurrare della Parola di Dio non zittisce le nostre chiacchiere. E non per sua impotenza ma per nostra ostinazione. «Chi non sa tacere fa della sua vita ciò che farebbe chi volesse solo espirare e non inspirare. Solo a pensarci ci viene l’angoscia. L’umanità di chi non tace mai si dissolve» (R. Guardini).

Dobbiamo perciò creare nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità cristiane spazi di riflessione, verifica, confronto e progettazione alla luce della Parola di Dio. Solo nel silenzio si attua la conoscenza autentica. Ma a volte abbiamo paura di incontrare noi stessi perché abbiamo paura di conoscerci per quel che siamo realmente… Chi ha paura di se stesso cerca la compagnia del rumore: esso infonde un falso senso di sicurezza, protegge da penose riflessioni, distrugge sogni inquietanti. Il rumore è figlio dell’ansia e del timore di sé. Ma preferiamo restare schiavi della verbosità, dei rumori, delle suggestioni, dei filmati interiori a cui assistiamo come inerti spettatori, delle angosce e dei desideri mai risolti… piuttosto che creare in noi spazi di riflessione, verifica, confronto, progettazione. Senza spazio interiore non c’è libertà interiore. E la libertà nasce dal silenzio, quale “luogo” di chiarificazione, purificazione, concentrazione sulle cose essenziali.

Abbiamo tutti bisogno di convertirci al silenzio. Interiore innanzitutto! Il clima dell’ascolto e del silenzio, alimentato dalla passione d’amore, genera serenità nell’anima e intimità nelle relazioni familiari. È come l’acqua versata nella bacinella: mentre si versa è agitata e non si riesce a vedere nulla se non una confusa agitazione. Ma quando l’acqua riposa nella bacinella, allora è possibile scorgervi il proprio volto. Ecco perché nel silenzio di ogni parola umana, si può ascoltare e accogliere la Parola vivente che dà l’essere a tutto ciò che è. Se fossimo artigiani dell’ascolto anziché maestri del dire, potremmo certamente promuovere una più profonda relazione nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità cristiane.

«Ascolta… Amerai il Signore… Amerai il prossimo tuo…»: il primo servizio che si deve all’altro è quello dell’ascolto. Come l’amore di Dio fiorisce nell’ascolto della sua Parola, così l’amore per l’altro germoglia nell’imparare ad ascoltarlo. «È per amore che Dio non solo ci dà la sua Parola, ma ci porge anche il suo orecchio. Altrettanto è opera di Dio se siamo capaci di ascoltare il fratello» (D. Bonhoeffer).

Mario Russotto
Vescovo di Caltanissetta