P. Manuel João, comboniano
Riflessione domenicale
dalla bocca della mia balena, la sla
La nostra croce è il pulpito della Parola

Anno A – 19a Domenica del Tempo Ordinario
Matteo 14,22-33

Il vangelo della 18a Domenica del Tempo Ordinario ci raccontava il miracolo della moltiplicazione dei pani per una folla immensa, in un luogo deserto, conclusosi con la raccolta di dodici ceste piene degli avanzi. Ne segue il noto episodio di oggi: Gesù che cammina sul mare. Questi due miracoli – della moltiplicazione dei cinque pani e due pesci e di Gesù che cammina sulle acque – sono una nuova epifania di Gesù, in cui si rivela come il Messia (che, secondo una tradizione, avrebbe realizzato il prodigio della manna!) e Figlio di Dio (camminare sulle acque era una prerogativa divina!). E, nell’intermezzo, il vangelo ci presenta Gesù che prega, solo, tutta la notte, sul monte (forse quello delle beatitudini!).

1. ESCI E FÈRMATI sul monte alla presenza del Signore! (Elia, 1a lettura)

Davanti a questa epifania, che il Signore ci conceda la grazia di uscire dalle caverne dove ci siamo rifugiati, come il profeta Elia, per accogliere la novità del passaggio di Dio nella nostra vita, non più come un vento impetuoso e gagliardo” – come quello gioioso della GMG di Lisbona – o come il terremoto o il fuoco dei nostri primi anni di impegno cristiano, ma come il sussurro di una brezza leggera”, percepibile solo nel silenzio del cuore!

2. COMANDAMI di venire verso di te sulle acque! (Pietro, nel vangelo)

a) Spinti verso l’altra riva: Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva”.
È l’unico caso in cui Gesù “costringe” gli apostoli a fare qualcosa. Ci immaginiamo Gesù che fa loro caricare le dodici ceste piene e li spinge a salire sulla barca, tra le proteste dei dodici che replicano che è troppo tardi, che il vento è contrario, che è imprudente andare sull’altra riva del lago, terra pagana e nemica! E perché lasciare solo Gesù? Gli apostoli avrebbero voluto rimanere lì e godere quel momento di euforia con la folla, ma non c’è niente da fare! Partono controvoglia verso l’altra riva per portare anche lì il pane. Così capita anche a noi, Chiesa che Cristo spinge di continuo verso “l’altra riva”!

b) In balia del mare e dei fantasmi! “Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare”. Agli elementi insidiosi del mare, della notte e del vento si aggiunge adesso un fantasma! Impauriti, i dodici gridano dalla paura. “Ma subito Gesù parla loro dicendo: Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. La paura è la nostra compagna permanente e l’invito di Dio a non avere paura è il suo antidoto quotidiano. “Non abbiate paura” perché “Sono io”, anzi “Io Sono”, che nei vangeli evoca il Nome di Dio!

c) Comandami! Pietro prende l’iniziativa – per la prima volta, nel vangelo di Matteo – e dice a Gesù: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”. “Se sei tu!…” Si tratta di un dubbio e di una richiesta di prova? O l’effetto dell’emozione fuori controllo dopo la paura? O una reazione infantile entusiasta? O un impulso di fiducia nel Signore? Forse nemmeno Pietro lo sa di preciso, come capita anche a noi tante volte!
Mi colpisce comunque il modo come Pietro formula la domanda: “Comandami di venire verso di te sulle acque”. Comandami! Non dice: “fa che…” o “concedimi…” No, egli chiede di farlo sul comando di Gesù, e Gesù accondiscende. Sarà per metterlo alla prova? O è piuttosto una manifestazione di affetto verso Pietro? Pietro, infatti, è l’amico prediletto di Gesù, non Giovanni. Almeno secondo i vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca)!

Comandami di venire verso di te sulle acque! Secondo me, questa è la richiesta per eccellenza del cristiano! La nostra vita non è quasi mai un viaggio in crociera. Spesso è una navigazione in una insicura barchetta in balia delle onde. Ma talvolta ci sembra che manchi sotto i nostri piedi perfino quella fragile sicurezza. E allora non ci rimane che la nuda fede di camminare sulle acque. Non per il nostro coraggio o iniziativa, ma per la fiducia nel suo comando. Comandami! ed io camminerò sul mare agitato della malattia. Comandami! ed io affronterò le acque minacciose di una crisi matrimoniale o di un rapporto increscioso con un figlio o una figlia! Comandami! ed io affronterò il vento contrario delle mie passioni.

d) Salvami! La fede è qualcosa di tremendamente serio! Preziosa e fragile come la vita. Questo lo sa e lo sperimenta il vero credente. Basta un attimo di distacco dallo sguardo di Cristo e ci sentiamo sprofondare. Povero Pietro e poveri noi! Perché Pietro dubita nel bel mezzo del miracolo? Forse si aspettava che le onde del mare si calmassero, sì da poter camminare in tutta tranquillità. Ma non è così. Le circostanze esterne con cambiano. La fede non ci dispensa dai rischi. E allora non ci rimane che gridare: “Signore, salvami!”. E il pescatore… viene pescato! “Pietro, in pieno miracolo, dubita: ‘Signore, affondo’; però in pieno dubitare, crede: ‘Signore, salvami!’” (Ermes Ronchi).

Oggi pochi gridano: Salvami! Perché Cristo non è più il Salvatore. Salvare da che cosa? È molto eloquente quello che capitò a un sacerdote che presiedeva una Eucaristia di prime comunioni. Avendo suggerito di fare delle preghiere spontanee, restò sorpreso quando una bambina disse: “Ti ringrazio, Gesù, perché mi hai salvata… anche se adesso non mi ricordo da che cosa!” Tutta l’assemblea rise di gusto, ma quanti avrebbero saputo andare oltre la risposta formale imparata a catechismo?

3. IL GRANDE DOLORE (San Paolo, 2a lettura)

Il credente consapevole di cosa vuole dire essere salvato o essere perduto non può che sperimentare nella propria carne quanto oggi dice San Paolo: “Ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua” a causa “dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne” (Romani 9,1-5). Vedere i concittadini, la propria famiglia, gli amici lontani da Cristo è per il credente una spina nel fianco! Pregare per loro non è una semplice “opera buona”, ma una grave responsabilità di risposta alla domanda di Dio: “Dov’è tuo fratello?”
Dice Matta el Meskin, monaco cristiano egiziano (+2006): “Con la preghiera l’uomo diventa sacerdote, nel senso che diventa responsabile della salvezza degli altri (…). Caricandosi del loro peccato e gemendo dal fondo del cuore sotto il suo peso e facendo penitenza, diventa capace, facendosi peccatore al loro posto, di chiedere perdono e di ottenerlo per loro”.

Per riflettere

  • Come mi comporto nel momento della prova: con la rabbia o la pazienza? Con la paura o la fiducia? Con lo scoraggiamento o la speranza?
  • Sono pronto/a a tendere la mano per afferrare chi sta affondando?
  • In mezzo alle tempeste della vita… dirò anch’io come Pietro: Comandami! Salvami!

P. Manuel João Pereira, comboniano
Città di Castel d’Azzano (Verona) 11 agosto 2023