La verità è in Dio perché solo il suo amore, reso manifesto sulla Croce di Cristo, può dissipare le tenebre portate dalle molte ferite dell’umanità. Il messaggio di santa Teresa Benedetta della Croce (al secolo Edith Stein) è proprio questo: vivere non ha senso se non si cerca Dio. Un messaggio che oggi attraverso la storia di questa copatrona del Continente arriva a tutta l’Europa. Nata nel 1891 a Breslavia da una famiglia ebraica, a 14 anni scelse l’ateismo, anche se non rinunciò mai alla ricerca della verità. Per questo si dedicò agli studi filosofici (fu assistente di Husserl). Ma nel 1921 leggendo la vita di santa Teresa d’Avila scoprì la via verso la Verità e nel 1922 si fece battezzare. Nel 1934 entrò nel monastero carmelitano di Colonia. Arrestata dalla Gestapo in Olanda morì nelle camere a gas di Auschwitz-Birkenau il 9 agosto 1942.

Altri santi. San Romano, martire (III sec.); santa Candida Maria di Gesù Cipitria, religiosa (1845-1912).

Matteo Liut
Avvenire

Dagli scritti spirituali di Santa Teresa Benedetta della Croce.
“Ave Crux, Spes unica”

“Ti salutiamo, Croce santa, nostra unica speranza!” Così la Chiesa ci fa dire nel tempo di passione dedicato alla contemplazione delle amare sofferenze di Nostro Signore Gesù Cristo.
Il mondo è in fiamme: la lotta tra Cristo e anticristo si è accanita apertamente, perciò se ti decidi per Cristo può esserti chiesto anche il sacrificio della vita.
Contempla il Signore che pende davanti a te sul legno, perché è stato obbediente fino alla morte di Croce. Egli venne nel mondo non per fare la sua volontà, ma quella del Padre. Se vuoi essere la sposa del Crocifisso devi rinunciare totalmente alla tua volontà e non avere altra aspirazione che quella di adempiere la volontà di Dio.
Di fronte a te il Redentore pende dalla Croce spogliato e nudo, perché ha scelto la povertà. Chi vuole seguirlo deve rinunciare ad ogni possesso terreno. Stai davanti al Signore che pende dalla Croce con il cuore squarciato: Egli ha versato il sangue del suo Cuore per guadagnare il tuo cuore. Per poterlo seguire in santa castità, il tuo cuore dev’essere libero da ogni aspirazione terrena; Gesù Crocifisso dev’essere l’oggetto di ogni tua brama, di ogni tuo desiderio, di ogni tuo pensiero.
Il mondo è in fiamme: l’incendio potrebbe appiccarsi anche alla nostra casa, ma al di sopra di tutte le fiamme si erge la Croce che non può essere bruciata. La Croce è la via che dalla terra conduce al cielo. Chi l’abbraccia con fede, amore. speranza viene portato in alto, fino al seno della Trinità.
Il mondo è in fiamme: desideri spegnerle? Contempla la Croce: dal Cuore aperto sgorga il sangue del Redentore, sangue capace di spegnere anche le fiamme dell’inferno. Attraverso la fedele osservanza dei voti rendi il tuo cuore libero e aperto; allora si potranno riversare in esso i flutti dell’amore divino, sì da farlo traboccare e renderlo fecondo fino ai confini della terra.
Attraverso la potenza della Croce puoi essere presente su tutti i luoghi del dolore, dovunque ti porta la tua compassionevole carità, quella carità che attingi dal Cuore divino e che ti rende capace di spargere ovunque il suo preziosissimo sangue per lenire, salvare, redimere.
Gli occhi del Crocifisso ti fissano interrogandoti, interpellandoti. Vuoi stringere di nuovo con ogni serietà l’alleanza con Lui? Quale sarà la tua risposta? “Signore, dove andare? Tu solo hai parole di vita”. Ave Crux, spes unica!
(Edith Stein, Vita, Dottrina, Testi inediti. Roma, pp. 127-130.)


L’attualità della testimonianza di Teresa Benedetta della Croce, di cui oggi, 9 agosto, la Chiesa celebra la memoria liturgica

di Roberto Cutaia 

Il nome e la figura di santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein (Breslavia 1891 – Auschwitz 1942), del Carmelo di Colonia (ebrea, si converte al cattolicesimo nel 1922) sono oggi sempre più al centro d’interesse degli studiosi di fenomenologia. La religiosa fu infatti allieva alla scuola di fenomenologia del filosofo e matematico Edmund Husserl (1859-1938). Per di più in diverse parti del mondo – Italia, Austria, Polonia, Germania, Svizzera e Brasile – si assiste alla nascita di associazioni e centri studi dedicati alla santa martire. E non solo, sono sempre più crescenti e diffuse le pubblicazioni di libri e articoli ad essa dedicati.

Nota è la drammatica vicenda di Benedetta della Croce, di cui oggi, 9 agosto, ricorre la memoria liturgica. Nel 1942, durante la persecuzione nazista, esule in Olanda, nel Carmelo di Echt, viene catturata e deportata nel campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia, dove viene uccisa nella camera a gas. La sua testimonianza, però, vive ancora oggi, visto che viene ricordata come personaggio importante del Novecento, eccellente filosofa e teologa, ma soprattutto guida spirituale, mistica, maestra e sodale di coloro che ricercano la verità “lasciandosi lavorare da Dio, interiormente giorno dopo giorno per condividere la passione salvifica di Cristo” (Tiziana Caputo, La ricerca della verità. L’itinerario teologico-fondamentale in Edith Stein, Il pozzo di Giacobbe, Trapani, 2009).

Di disarmante attualità è la poliedricità dell’opera e del pensiero di Stein, che si muove tra fenomenologia, filosofia teoretica, filosofia delle religioni, pedagogia e antropologia filosofica. Ora tra i temi di maggiore impatto della carmelitana, quello sull’empatia – in tedesco Einfühlung – ovvero “sentire dentro” di noi, interiormente, l’altra persona (è oramai un classico l’opera steiniana intitolata Il problema dell’empatia, pubblicata nel 1917), suscita grande considerazione soprattutto in un contesto multietnico e multiculturale.

Altro tema di forte presa è quello della donna. Sono bellissime le pagine de La donna, del 1932: “Eccoci perciò giunti al problema difficile e contestato del sacerdozio della donna. Se consideriamo il modo di agire del Signore su questo punto, vediamo che egli accolse le donne al servizio amoroso di sé e dei suoi e che tra i suoi discepoli e più intimi confidenti vi erano anche donne… ma ad esse egli non affidò il sacerdozio, neppure alla propria Madre”. Quindi si può dire che “il valore particolare della femminilità consiste essenzialmente in una particolare recettività all’azione di Dio nell’anima, e giunge al suo pieno sviluppo se ci abbandoniamo con fiducia e trasporto a questa azione”.

Edith Stein si è dimostrata donna coraggiosa: si è sacrificata per il suo popolo e per la “Verità”. Onesta intellettualmente, cercò il porto della certezza veritativa finché non vi approdò (Gesù Cristo). Il suo insegnamento non è stato asettico o razionalista, ma un vissuto che l’ha portata al centro della Verità stessa. Questa determinatezza si evince da alcune parole finali del suo testamento: “Fin d’ora accetto la morte che Dio mi ha riservato con perfetta sottomissione alla sua santissima volontà e con gioia” (cfr. La ricerca della verità).

Qualche ora prima che la Stein venisse deportata al campo di concentramento di Auschwitz, vergò un biglietto, per la madre priora, con la scritta “Ave crux, Spes unica” (“Ti saluto, Croce, nostra unica speranza”). A significare una vita segnata fin nei recessi dell’anima dalla Croce di Cristo, unica salvezza davanti all’atrocità di un’umanità che ancora oggi si ostina a giustificare la violenza e la guerra come mezzo inevitabile per stabilire equilibri di pace. Edith Stein fu canonizzata da Giovanni Paolo II nel 1988 e proclamata compatrona d’Europa.

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