Nel suo primo discorso in Portogallo, all’incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico, il Papa invoca la pace e auspica che la Gmg sia per il vecchio continente un impulso al suo ruolo di paciere nella sua parte orientale, nel Mediterraneo, in Africa e in Medio Oriente. La politica deve correggere gli squilibri economici, investire sulle famiglie, curare l’ambiente

Il Papa e il Presidente della Repubblica

Da Lisbona, “città dell’incontro che abbraccia vari popoli e culture e che diventa in questi giorni ancora più universale” e “capitale del futuro”, Francesco, nel primo discorso, l’unico in italiano, del suo 42.mo viaggio apostolico, focalizza la sua riflessione sull’Europa, in questo “frangente tempestoso” della storia in cui “si avverte la mancanza di rotte coraggiose di pace”. Al Centro Culturale di Belém, parla alle autorità politiche e religiose, al corpo diplomatico e a imprenditori e rappresentanti della società civile che applaudono diverse volte ascoltandolo. Il vecchio continente sembra non offrire “vie creative per porre fine alla guerra in Ucraina e ai tanti conflitti che insaguinano il mondo”, osserva il Papa, che, dinanzi a un Occidente la cui tecnologia responsabile del progresso e della globalizzazione del mondo “da sola non basta”, come non bastano “le armi più sofisticate”, manifesta le sue preoccupazioni per i continui investimenti sugli armamenti e confida i suoi desideri.

Io sogno un’Europa, cuore d’Occidente, che metta a frutto il suo ingegno per spegnere focolai di guerra e accendere luci di speranza; un’Europa che sappia ritrovare il suo animo giovane, sognando la grandezza dell’insieme e andando oltre i bisogni dell’immediato; un’Europa che includa popoli e persone con la propria loro cultura, senza rincorrere teorie e colonizzazioni ideologiche. E questo ci aiuterà a pensare ai sogni dei padri fondatori dell’Unione europea: questi sognavano alla grande!

Una Chiesa sinodale, in dialogo con tutti, in missione in questo tempo di grazia. Francesco in Portogallo recita i vespri con vescovi, sacerdoti, diaconi, consacrati, seminaristi e operatori pastorali e li esorta a non cedere al clericalismo, alla delusione del fallimento, a partire dall’accoglienza di quanti hanno subito gli scandali che hanno deturpato il volto della Sposa di Cristo: “Anche oggi Gesù viene a cercarci nelle nostre crisi per aiutarci a ricominciare”

Il cammino ecclesiale non è immune dalla stanchezza e dallo scoraggiamento e spesso si corre il rischio di restare impigliati nelle reti della rassegnazione, del pessimismo o dei rimpianti. Occorre risvegliare l’inquietudine del Vangelo. Francesco incoraggia vescovi, sacerdoti, diaconi, consacrati e consacrate, seminaristi e operatori pastorali di Lisbona nel corso della recita dei Vespri con circa 1100 fedeli nel Monastero Reale di Santa Maria de Belèm, noto come il Mosteiro dos Jeronimos: “La Chiesa non è una dogana” che separa giusti e peccatori: abbraccia tutti e “non punta il dito”, avverte il Papa mettendo in guardia chi abbraccia la vita consacrata dai rischi del proselitismo e dal rischio di trasformarsi in “funzionari del ministero”. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

Nella Nunziatura apostolica, questa mattina, 3 agosto, il saluto al gruppo di ragazzi e ragazze ai quali Francesco ha espresso la sua vicinanza “dolorosa e di preghiera”. Alla Messa di stamane, l’incontro anche con i familiari della donna francese, assistente di catechesi, deceduta a 62 anni a Lisbona nei giorni scorsi a causa di un incidente

Francesco si trasferisce da Lisbona a Cascais per incontrare ragazzi e ragazze di Scholas Occurrentes che hanno partecipato al progetto “Vita tra i mondi”, iniziativa che ha coinvolto persone di diversa nazionalità e religione, impegnati a realizzare uno dei più grandi murales del mondo: “È come la Cappella Sistina”, scherza il Pontefice. Poi risponde a braccio alle domande dei giovani e parla della crisi: “Una vita senza crisi, non serve a niente”

A Lisbona, nel grande parco al cuore della capitale, la cerimonia di accoglienza a Francesco che apre ufficialmente la Giornata Mondiale della Gioventù 2023. Due le sollecitazioni del Papa ai giovani arrivati da tutto il mondo: sperimentare in questi giorni la gioia della reciproca accoglienza e aprirsi al colloquio con il Signore per essere testimoni della sua vicinanza. Poi la raccomandazione: attenti ai “lupi” nascosti “dietro sorrisi di falsa bontà” e attenti alle “illusioni del virtuale”

Queridos jovens, boa tarde! Cari giovani, buonasera! Benvenuti e grazie di essere qui, sono felice di vedervi!”. Papa Francesco parla al cuore di ogni ragazza e ragazzo arrivati a Lisbona per la Giornata mondiale della gioventù. Li incontra mentre si fa sera al Parque Eduardo VII, l’ampia area verde situata al centro della città. Circa 500 mila i presenti. Dopo l’indirizzo di saluto del patriarca di Lisbona, il cardinale Manuel José Macário do Nascimento Clemente, sono loro i protagonisti della prima parte di questo momento con musiche, canti e coregrafie, consegnando simbolicamente a Francesco lettere con le loro tante domande sulla vita, sulla fede e sull’appartenenza alla Chiesa, sventolando le bandiere di tutti i Paesi del mondo da cui provengono, portando sul palco i simboli della Gmg: la Croce del Pellegrino e l’icona della Madonna Salus Populi Romani.

Estratti di testi ripresi da:
www.vaticannews.va
2 e 3 agosto 2023