SS. Marta, Maria e Lazzaro
La tradizione benedettina festeggia oggi non solo santa Marta ma tutti e tre i fratelli: Marta, Maria e Lazzaro. Loro infatti sono ritenuti prototipo dell’ospitalità che informa di sé ogni monastero. Come la casa dei tre fratelli è stata rifugio accogliente per Gesù durante il suo ministero, così i monasteri vogliono essere luogo di accoglienza e di solidarietà per ogni uomo in cammino. I Padri a lungo e in diversi modi hanno divagato chi veramente è stato ospite di chi… Se il Signore è stato ospite nella casa dei tre fratelli o fosse forse Lui che li ospitava, ogni volta che veniva a trovarli nella loro casa.
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Sono i Vangeli ad offrire notizie di Marta e Maria di Betania, un villaggio a pochi chilometri da Gerusalemme, e del loro fratello Lazzaro.
Fino al 2020, nel Calendario Romano Generale, il 29 luglio figurava la memoria della sola Marta. Poi nel febbraio dell’anno scorso Papa Francesco, accogliendo la proposta del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha disposto che in questo giorno si celebri la memoria dei santi Marta, Maria e Lazzaro. Motivando la decisione, il Dicastero sottolineava “l’importante testimonianza evangelica” offerta dai tre fratelli “nell’ospitare in casa il Signore Gesù, nel prestargli ascolto cordiale, nel credere che egli è la risurrezione e la vita”. “Nella casa di Betania – veniva osservato – il Signore Gesù ha sperimentato lo spirito di famiglia e l’amicizia di Marta, Maria e Lazzaro, e per questo il Vangelo di Giovanni afferma che egli li amava. Marta gli offrì generosamente ospitalità, Maria ascoltò docilmente le sue parole e Lazzaro uscì prontamente dal sepolcro per comando di Colui che ha umiliato la morte”.
Marta, Maria e Lazzaro negli insegnamenti di Francesco
Numerose le riflessioni di Francesco sui tre santi fratelli. Nel primo anno del suo pontificato è all’Angelus del 21 luglio che, citando l’episodio narrato dall’evangelista Luca della visita di Gesù agli amici Marta, Maria e Lazzaro, nel piccolo villaggio a pochi chilometri da Gerusalemme, ricorda che mentre “Maria, ai piedi di Gesù, ‘ascoltava la sua parola’”, “Marta era impegnata in molti servizi”. “Entrambe offrono accoglienza al Signore di passaggio, ma lo fanno in modo diverso – osserva il Papa – Maria si pone (…) in ascolto, Marta invece si lascia assorbire dalle cose da preparare, ed è così occupata da rivolgersi a Gesù dicendo: ‘Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti’”. Francesco spiega che l’amorevole rimprovero di Gesù – “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una … sola c’è bisogno” – evidenzia come la donna fosse troppo assorbita e preoccupata dalle cose da fare. Ma non definisce quelli di Marta e Maria “due atteggiamenti contrapposti”, anzi “non vanno mai separati, ma vissuti in profonda unità e armonia”, tanto che “in un cristiano, le opere di servizio e di carità non sono mai staccate dalla fonte principale”, ossia “l’ascolto della Parola del Signore, lo stare – come Maria – ai piedi di Gesù”. Sicché, rimarca il Papa, “una preghiera che non porta all’azione concreta verso il fratello povero, malato, bisognoso di aiuto, il fratello in difficoltà, è una preghiera sterile e incompleta. Ma, allo stesso modo, quando nel servizio ecclesiale si è attenti solo al fare, si dà più peso alle cose, alle funzioni, alle strutture, e ci si dimentica della centralità di Cristo, non si riserva tempo per il dialogo con Lui nella preghiera, si rischia di servire sé stessi e non Dio presente nel fratello bisognoso”.
Marta e Maria: i due volti dell’ospitalità
È sull’ospitalità che invece Francesco riflette commentando l’affaccendarsi di Marta all’Angelus del 17 luglio 2016. Il Papa sottolinea che con il suo darsi da fare Marta “rischia di dimenticare (…) la cosa più importante, cioè la presenza dell’ospite, che era Gesù in questo caso”. “E l’ospite – avverte il Papa – non va semplicemente servito, nutrito, accudito in ogni maniera. Occorre soprattutto che sia ascoltato (…) va accolto come persona, con la sua storia, il suo cuore ricco di sentimenti e di pensieri, così che possa sentirsi veramente in famiglia”. Ma il Pontefice precisa inoltre che la risposta di Gesù a Marta, “quando le dice che una sola è la cosa di cui c’è bisogno, trova il suo pieno significato in riferimento all’ascolto della parola di Gesù stesso, quella parola che illumina e sostiene tutto ciò siamo e che facciamo”. E ammonisce: “Se noi andiamo a pregare, per esempio, davanti al Crocifisso, e parliamo, parliamo, parliamo e poi ce ne andiamo, non ascoltiamo Gesù! Non lasciamo parlare Lui al nostro cuore”. Francesco aggiunge inoltre che “nella casa di Marta e Maria, Gesù, prima di essere Signore e Maestro, è pellegrino e ospite”. Dunque, le sue parole a Marta hanno “questo primo e più immediato significato: “Perché ti dai tanto da fare per l’ospite fino a dimenticare la sua presenza? (…) Per accoglierlo non sono necessarie molte cose; anzi, necessaria è una cosa sola: ascoltarlo (…) dimostrargli un atteggiamento fraterno, in modo che si accorga di essere in famiglia”. L’ospitalità, così, indica il Papa, diviene “una delle opere di misericordia, appare veramente come una virtù umana e cristiana, una virtù che nel mondo di oggi rischia di essere trascurata”.
La contemplazione e l’azione
Per Francesco, inoltre, a Marta possono essere paragonati quei tanti cristiani “che vanno, sì, la domenica a messa, ma poi sono indaffarati, sempre”, hanno tanto da fare e non si fermano ad ascoltare la parola di Dio. “A questi manca la contemplazione – asserisce il Papa nella Messa celebrata a Santa Marta il 9 ottobre 2018 -. A Marta mancava quello (…) perdere il tempo guardando il Signore”. Maria, invece, “guardava il Signore perché il Signore toccava il cuore; e da lì, dall’ispirazione del Signore, è da dove viene il lavoro che si deve svolgere dopo”. Ed è ancora su Maria che Francesco concentra la sua riflessione all’Angelus del 21 luglio 2019. “Lascia quello che stava facendo per stare vicina a Gesù – dice di lei il Papa – non vuole perdere nessuna delle sue parole. Tutto va messo da parte – prosegue Francesco – perché, quando Lui viene a visitarci nella nostra vita, la sua presenza e la sua parola vengono prima di ogni cosa. Il Signore ci sorprende sempre: quando ci mettiamo ad ascoltarlo veramente, le nubi svaniscono, i dubbi cedono il posto alla verità, le paure alla serenità, e le diverse situazioni della vita trovano la giusta collocazione”. E riguardo alla vita di ogni giorno il Pontefice sostiene: “Si tratta di fare una sosta durante la giornata, di raccogliersi in silenzio, qualche minuto, per fare spazio al Signore che ‘passa’ e trovare il coraggio di rimanere un po’ ‘in disparte’ con Lui, per ritornare poi, con serenità ed efficacia, alle cose di tutti i giorni”. Quindi per Francesco, “lodando il comportamento di Maria, che ‘ha scelto la parte migliore’, Gesù sembra ripetere a ciascuno di noi: ‘Non lasciarti travolgere dalle cose da fare, ma ascolta prima di tutto la voce del Signore, per svolgere bene i compiti che la vita ti assegna’”. Tuttavia, anche Marta è da imitare; per il Papa “questa donna aveva il carisma dell’ospitalità”, per questo, sul suo esempio, si deve “far sì che, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità, si viva il senso dell’accoglienza, della fraternità, perché ciascuno possa sentirsi ‘a casa’, specialmente i piccoli e i poveri quando bussano alla porta”. Marta e Maria, allora, indicano la strada, prosegue Francesco, e dunque occorre associare i loro due atteggiamenti: “da una parte, lo ‘stare ai piedi’ di Gesù, per ascoltarlo mentre ci svela il segreto di ogni cosa; dall’altra, essere premurosi e pronti nell’ospitalità, quando Lui passa e bussa alla nostra porta, con il volto dell’amico che ha bisogno di un momento di ristoro e di fraternità”.
La fede di Marta e la resurrezione di Lazzaro
È la quinta domenica di Quaresima del 2014, il 6 aprile, invece, quando Francesco commenta la resurrezione di Lazzaro e quel suo uscire dalla tomba al grido di Gesù: “Lazzaro, vieni fuori!”. “Questo grido perentorio è rivolto ad ogni uomo perché tutti siamo segnati dalla morte” chiarisce il Papa evidenziando la prontezza di Lazzaro che “uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario”. Infine il 5 novembre dello scorso anno, è l’episodio della resurrezione di Lazzaro, nel Vangelo della Messa in suffragio dei cardinali e vescovi defunti, a spingere Francesco a parlare ancora di Marta. Ma è alla sua fede che il Papa esorta a guardare. Lazzaro è morto ed è stato sepolto, ma Marta, crede fermamente che Gesù potrà qualunque cosa. “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”: le dice Gesù. E “la grande luce di queste parole prevale sul buio del grave lutto causato dalla morte” del fratello, afferma Francesco. “Marta le accoglie e con una salda professione di fede dichiara: ‘Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo’. Le parole di Gesù – conclude il Papa – fanno passare la speranza di Marta dal lontano futuro al presente: la risurrezione è già vicina a lei, presente nella persona di Cristo”.
Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo
Le parole di nostro Signore Gesù Cristo ci vogliono ricordare che esiste un unico traguardo al quale tendiamo, quando ci affatichiamo nelle svariate occupazioni di questo mondo. Vi tendiamo mentre siamo pellegrini e non ancora stabili; in cammino e non ancora nella patria; nel desiderio e non ancora nell’appagamento. Ma dobbiamo tendervi senza svogliatezza e senza intermissione, per poter giungere finalmente un giorno alla meta. Marta e Maria erano due sorelle, non solo sul piano della natura, ma anche in quello della religione; tutte e due onoravano Dio, tutte e due servivano il Signore presente nella carne in perfetta armonia di sentimenti. Marta lo accolse come si sogliono accogliere i pellegrini, e tuttavia accolse il Signore come serva, il Salvatore come inferma, il Creatore come creatura; lo accolse per nutrirlo nel suo corpo mentre lei doveva nutrirsi con lo Spirito. Il Signore infatti volle prendere la forma dello schiavo ed essere nutrito in questa forma dai servi, per degnazione non per condizione. Infatti anche questa fu una degnazione, cioè offrirsi per essere nutrito: aveva un corpo in cui sentiva fame e sete.
Così dunque il Signore fu accolto come ospite, egli che «venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1, 11-12). Ha adottato dei servi e li ha resi fratelli, ha riscattato dei prigionieri e li ha costituiti coeredi. Tuttavia nessuno di voi osi esclamare: «Felici coloro che hanno meritato di ricevere Cristo in casa propria!». Non rammaricarti, non recriminare perché sei nato in un tempo in cui non puoi vedere il Signore nella carne. Egli non ti ha privato di questo onore, perché ha assicurato: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 40).
Del resto tu, Marta, sia detto con tua buona pace, tu, già benedetta per il tuo encomiabile servizio, come ricompensa domandi il riposo. Ora sei immersa in molteplici faccende, vuoi ristorare dei corpi mortali, sia pure di persone sante. Ma dimmi: Quando sarai giunta a quella patria, troverai il pellegrino da accogliere come ospite? Troverai l’affamato cui spezzare il pane? L’assetato al quale porgere da bere? L’ammalato da visitare? Il litigioso da ricondurre alla pace? Il morto da seppellire?
Lassù non vi sarà posto per tutto questo. E allora che cosa vi sarà? Ciò che ha scelto Maria: là saremo nutriti, non nutriremo. Perciò sarà completo e perfetto ciò che qui Maria ha scelto: da quella ricca mensa raccoglieva le briciole della parola del Signore. E volete proprio sapere quello che vi sarà lassù? Il Signore stesso afferma dei suoi servi: «In verità vi dico, li farà mettere a tavola e passerà a servirli» (Lc 12, 37).