
P. Manuel João, comboniano
Riflessione domenicale
dalla bocca della mia balena, la sla
La nostra croce è il pulpito della Parola
DOV’È IL TUO TESORO?
Anno A – XVII Domenica del Tempo Ordinario
Matteo 13,44-52
Questa domenica concludiamo la lettura del capitolo 13 del vangelo di Matteo, il capitolo del terzo discorso di Gesù, in cui presenta il Regno di Dio attraverso sette parabole. Oggi ci presenta le ultime tre, raccontate agli apostoli: il tesoro nascosto, il mercante di perle e la rete che raccoglie ogni genere di pesci. Le prime due sono simili e ci parlano della gioia di chi ha scoperto il Regno. La terza, invece, è simile a quella del grano e della zizzania di domenica scorsa, cioè sulla convivenza del bene e del male.
Questa terza parabola, come quella del grano e della zizzania, evoca la “fine del mondo”, cioè della nostra vita, come il momento supremo di verifica della sua autenticità, smascherando la falsità di coloro che “chiamano bene il male e male il bene, tenebre la luce e luce le tenebre, amaro il dolce e dolce l’amaro” (Isaia 5,20).
È interessante notare che proprio il pesce è diventato uno dei primi simboli cristiani allusivi a Cristo perché nelle cinque lettere del suo nome in greco (ictus) i cristiani hanno visto l’acronimo di “Jesùs Christòs Theoù Uiòs Sotèr”, “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”.
1. CHI sono i ricercatori di tesori e di perle
“Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo”.
Le storie di tesori sono sempre accattivanti, sia oggi come al tempo di Gesù. In una terra spesso teatro di guerre, era comune nascondere le proprie ricchezze all’arrivo di un nemico, sotterrandole nel campo o nel suolo della casa, prima di scappare, sperando di poter ricuperarle dopo, cosa che non sempre accadeva. Capita ancora oggi che gli archeologi trovano dei “tesorucci” di monete durante gli scavi. Ebbene questo povero contadino della parabola è uno dei fortunati che, per un colpo di fortuna, trova la grande occasione della sua vita e non la lascia scappare: vende tutti i suoi beni per comprare quel campo, pieno di gioia! “La gioia è il primo tesoro che il tesoro regala” (Ermes Ronchi).
“Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”.
In oriente le perle erano considerate la cosa più preziosa, come per noi i diamanti. Erano il simbolo della bellezza, per cui “Peninnà ”, “Perla” era anche un nome dato alle ragazze (vedi 1Samuele 1,2). Il mercante della parabola era alla ricerca di queste perle e quando trova una di grande valore non esita a vendere anche lui tutti i suoi averi per acquistarla.
Entrambi, il povero contadino e il ricco mercante, hanno lo stesso comportamento: trovano, vanno, vendono tutto e comprano. Ma mentre il contadino trova il tesoro per un colpo di fortuna, il mercante trova la perla dopo averla lungamente cercata.
Noi siamo questi ricercatori di tesori e di perle, di ricchezza e di bellezza, di perfezione e di infinito. La nostra vita è un campo seminato di tesori nascosti sotto i nostri piedi, ma il fango dei problemi e sofferenze della vita ci impedisce di vederli. La nostra vita è un bazar di perle, ma troppo impolverate dalla grigia quotidianità per poter percepire il loro splendore. E capita pure di sacrificare tutto, la vita e l’anima, abbagliati da un falso, per ritrovarsi poi con un pugno di mosche in mano.
2. COSA sono il tesoro e la perla?
Cos’è quel tesoro o quella perla? Per Salomone è la Sapienza (prima lettura). Per il Salmista è la Legge, la Torah (salmo 118). Per San Paolo è la vocazione cristiana (seconda lettura). Per Gesù è il Regno. Ma potremmo riflettere sulle due parabole ampliandone le prospettive.
Il tesoro è Cristo, prima di tutto. Per lui gli apostoli hanno abbandonato tutto, e così fecero tanti altri dopo di loro. Paolo ha ritenuto tutto quanto della spazzatura in confronto con Cristo (Filippesi 3,8). Tanti cristiani sono pronti a dare addirittura la propria vita per non perderlo. Ma ci sono anche quelli che non hanno scoperto in lui questo tesoro, come il giovane ricco che si è allontanato triste. Come Giuda che l’ha venduto per trenta monete. E tanti cristiani che difatti non l’avevano mai incontrato e l’hanno scambiato per qualche paccottiglia.
Anche noi siamo quel tesoro e quella perla che Cristo ha trovato nel campo o nel mercato del mondo. Ecco perché Cristo ci ha riscattati “non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro… ma con il suo sangue prezioso” (1Pietro 1,18-19).
Sono perle le persone che ci stanno accanto, nascoste dietro i loro difetti, scontrosità e conchiglie.
3. DOVE trovare il tesoro?
Dove e come trovare il tesoro o la perla? Non c’è bisogno di andare lontano, di traversare mari e monti, di scalare il cielo o scendere negli abissi… (Deuteronomio 30,11-14). Ma lasciate che ve lo dica con un racconto chassidico (il chassidismo è un movimento spirituale ebraico): la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia.
Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l’ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale. Quando il sogno si ripeté per la terza volta, Eisik si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato. Tuttavia tornava al ponte tutte le mattine, girandovi attorno fino a sera. Alla fine il capitano delle guardie, che aveva notato il suo andirivieni, gli si avvicinò e gli chiese amichevolmente se avesse perso qualcosa o se aspettasse qualcuno. Eisik gli raccontò il sogno che lo aveva spinto fin lì dal suo lontano paese. Il capitano scoppiò a ridere: “E tu, poveraccio, per dar retta a un sogno sei venuto fin qui a piedi? Ah, ah, ah! Stai fresco a fidarti dei sogni! Allora anch’io avrei dovuto mettermi in cammino per obbedire a un sogno e andare fino a Cracovia, in casa di un ebreo, un certo Eisik, figlio di Jekel, per cercare un tesoro sotto la stufa! Eisik, figlio di Jekel, ma scherzi? Mi vedo proprio a entrare e mettere a soqquadro tutte le case in una città in cui metà degli ebrei si chiamano Eisik e l’altra metà Jekel!”. E rise nuovamente. Eisik lo salutò, tornò a casa sua e dissotterrò il tesoro…
C’è qualcosa che tu non puoi trovare in alcuna parte del mondo, eppure esiste un luogo in cui la puoi trovare: là dove tu ti trovi da te!
(da Martin Buber, Il cammino dell’uomo)
P. Manuel Joao Pereira, comboniano
Castel d’Azzano (Verona) 28 luglio 2023