Vangelo del giorno
Sabato della XV settimana del Tempo Ordinario
Mt 12,14-21: Impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto.
In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Ecco il mio servo, che io ho scelto;
il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata,
non spegnerà una fiamma smorta,
finché non abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le nazioni».
Commento
di Lino Pedron
I farisei tennero consiglio contro di lui per toglierlo di mezzo. Decidono di uccidere Dio perché ama l’uomo.
La notizia della decisione dei farisei di far morire Gesù ci introduce nella comprensione della sua messianicità: egli non è il messia spettacolare, ma il Servo sofferente del Signore, “mite e umile di cuore” (Mt 11, 29) e benevolo verso tutti i malati e i peccatori.
Egli non affronta direttamente i suoi avversari, ma si ritira. Questo è lo stile di Gesù quando viene minacciato (Mt 4,12; 14,13). Egli non desidera lo scontro frontale perché non è venuto per sconfiggere l’uomo, ma per salvarlo.
La missione di Gesù non corrisponde alle attese di un messia vincente e acclamato. Egli porta a compimento tutte le promesse della storia della salvezza come Servo sofferente del Signore usando unicamente i mezzi dell’amore.
I verbi del testo di Isaia “non contenderà, non griderà, non spezzerà, non spegnerà” ci assicurano che Gesù non ha fatto del male a nessuno. Il suo amore per gli uomini non gli ha permesso di essere come lo avrebbero voluto il Battista e i suoi connazionali: pieno di zelo nel combattere i nemici, insignito di tutti i poteri, battagliero, travolgente. E’ stato invece mite, umile, buono e comprensivo con tutti.
Egli non è un conquistatore di popoli che travolge tutto e tutti, ma salva la vita e rianima la speranza dei più deboli.
L’umanità malata e peccatrice non ha bisogno di urla e di minacce, ma di conforto e di misericordia.
Gesù è la manifestazione della bontà di Dio per tutti gli uomini (cfr Tt 2,11).
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di Luigi Maria Epicoco
“Non contenderà, né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce. La canna infranta non spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante, finché abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le genti”.
La cosa che forse però dovremo dedurre per la nostra vita consiste nel fatto che ogni cristiano è chiamato ad assumere lo stesso stile di Cristo. Maria, ad esempio, è una perfetta discepola perché in lei troviamo le medesime caratteristiche del Figlio. L’umiltà, la mitezza, la semplicità, la rinuncia alla violenza, fosse anche soltanto quella verbale, la capacità di dire il vero senza umiliare, la carità che previene ogni domanda. Tutto il Vangelo ad esempio descrive di Maria queste stesse cose di Gesù: all’annuncio dell’angelo ascolta le parole di Gabriele lasciandosi interrogare senza prevaricare quell’annuncio con le proprie categorie, anzi si fa mettere in discussione da lui. A casa di Elisabetta si lascia voler bene dalla cugina fino a pronunciare il Magnificat. A Cana dice la verità sulla tragedia imminente di una festa rovinata e rende possibile il primo miracolo di Gesù. Serba ogni cosa nel cuore, il bene e il male che sperimenta. Non scappa nell’esperienza della Croce, e persevera con i discepoli devastati dalla Passione in attesa dello Spirito Santo. Maria ha stile! Come Gesù. È una buona indicazione per ciascuno di noi.
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