Vangelo del giorno

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

di Luigi Maria ,Epicoco
Finchè sono gli scribi e i farisei a fare le pulci a Gesù possiamo sentirci al sicuro da quale parte stare perché erroneamente nella nostra testa ci siamo convinti che gli scribi e i farisei sono tutti brutti e cattivi. Credere questo significa ignorare che molti discepoli di Gesù verranno proprio da queste fila e che un’idea superficiale pensare che ci sia una categoria di antipatici contro cui Gesù si scaglia. Il messaggio di Gesù colpisce una certa mentalità non una certa fila di persone. Ma nel Vangelo di oggi le cose si complicano perché le critiche a Gesù vengono mosse dai discepoli di Giovanni Battista:
“Allora gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?»”.
Importa poco dove si è tesserati, certi ragionamenti sono sempre sbagliati perché partono da un approccio distorto: Dio lo si gestisce con le nostre performance religiose. In questo modo ciò che scompare è proprio il rapporto personale con il Signore che è l’unico criterio di discernimento che ci permette di decidere cosa fare e cosa non fare:
“E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno”.
La religione cristiana non si fonda su pratiche religiose, ma “sullo Sposo”, cioè sulla persona di Gesù Cristo. È Lui il criterio di discernimento su tutto. La domanda è se noi ci accontentiamo di pratiche religiose o abbiamo davvero un desiderio profondo di fondare la nostra vita sulla persona di Gesù Cristo. Per far questo bisogna imparare a pregare davvero, cioè a coltivare una “reale” relazione con Lui.
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di Franco Mastrolonardo
Già in precedenza Gesù ammoniva l’atteggiamento ipocrita dei farisei circa il digiuno. Non ha senso il digiuno se è ostentato. Diverso invece l’atteggiamento dei discepoli di Giovanni il Battista nei confronti del digiuno. A loro non interessavano i plausi della gente, ma nei riguardi di questa pratica avevano una specie di devozione idolatrica. Troppo rigidi.
Il cristianesimo non si pone come meta della spiritualità il digiuno, e nemmeno la preghiera, ma la comunione con Gesù. E tutto è vissuto nella gioia.
Nel nostro cammino di amicizia ovviamente ci poniamo degli strumenti per convertirci a Lui. In questa prospettiva il digiuno diventa liberante: libera uno spazio in noi per permetterci di crescere nella fede. E’ da vivere con gioia perché come l’allenamento costa fatica ma ti permette di raggiungere traguardi nuovi, di superare te stesso, così è il digiuno. Nessuna tristezza del cuore, perchè lo “Sposo” è con noi! Il digiuno ci porta nel deserto a parlare con lo Sposo, ci fa riscoprire quella fame e sete di Dio, nel Dio che ci chiede di convertirci e di andare verso Lui . Ma quando siamo insieme a Lui nessun digiuno e nessuna tristezza, perchè lo Sposo è con noi!
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