Martedì della XIII settimana del Tempo Ordinario
Mt 8,23-27: Si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.

In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.
Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.
Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?»

Commento

di Silvano Fausti

Perché siete paurosi, o voi di poca fede!”, dice Gesù ai discepoli che l’avevano seguito nella traversata.

Paura e fiducia sono due sentimenti opposti che si contendono il cuore dell’uomo. La prima lo blocca, la seconda lo fa camminare. Crescendo l’una, cala l’altra e viceversa. Sta a noi favorire la fiducia e tenere a bada la paura. Questa viene dalla coscienza del limite e conta su ciò che noi possiamo, quella viene dalla conoscenza che Dio ci è Padre e conta su ciò che lui può.

I discepoli lo hanno seguito, ma non sanno ancora che devono posare il capo anche sul mare in tempesta. Non è il padre che bisogna seppellire, ma le proprie paure. Diversamente non si giunge all’altra riva.

La traversata di Gesù con i suoi discepoli è immagine dell’esistenza umana. La barca è la comunità, dove lui sta con noi. Deve passare difficoltà, burrasche e tempeste. Prima o dopo tutti andiamo a fondo. È l’unica certezza. Numerosi anticipi ce la richiamano, se per caso la dimenticassimo.

Le situazioni limite, come evidenziano la pochezza, così stimolano la crescita della fede. I momenti di crisi – fino a quella crisi ultima – sono il luogo stesso della fede. Diversamente non serve per vivere una vita libera dalla paura della morte, la cui vista, come una Gorgone, ci pietrifica.

Una fede che non si misura con la morte, non passa per la verità dell’uomo che è “humus” (terra), ed è incapace di dare senso positivo al suo essere al mondo. La morte resterebbe il tiranno che la governa. Se si vuol giungere all’altra riva, va sdemonizzato il mare, l’abisso e la stessa morte. È quanto fa il Signore che “dorme” e “si sveglia”, che muore e risorge, per rompere definitivamente il muro che separa la nostra realtà di morte dal suo desiderio di vita.

Il racconto è una scena battesimale. È quel battesimo che si compie nell’arco di tutta la nostra storia personale e comunitaria, e ci immerge (= battezza) sempre più nel Signore, fino a quando, alla fine, ci fa entrare, con lui che “dorme”, nella sua stessa morte per uscirne con la sua stessa vita (cf Rm 6,1-11).

Gesù è colui al quale il vento ed il mare obbediscono. Lui ha “dormito” con noi e si è “risvegliato” per noi. Il suo sonno è la fiducia di chi posa il capo in seno al Padre. Per questa sua fede “si risveglia” nella potenza di Dio, dominatore del mare. Anche noi possiamo avere fiducia in lui: è il Signore che salva. Ma non “dalla” morte – sarebbe un’illusione, perché sappiamo di essere mortali!- bensì “nella” morte, offrendoci il risveglio a una vita nuova che va oltre la stessa morte.

La Chiesa è la comunità di coloro che sono battezzati nella sua morte, per aver parte alla sua medesima vita (cf Rm 6,3-11). Lo seguono e sono con lui sulla stessa barca: sia che veglino sia che dormano, vivono ormai sempre con il Signore (1Ts 5,10).


di Paolo Curtaz
Ci sono dei momenti nella vita in cui abbiamo l’impressione di affondare. A volte a causa dei nostri sbagli, delle nostre scelte, dei nostri peccati. A volte, invece, perché travolti da eventi non previsti che ci mettono a durissima prova. Anche per la Chiesa è così: nei vangeli, quasi sempre, l’immagine della barca si riferisce alla comunità che si trova ad attraversare il mare tempestoso della Storia, travolta dalle persecuzioni del mondo ma anche dall’incoerenza dei propri membri. Allora davvero sembra che il male e la tenebra prevalgano. Il mare, nella letteratura biblica, è un luogo misterioso, abitato da mostri terribili. Ma, questo è lo stupendo messaggio del vangelo di oggi, anche nelle situazioni più disperate il Signore ci viene incontro. Anche se sembra non intervenire, egli è presente sulla barca della nostra vita, sulla barca della Chiesa. Come Pietro e Paolo, che abbiamo celebrato ieri, come i tanti martiri uccisi dalla furia dell’imperatore romano, che celebriamo oggi, non c’è nulla che ci possa davvero allontanare da Cristo, se ci affidiamo a lui la barca toccherà riva, fidatevi.

Risonanze della Parola