Venerdì della XII settimana del Tempo Ordinario
Mt 8,1-4: Se vuoi, puoi purificarmi.
Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.
Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».
Commento
Ecco l’incontro di Gesù con il malato di lebbra. Il lebbroso nella Bibbia è il malato per antonomasia. Questa malattia terribile colpisce i principi vitali e relazionali dell’uomo: la relazione con il corpo, per lo strazio e il dolore della carne lacerata, la relazione con gli altri per l’impossibilità ad accostarsi, pena il contagio, la relazione con se stessi, per l’isolamento psicologico a cui si è costretti, la relazione con la religione, perché il lebbroso è ritenuto un maledetto da Dio. Guardando il lebbroso del Vangelo non possiamo non identificarlo con l’orante del Salmo 38 che così prega:”Putride e fetide sono le mie piaghe a causa della mia stoltezza, sono curvo e accasciato, triste mi aggiro tutto il giorno. Sono torturati i miei fianchi, in me non c’è nulla di sano.”
Ma alla fine c’è sempre una linea di luce, c’è sempre nel credente l’idea che Dio non ti abbandona. Così cita il Salmo 6:”Il Signore ascolta la mia supplica, il Signore accoglie la mia preghiera”. Ed è su questa linea di luce, che non appartiene a nessuna delle relazioni di cui sopra, o meglio le supera tutte, che entra la grazia di Dio, non il Dio dei precetti e della teologia ma il Dio di Gesù Cristo che si china sul dolore degli uomini e tocca le loro ferite, sanandole alla radice. L’incontro tra il lebbroso e Gesù è in definitiva l’incontro tra l’orante dei salmi e il Dio della sua vita, tra l’uomo mendicante di Amore e Dio fonte di ogni Amore, tra l’umanità ferita e il Medico celeste.
Don Franco Mastrolonardo
http://www.preg.audio
Lo voglio! Con questa perentoria affermazione Gesù accoglie il lebbroso che chiede di essere purificato. Purificato, prima ancora di essere guarito, perché la lebbra era ancora vissuta come una punizione divina a causa dei peccati commessi. Una visione di Dio drammatica che, pure, ancora oggi alberga nel cuore di molti, anche cristiani. Davanti alle disgrazie della vita, ai fallimenti, alle malattie, istintivamente ci viene da pensare di essere puniti da Dio per qualche colpa o incongruenza. Perciò il lebbroso vive la propria malattia con enorme senso di colpa, e manifesta il suo urgente bisogno di purificazione, la sua impellente necessità di cambiamento. Perciò Gesù lo accoglie e lo ascolta ed esprime con forza il suo desiderio: egli vuole che quest’uomo sia purificato! Dio desidera che il nostro cuore diventi puro, cioè che si liberi dalle tenebre e dalle ombre che ci provengono dal peccato o dall’inconscio o dal nostro passato. Dio desidera ardentemente che superiamo ogni senso di colpa, ogni senso di fallimento e inadeguatezza per recuperare, infine, la nostra dignità. E tornare ad essere liberi.
Paolo Curtaz
Risonanze della Parola
…il racconto di Abram… un po’ mi consola! Lui, che aveva prontamente “creduto” alle parole di Dio… a un certo momento, di fronte alla “promessa” – inconciliabile con la logica e la sua esperienza – dubita.
A volte, pensiamo che sia la nostra “fede” a vacillare. No! …viene – caso mai – dopo… “Fede” è la risposta – espressa in “fiducia”, “affidamento”, amore riconoscente e fedele, a un Amore ricevuto e riconosciuto, da parte di Dio in cui “crediamo”, che ha intessuto – da sempre, con fedeltà – la nostra vita.
Pertanto, il problema, sta a monte, sta nel “credere”. E’ quando l’esperienza di Dio, si scontra con la nostra logica. “Credere” è, ritenere vero, “esistente”, reale, un’opinione, qualcuno o qualcosa.
- tua moglie, vecchia, avrà un figlio da te, vecchio… No, non è possibile!
- vieni, metti i piedi in acqua e cammina tra le onde… No, che faccio? Affogo!
- è il Signore! È risorto! No! È un fantasma, non può essere lui!
- ma è entrato, passando per la porta chiusa, ha mangiato con noi… No, non ci credo… Ho bisogno di vedere con i miei occhi, di toccare…
Insomma, qui a non credere, è sì quell’Abram che, per primo nella storia, aveva creduto, ma ci sono descritta anch’io!… Sembra quasi illogico arrivare alla sintesi e dire “nulla è impossibile a Dio”.
Il racconto è analogico con la nostra esperienza: un alternarsi del predominio della ragione, della logica, dell’evidenza, con una “realtà” che va oltre questi paradigmi, che li mette in crisi, che sembra contraddire la nostra intelligenza.
Spesso, la soluzione è riduttiva, è un accettare di “credere” per convenzione, senza porsi interrogativi, senza rendersi conto dell’“abisso” d’Amore, che segna i limiti, tra la nostra umanità e il “mistero” di Dio.
Tere Monaco