Lunedì della XII settimana del Tempo Ordinario
Mt 7,1-5: Togli prima la trave dal tuo occhio.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Commenti
Commento di Don Franco Mastrolonardo
Don Oreste Benzi, sacerdote riminese morto alcuni anni fa e ora in procinto di santità, soleva spesso dire che l’uomo non è il suo errore. Il non giudicare del Vangelo di oggi non significa spegnere l’intelligenza del raziocinio ed evitare di condannare il male. Questo errore sarebbe peggiore del primo. Si chiama indifferenza.
L’ indifferente è colui che pensa che poiché milioni di altri fanno la loro parte è inutile che egli faccia la sua, tanto nulla cambierà, né in peggio né in meglio. L’indifferenza annulla la responsabilità e la volontà, salvo poi accusare di tutto il destino.
No il cristiano di cui parla il vangelo è responsabile dei propri atti e di quelli degli altri. Ma si deve fermare a giudicare questi. Non può identificare il peccato con il peccatore, l’uomo con il suo errore; o meglio deve dare sempre possibilità al peccatore di riscattarsi dal peccato. Questo significa non giudicare.
A volte c’è il rischio che i cristiani, con la loro psicologia di dottori della Legge, spengano ciò che lo Spirito Santo accende nel cuore di un peccatore, di qualcuno che sta sulla soglia, di qualcuno che comincia ad avvertire la nostalgia di Dio.
Che cosa dunque è veramente grave nella vita di un cristiano? È grave giudicare gli altri con intransigenza e livore, è grave e ipocrita condannare con forza e severità gli altri perché commettono atti che sovente proprio chi condanna compie a sua volta. È ancor più grave se dei comportamenti peccaminosi diventano mezzi di ricatto, di potere, di complicità, fino a condurre battaglie comuni contro “altri” sentiti come nemici.
Chi non giudica non sarà giudicato, chi fa misericordia otterrà misericordia. È in questa comprensione del Vangelo che papa Francesco ha detto all’episcopato brasiliano: «Serve una chiesa capace di riscoprire le viscere materne della misericordia. Senza la misericordia non è possibile inserirsi in un mondo di “feriti” che hanno bisogno di comprensione, di perdono, di amore”
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Commento di Don Luigi Maria Epicoco
Chi di noi non vorrebbe un mondo migliore? Chi di noi non vorrebbe svegliarsi la mattina e vivere in un mondo dove l’odio, le guerre, le ingiustizie sociali, l’inquinamento, non ci siano più? Ebbene, sappiate che tutto questo è possibile solo a patto che si capisca da dove bisogna cominciare. Molti tentativi di cambiamento del mondo sono falliti semplicemente perché abbiamo cercato di cambiare il mondo intorno a noi non comprendendo che il più grosso contributo che potevamo dare al cambiamento eravamo innanzitutto noi stessi. Sarò forse questo il significato delle parole di Gesù nel vangelo di oggi: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave?”. Tutto quello che di bello vorremmo vedere al mondo dobbiamo trovarlo innanzitutto dentro di noi. E tutto quello che di brutto vorremmo non ci fosse al mondo dobbiamo sradicarlo innanzitutto da dentro di noi. Ma non c’è bisogno di andare con il pensiero alle grandi guerre o agli squilibri climatici, a volte i cambiamenti che desideriamo riguardano casa nostra, le nostre famiglie, la cerchia dei nostri amici. Più che accumulare malcontento dovremmo cominciare a dire come io posso cambiare affinché tutto cambi. Io sono il vero inizio di ogni cambiamento. Io innanzitutto. E a chi non vuole dare inizio al cambiamento a partire proprio da se stesso allora è bene ricordare che non ha nemmeno più il diritto di lamentarsi. Infatti lamentarsi di qualcosa che non va può farlo solo chi ha fatto tutto quanto era in suo potere per cambiare le cose. Diversamente siamo solo ipocriti: “Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”. Questo tipo di cataratte le si cura solo con un collirio fatto di sana umiltà, di esame di coscienza, e di buona speranza che se inizio io forse la notte non sarà così buia.