Madonne dei nostri tempi: Michel Ciry


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Gli artisti fino ad ora analizzati si confrontano con l’immagine di Maria più in una ricerca di perfezione estetica che di una testimonianza di fede, ma c’è un artista contemporaneo che fa della sua creazione artistica una missione religiosa, pur riconoscendo all’arte la sua autonomia espressiva. Michel Ciry, questo l’artista di cui parliamo, ha dedicato a Maria numerosissimi quadri, incisioni, una sinfonia, soffermandosi soprattutto sul tema dello Stabat Mater, perché vede in Maria, non ai piedi della Croce, ma in piedi di fianco al Cristo crocifisso, il momento culminante della sua collaborazione alla redenzione. Nel quadro, che rappresenta il punto di arrivo della lunga ricerca iconografica, la croce, quasi un’astrazione è ridotta a un legno verticale, Maria, con gli occhi rossi di sofferenza, non guarda il Crocifisso, ma si rivolge verso di noi, per coinvolgerci nel Mistero, perché la redenzione in Cristo è compiuta, ma non è completa; come dice san Paolo, ha bisogno di completarsi nella sofferenza di tutti gli uomini. L’artista commenta: «Non meno crocifissa del suo Figlio, la Vergine subisce il supplizio dei chiodi nelle profondità del suo spirito. Come madre non potrebbe soffrire di più e con più dignità. Rude come il montante della Croce, essa chiama a testimonianza la folla di coloro per i quali il frutto purissimo della sua carne immacolata è morto nel modo più ignominioso. Li chiama a testimoni, ma invano, poiché, ciechi e sordi, essi non vogliono niente, non capiscono niente, lasciando nella sua sublime solitudine questa donna senza pari».

 

di Piero Viotto

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