Congo (Rep. Dem.)
Repressa nel sangue la marcia pacifica per chiedere le presidenziali.  Anche sacerdoti tra gli otto morti nella capitale della Repubblica Democratica del Congo
L’Osservatore Romano

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 Sono almeno otto le persone morte — e sembra che tra esse ci siano alcuni sacerdoti di cui però non è ancora nota l’identità — in seguito agli scontri nella capitale della Repubblica Democratica del Congo, dove in tanti domenica sono scesi in piazza per chiedere che si svolgano le elezioni presidenziali, previste inizialmente nel 2016, poi rimandate più volte dal presidente Joseph Kabila, fino all’ultimo rinvio al 2019. Sono state arrestate almeno 140 persone.
Esponenti dell’opposizione e l’organizzazione Comité Laïc de Coordination avevano promosso quella che doveva essere una «marcia pacifica» a un anno dalla firma, sotto l’egida dei vescovi, di un accordo che prevedeva di tenere le elezioni presidenziali entro la fine del 2017. Il governatore di Kinshasa aveva vietato la marcia per motivi di ordine pubblico. Tuttavia, l’ordinanza non è stata rispettata. Secondo fonti di stampa, la polizia avrebbe fatto irruzione in alcune chiese durante la messa domenicale, sparando candelotti lacrimogeni.
Kabila, al potere dal 2001, è succeduto al padre Laurent Desiré, pochi giorni dopo il suo assassinio. È stato riconfermato già due volte e le presidenziali si sarebbero dovute tenere nel 2016 ma sono state sempre rimandate. L’opposizione chiede che si svolga il voto al più presto possibile. Nei giorni scorsi il governo aveva vietato ogni manifestazione pubblica.

Nel corso di tutto il 2017 non sono mancati momenti di forte tensione e di scontri. Più volte le Nazioni Unite hanno denunciato la morte di decine di oppositori in circostanze non chiare. Tra i feriti più gravi c’è una donna di 60 anni con la fronte sfondata da un colpo infertole al momento dell’intervento delle forze dell’ordine, decise a disperdere l’assembramento cui stava partecipando. E al volto è stato ferito anche un sacerdote intervenuto a fianco della popolazione.
Sono circa 150 le parrocchie cattoliche che hanno promosso iniziative per chiedere il rispetto dell’accordo firmato lo scorso anno a San Silvestro, volto a favorire l’uscita di scena del presidente Joseph Kabila, il cui mandato è scaduto alla fine del 2016. Padre Vincent Tshomba, uno dei decani della Chiesa cattolica di Kinshasa, è stato chiamato a comparire il 27 dicembre dalla giustizia per il cosiddetto «sciopero delle campane». Padre Tshomba aveva chiesto a tutti i sacerdoti di Kinshasa di suonare le campane per 15 minuti ogni settimana per chiedere l’applicazione dell’Accordo di San Silvestro.
La Conferenza episcopale congolese (Cenco) ha ribadito — in una nota — l’esigenza di applicare le intese e ha chiesto la tenuta di elezioni credibili e trasparenti in un tempo ragionevole. In queste ore si moltiplicano le intimidazioni anche ai giornalisti: alcuni di loro sono stati raggiunti e minacciati pesantemente a Kinshasa.
L’OsservatoreRomano,  2-3 gennaio 2018