“Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri” (Marco 9,50)
Una parola, un granello di sale al giorno per dare sapore alla tua giornata.


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3. “L’ANIMA MIA MAGNIFICA IL SIGNORE”.
Le sue parole sono l’espressione di un grande amore e di rogo non una vivissima gioia, ciò spiega perché il suo animo e la sua vita si elevano nello spirito. Maria non dice: Io magnifico Dio, ma l’anima mia; come se volesse dire: tutta la mia vita e i miei sensi sono come sorretti dall’amore di Dio, dalla sua lode e dalla gioia che è in Lui, tanto che, non più padrona di me stessa, vengo elevata più di quanto io non mi elevi alla lode di Dio (…)
Analizziamo il testo parola per parola. Innanzi tutto: “L’anima mia”. La Scrittura distingue nell’uomo tre parti. S. Paolo, infatti, in 1° Tessalonicesi, ultimo capo, dice: “L’Iddio della pace vi santifichi interamente, e tutto l’essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signor nostro Gesù Cristo”. Ciascuna di queste tre parti costituiscono nella sua totalità l’uomo, che viene anche diviso in due parti, cioè in carne e spirito, che non è una suddivisione naturale, ma qualitativa. L’essere umano è dotato, cioè, di spirito, anima e corpo che possono essere buoni o cattivi, ossia, spirito o carne. Ma per il momento questo non riguarda il nostro argomento. (…)
Nella Scrittura troviamo una similitudine di tutto questo. Mosè fece un tabernacolo con tre diversi edifici (Es. 26:33). Il primo si chiamava sanctum sanctorum, nel quale, in assoluta oscurità, abitava Dio, il secondo era il sanctum nel cui interno c’era un candelabro con sette bracci e sette lampade. Il terzo edificio, che si chiamava atrium, il cortile, stava sotto il cielo aperto, alla luce del sole. In quest’immagine è raffigurato il cristiano. Il suo spirito è il sanctum sanctorum, dimora di Dio nella fede oscura, senza luce, poiché crede ciò che non vede, non sente e non comprende. L’anima sua è il sanctum, ove ci sono le sette luci, cioè ogni specie d’intelligenza, ogni dono di discernimento, sapienza e conoscenza delle cose materiali visibili. Il suo corpo è l’atrium, la parte tangibile, che tutti possono vedere quando agisce ed opera.
Paolo prega il Dio della pace di volerci santificare non soltanto in una parte di noi, ma in tutto il nostro essere, nello spirito, nell’anima, nel corpo, affinché tutto sia santo. Non c’è molto da dire sulla ragione di una simile preghiera. (…)
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dal Commento al Magnificat di Martin Luther, in italiano Martin Lutero (1483 1546), teologo tedesco e iniziatore della riforma protestante. Il suo Commento al Magnificat, scritto nel 1520, è particolarmente noto ed ha subito delle riletture dopo il Concilio Vaticano II. Oltre il suo interesse mariologico, l’opera testimonia l’intensa spiritualità di Lutero e il suo modo radicalmente nuovo di fare teologia.