La nascita e lo sviluppo delle cattedrali in Italia, porzioni di Paradiso e segni di identità religiosa e civile

Affrontare, in una sintesi di poche pagine, il tema della cattedrale di contesto cristiano è una sfida temeraria, praticamente impossibile se si allarga lo sguardo all’Italia intera e ancor più all’Europa e al mondo, oltretutto in termini anche diacronici come il tema esige. L’edificio d’altro canto risulta tuttora, in continuità col passato, imprescindibile segno di presenza di vive comunità cristiane nei più diversi territori, in quanto ecclesia mater della Chiesa come istituzione e comunità di credenti. Lo si trova, non casualmente, nel centro delle città dove è anche la sede del vescovo.
Il termine cathedralis venne introdotto come aggettivo per precisare il ruolo di una sola fra le molte ecclesiae di una provincia o diocesi: apparso nell’Occidente europeo solo nell’VIII secolo, in età carolingia, esso sancì infatti non l’eminenza dell’edificio, ma il diritto del vescovo al trono detto allora anche “cattedra”, per indicarne la coincidenza di governo politico e di annunciatore del Vangelo. Questa storica connessione dà ragione dell’imponenza e densità simbolica di molte cattedre vescovili medievali come, per ricordarne una, quella di Parma.
Le cattedrali, come tutte le chiese, hanno conservato fino a oggi (è importante ricordarlo) il carattere di luoghi pubblici. Evidenziano inoltre l’ordinamento gerarchico peculiare della Chiesa cattolica che, come ha affermato il Concilio Vaticano II (Lumen Gentium), riconosce nei vescovi «il principio visibile e il fondamento dell’unità nelle loro Chiese particolari» e li concepisce uniti, in un collegio episcopale avente nel papa il proprio ultimo referente, a sua volta vescovo di Roma e successore di Pietro. L’attuazione non rigida di quest’ordine ne ha sempre consentito la collaborazione con altri insediamenti religiosi caratterizzati da relativa autonomia, come i monasteri, i conventi, i santuari. L’ultimo Giubileo della Misericordia ha rinnovato il senso di questa multi-centralità aperta e convergente in unità, resa efficace dall’apertura delle molte Porte sante, soglie tra le più diverse parti del mondo e Dio.

Nella lunga avventura delle cattedrali europee, l’Italia (dove le cattedrali sono oltre duecentoventi, le concattedrali centotrenta e una quarantina le ex cattedrali) visse una fase di grande splendore tra i secoli XII e XIV, stagione di crescita delle città e di autonomia comunale di molte di esse. Ovunque vennero aperti cantieri, presto divenuti ambito di formazione di maestranze di eccezionale levatura, di scambi artistici e di conoscenze tecniche a scala europea, in un percorso di sperimentazione continua in pittura, scultura, architettura e arti minori, che la storia dell’arte raccoglie sotto le fenomenologie del romanico e del gotico.
L’architetto capo prese coscienza della propria importanza, non solo sul piano artistico ma anche su quello ingegneristico e gestionale. Si costruì con ardimento e perizia, utilizzando materiali facilmente reperibili, dai mattoni alle pietre abilmente lavorate in conci. Vi furono implicati i committenti più vari: i vescovi, i Capitoli delle cattedrali, i signori feudali, le confraternite, i reggenti comunali. Attorno ai cantieri, spesso attivi per più secoli, la conformazione fisica delle città assunse un nuovo ordine interno nel quale la centralità della cattedrale venne esaltata, oltre che dalle sue dimensioni e dalla sua localizzazione, anche da un articolato sistema di strade e piazze convergenti.