“Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri” (Marco 9,50)
Una parola, un granello di sale al giorno per dare sapore alla tua giornata.

SANTITÀ E BELLEZZA
3. La santità è bellezza che contesta la bruttura della philautia.
La santità è bellezza che contesta la bruttura della chiusura in sé, dell’egocentrismo, della philautia. È gioia che contesta la tristezza di chi non si apre al dono di amore, come il giovane ricco che «se ne andò triste» (Matteo 19,22). Ha scritto Léon Bloy: «Non c’è che una tristezza, quella di non essere santi». Ecco la santità, e la bellezza, come dono e responsabilità del cristiano. All’interno di un mondo che «è cosa bella» – come scandisce il racconto della Genesi – l’uomo viene creato da Dio nella relazione di alterità maschio-femmina e stabilito come partner adeguato per Dio, capace di ricevere i doni del suo amore, e quest’opera creazionale viene lodata come «molto bella» (Genesi 1,31). In un mondo chiamato alla bellezza, l’uomo, che è posto come responsabile del creato, ha la responsabilità della bellezza del mondo e della propria vita, di sé e degli altri. Se la bellezza è «una promessa di felicità» (Stendhal), allora ogni gesto, ogni parola, ogni azione ispirata a bellezza è profezia del mondo redento, dei cieli nuovi e della terra nuova, dell’umanità riunita nella Gerusalemme celeste in una comunione senza fine. La bellezza diviene profezia della salvezza: «è la bellezza» ha scritto Dostoevskij «che salverà il mondo».
da Enzo Bianchi, “Lessico della vita interiore. Le parole della spiritualità” (2004)
Enzo Bianchi (1943) è un conosciuto religioso e saggista italiano, monaco laico, fondatore e priore della Comunità monastica di Bose e autore di numerosi testi sulla spiritualità cristiana e sulla tradizione di dialogo della Chiesa con il mondo contemporaneo.