Poco più di mille battezzati, 24 anni di vita: la Chiesa cattolica in Mongolia ha davvero una presenza piccola ma profetica. E sarà un vero e proprio evento domenica 28 agosto, quando, come riferisce l’Osservatore Romano, sarà ordinato il primo sacerdote autoctono.

La cattedrale di San Pietro e Paolo a Ulan Bator

A presiedere il rito, nella cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, sarà il prefetto apostolico di Ulan Bator, Wenceslao S. Padilla. “Si tratta di un esempio straordinario di cosa significa essere una Chiesa missionaria”, sottolinea padre Anthony Chantry, direttore di Missio, l’opera missionaria cattolica, che l’anno scorso ha raccolto più di 615 mila euro per finanziare la costruzione di chiese e la formazione dei sacerdoti in Mongolia.

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Una foto dell’agosto 2003: il cardinale Crescenzio Sepe durante l’ordinazione episcopale del filippino Wenceslao Padilla a Ulan Bator

La Chiesa mongola ha appena 24 anni; la sua presenza nel Paese risale infatti al 1992, quando furono stabiliti rapporti diplomatici fra Santa Sede e Repubblica di Mongolia, Paese a larga maggioranza buddista, e venne aperta la missione di Ulan Bator.

Il futuro sacerdote, Joseph Enkhee-Baatar, è stato ordinato diacono nel 2014 a Daejeong, in Corea del Sud, dove ha ricevuto la sua formazione, ed è rientrato in Mongolia nel gennaio scorso.

Avvenire 22 agosto 2016