Vince la retorica della paura.
Il fallimento di Cameron.

Nel segreto dell’urna, i britannici hanno detto addio all’Europa. Non era un risultato imprevisto fino a un paio di settimane fa. Quando la Brexit era soltanto un’ipotesi cavalcata dagli euroscettici, i sondaggi davano un leggero vantaggio dei favorevoli. All’avvicinarsi del giorno del giudizio, però, era sembrato che gli elementi di realtà potessero fare premio sulle tentazioni isolazionistiche. Le ricadute economiche e finanziarie, il ritorno dei controlli sui viaggi e gli spostamenti, le minacce di “ritorsioni” degli altri Paesi, tutto aveva riportato a una previsione di vittoria del “no” al distacco da Bruxelles. Le Borse fino a poche ore prima della chiusura dei seggi avevano corso in territorio positivo, con la convinzione che il pericolo fosse scampato.
E se all’avvio dello scrutinio gli ultimi sondaggi e gli umori politici avevano fatto esultare Cameron e ammettere una possibile sconfitta da parte del leader dell’Ukip Farage, la notte dello spoglio ha riservato la sorpresa più grande. Uno choc che sta facendo tremare i mercati e i palazzi della politica. Farage è tornato a festeggiare, parlando di “indipendenza” raggiunta, mentre il premier che ha giocato con il fuoco del referendum proprio per non perdere voti alle elezioni contro i populisti si trova ora come un apprendista stregone dalle dita bruciate.
In gioco il progetto europeo
Rischio di “ognuno per sé”
Un voto per il proprio cortile
La gente deve decidere, certo, e il voto va rispettato. Ma non sempre avremo scelte meditate e accorte. La retorica della paura ha facilmente buon gioco, nel segreto dell’urna tanti inglesi hanno pensato più al loro cortile che al loro Paese. E potrebbero presto pentirsene. Tutti però dobbiamo oggi fare i conti con i pesanti effetti della loro croce apposta sulla casella “Leave”.
Avvenire 24 giugno 2016