L’enciclica sul clima del Papa fa paura al gigante Exxon.

Il gruppo petrolifero in Vaticano per spiegare le posizioni Usa. “Combustibili fossili insostituibili, e l’effetto serra non è sicuro”.

L'enciclica sul clima del Papa fa paura al gigante Exxon.

La Exxon ha rifiutato di partecipare all’iniziativa lanciata ieri dalle compagnie europee del settore energia per contrastare il riscaldamento globale, ma su questo punto deve sentirsi accerchiata, se nei giorni scorsi ha sentito la necessità di inviare una delegazione a Roma per spiegare le sue posizioni in Vaticano.

I portavoce del colosso petrolifero americano dicono che l’imminente enciclica di papa Francesco sull’ambiente non è stata esplicitamente discussa, ma all’incontro di fine maggio rivelato dal Wall Street Journal ha partecipato Curtis McKenzie, un canadese esperto in finanza ed energia che lavora come consulente per il cardinale Peter Turkson, incaricato di redigere la lettera.

Il vertice di Parigi

In vista del vertice Onu di Parigi a dicembre, i cambiamenti climatici stanno diventando un’emergenza non solo per l’effetto che hanno sulla nostra salute, ma anche sulle finanze delle compagnie del settore. Alcuni «investitori attivisti» hanno cominciato a fare pressione sulle aziende, al punto che la Chiesa d’Inghilterra e il fondo sovrano norvegese hanno venduto le azioni di compagnie impegnate nell’estrazione del carbone. Se a ciò si aggiunge l’enciclica del Papa, per chi opera in questo campo diventa sempre più difficile resistere alle pressioni dell’opinione pubblica. La Exxon finora lo ha fatto. Il suo ceo, Rex Tillerson, ha sostenuto che i modelli per fare le previsioni delle temperature «non sono così buoni», mettendo quindi in discussione la solidità scientifica degli stessi cambiamenti climatici, e la necessità di agire per contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi rispetto ai livelli pre industriali, invece dei 3,6 previsti, che sarebbero accompagnati dalla saturazione dell’atmosfera con le emissioni di anidride carbonica entro il 2040. Tillerson ha detto che fra tre decenni l’80% dell’energia mondiale verrà ancora dai combustibili fossili, e quando ha sentito la proposta avanzata dalle compagnie europee per puntare sul gas e creare un sistema di carbon pricing omogeneo, ha risposto così: «No grazie. Non fingeremo su questo tema. Noi esprimeremo una visione a cui abbiamo pensato molto; soluzioni ed idee politiche che crediamo abbiano merito».

A casa di un diplomatico

Di questo è andato a parlare uno dei principali lobbisti della Exxon, accompagnato da un collega basato a Roma, a un pranzo che si è svolto nella casa di un diplomatico della missione americana presso la Santa Sede. Oltre a McKenzie, hanno partecipato anche un membro laico dell’ordine dei Francescani e un professore universitario, non legati direttamente al Vaticano. Il lobbista ha mostrato una PowerPoint presentation in 16 slide, per spiegare le idee della sua azienda, senza discutere apertamente l’enciclica di Francesco. Visto il luogo, gli invitati, e l’imminente pubblicazione del documento, è però quanto meno ovvio che il tema fosse lo stesso. Trovarsi contemporaneamente sulla posizione opposta delle compagnie europee, alcuni azionisti e il Papa diventa complicato, e la speranza è che si trovi un compromesso efficace in vista del vertice Onu di Parigi.

(Paolo Mastrolilli) La Stampa, 2 giugno 2015