Sessant’anni fa la scomparsa di Teilhard de Chardin (10 aprile 1955)

A sessant’anni dalla scomparsa di Teilhard de Chardin

Quantunque certi aspetti spirituali e cristologici della sua visione siano stati recepiti dalla cultura cattolica, riteniamo che Teilhard de Chardin avvertirebbe anche oggi di sentirsi alquanto solo, per il nostro modo riduttivo d’intendere e interpretare l’evoluzione. «L’età delle nazioni è passata. Se non vogliamo perire, si tratta ora per noi di rigettare i vecchi pregiudizi e di costruire la Terra».

Il 10 aprile 1955, al tramonto di una radiosa domenica di Pasqua, moriva a New York padre Pierre Teilhard de Chardin. Aveva da poco redatto ll Cristico, per riaffermare un’ultima volta la visione di un universo convergente in Cristo-Omega e la fede in un Cristianesimo capace di rinnovare il suo straordinario potere di ‘panamorizzazione’, a beneficio dell’unità del mondo.

Alla fine della vita, che presentiva prossima, si era tuttavia reso conto della propria solitudine intellettuale, dell’impossibilità di trasmettere tutto ciò che aveva ‘visto’, tanto da «non poter citare un solo autore, un solo scritto» che condividesse la ‘Diafania’ per mezzo della quale il mondo gli appariva meravigliosamente trasfigurato. In una lettera indirizzata a padre Ravier due giorni prima di morire, affermava di essere dolorosamente sorpreso e deluso per aver constatato che i suoi più intimi amici «pensano e pregano ancora in un ‘Cosmo’ statico, anziché in ‘Cosmogenesi’». Eppure fin da principio, quando assieme a loro studiava teologia ad Hastings, li aveva resi partecipi della sua visione, colta come in un lampo che illumina il cielo notturno: «La coscienza d’una Deriva profonda, ontologica, totale dell’Universo».

Esiste un’importante relazione di Teilhard de Chardin su L’Homme, devant les enseignements de l’Église et devant la philosophie spritualiste (è del 1911, anno della sua ordinazione sacerdotale), che contrassegna quella repentina presa di coscienza: è un documento inspiegabilmente omesso dai curatori delle opere postume e leggibile soltanto in internet. Esso dimostra che le sue principali idee erano già presenti nella grande intuizione iniziale: non si trattò di un semplice cambiamento di opinione, quanto piuttosto di una radicale modifica del suo stato di coscienza, capace di inglobare in sé il corso dell’intera evoluzione e la grandezza cosmica del Cristo Risorto.

Tale stato di coscienza rappresenta una dimensione interiore molto difficile da trasmettere a parole: esige invece, metaforicamente, che le foglie più esterne e recenti di ogni quercia diventino esse stesse consapevoli dei rami e del tronco che le sorreggono, delle radici che le alimentano e del Sole che dà loro energia… Jean Gebser ha definito «integrale» questo nuovo stato di coscienza, verso cui sta lentamente evolvendo l’uomo moderno.

Dopo il 1955, gli scritti postumi di Teilhard (gli stessi che aveva redatto per i suoi molti amici, scienziati e religiosi) sono stati raccolti in tredici volumi. In Italia, sono apparsi nel corso di 36 anni, fra il 1968 e il 2004, in ordine non cronologico, alcuni non più in commercio. Queste brevi considerazioni sono più che sufficienti per affermare che, stando così le cose, non è affatto agevole cogliere l’intero pensiero teilhardiano. Quantunque certi aspetti spirituali e cristologici della sua visione siano stati recepiti dalla cultura cattolica, riteniamo che Teilhard de Chardin avvertirebbe anche oggi di sentirsi alquanto solo, per il nostro modo riduttivo d’intendere e interpretare l’evoluzione.

Per Teilhard, l’evoluzione include tutti i fenomeni di trasformazione della materia a partire da un atomo primigenio (postulato nel 1927 dal sacerdote cattolico George Lemaître) sino all’unificazione dell’umanità nel Punto Omega. Benché sia noto che dopo il Big bang, in virtù di ‘leggi’ presenti ab origine nel fenomeno stesso (come ad esempio l’equivalenza energiamassa, espressa da Einstein nella famosa formula E=mc²) siano apparse, in successione, le particelle subatomiche, i protoni, i neutroni, l’idrogeno, l’elio e, più tardi, le prime stelle, in cui si sono formati gli elementi atomici sino al ferro, ecc., tuttavia i dibattiti sull’evoluzione si sviluppano quasi esclusivamente attorno alla materia organica, in modo slegato dall’evoluzione della materia inorganica.

Nessuno nega, naturalmente, che ogni evento evolutivo sia stato in qualche modo condizionato dai precedenti e abbia influito su quelli successivi, ma di fatto sembra che sussista un restringimento visivo, se non di ‘coscienza del Tutto’. Peraltro la scienza moderna riconosce che la realtà non è fatta di ‘cose’, ma di ‘relazioni’, che il senso costruttivo dell’evoluzione, dal Big Bang in poi, è segnato da livelli crescenti di complessificazione, proprio come Teilhard aveva sostenuto, senza essere allora compreso, perché in anticipo di alcune decine d’anni rispetto alla ‘teoria generale dei sistemi’. Egli infatti ha per primo rilevato che accanto al processo («in discesa») di disorganizzazione per Entropia, tutta l’evoluzione, inorganica e organica, è attraversata da un ostinato e faticoso processo di organizzazione («in salita») che «fa nascere, per ‘corpuscolarizzazione’ graduale dell’Energia cosmica, l’infinita varietà degli atomi, molecole, cellule viventi, ecc.» sino alla futura unificazione dell’umanità!

Senza dubbio l’evoluzione antropo-sociologica, come prolungamento dell’evoluzione fisico-chimica e biologica, rappresenta la parte più peculiare della visione di Teilhard, ma è anche quella meno considerata e approfondita. Il Passato evolutivo lo aveva soprattutto interessato per spingere lo sguardo verso l’avanti, in vista di una «superumanità» che potrebbe realizzarsi mediante la «simpatia interumana e le forze religiose». La previsione di un futuro così lontano ha probabilmente ridotto l’interesse degli studiosi per i moltissimi scritti che Teilhard ha dedicato al futuro dell’uomo, oppure sono sembrate irrealistiche certe drammatiche previsioni, come questa del 1931: «L’età delle nazioni è passata. Se non vogliamo perire, si tratta ora per noi di rigettare i vecchi pregiudizi e di costruire la Terra».

A sessant’anni dalla scomparsa di Teilhard de Chardin, sembra opportuno dedicare molta più attenzione ai numerosi suoi scritti riguardanti la Noosfera, da lui profetizzata nel 1925. Il futuro dell’umanità non è affatto privi di rischi e, dunque, «la costruzione della Noosfera – come egli ha sottolineato – non potrebbe essere semplicemente istintiva e passiva. Ma aspetta da noi una collaborazione attiva e diretta, uno slancio vigoroso fatto di convinzione e di speranza».

Fabio Mantovani
Avvenire 8 aprile 2015

IL CRISTICO
Pierre Teilhard de Chardin s.j.

Nota introduttiva

E’ questo testo l’ultima riflessione di Teilhard de Chardin, pochi giorni prima della sua morte, avvenuta nel giorno di Pasqua del 1955.

Questa riflessione, che consiglio ad ogni cristiano di leggere, riguarda esclusivamente il Cristo, che è la quintessenza di tutta la visione teilhardiana. E’ possibile trovare il testo completo nell’opera: Teilhard de Chardin: Il Cuore della Materia, Queriniana Editrice, 1998, pag.67- 86. E’ un testo straordinario quale solo i grandi uomini di fede e i mistici come Teilhard sono capaci di scrivere, frutto della sua intensa vita vissuta immersa perdutamente in quella del Cristo Redentore.

Qualche anno prima di morire, Teilhard scriveva una lettera a Jeanne Mortier, che sarebbe diventata la sua legata testamentaria: “Questo straordinario Cristico: non vorrei morire prima di averlo espresso più o meno come l’intravedo, con uno stupore che non smette di crescere”. Ed infatti IL CRISTICO venne finito nel marzo del 1955.

Il 9 febbraio del 1955 Teilhard scriveva ancora a Jean Mortier: “Comincio decisamente il Cristico, senza ben sapere il tono e l’andamento che la cosa assumerà. Preghi perché io faccia meglio che possa – perché venga il suo Regno”.

Il Cristico è diviso in 4 capitoli più l’Introduzione e la Conclusione.

I capitoli sono:

Introduzione: l’Amorizzazione dell’Universo;

  1. La Convergenza dell’Universo;
  2. L’Emergenza del Cristo;
  3. L’Universo Cristificato
    1. Consumazione dell’Universo mediante il Cristo
    2. La consumazione del Cristo mediante l’Universo
    3. L’Ambiente Divino
    4. La Religione di Domani

Conclusione: Terra Promessa

Dalla lettura di questo testo traspare condensato tutto l’amore per il Cristo e tutta la sofferenza (per non essere stato compreso) della sua vita e preannuncia , in qualche modo, l’imminente abbandono della vita terrena.

Ma è anche sentendosi solo la sua fede in Dio e nel Mondo rimane salda e “vede” la Diafania che ha impregnato tutto e “sa” che la sua visione diverrà l’orizzonte di un numero sempre più crescente di persone nel Mondo. Infatti Egli dice: “Basta, per la Verità, apparire una sola volta, in una sola mente, perché nulla possa mai più impedirle d’invadere tutto e d’incendiare tutto”.

Non posso pubblicare tutto il testo perché è lungo, ma nell’invitarvi a leggere e meditare il testo voglio almeno pubblicare il capitolo finale del Cristico: Terra Promessa.

IL CRISTICO
Conclusione: Terra Promessa
L’Energia che diventa Presenza…

E pertanto la possibilità che si scopre, che si apre all’Uomo, son solo di credere e di sperare, ma (cosa ben più inattesa e preziosa!) d’amare, coestensivamente e coorganicamente, assieme all’intero passato, anche il presente ed il futuro d’un Universo in corso di auto concentrazione…

Sembrerebbe che un solo raggio d’una siffatta luce, cadendo come una scintilla in un qualsiasi punto della Noosfera, dovesse provocare un’esplosione abbastanza forte da incendiare e rinnovare quasi sull’istante la faccia della Terra.

Allora, per quale motivo, guardando attorno a me ed ancora tutto inebriato di ciò che mi è apparso, io mi trovo quasi solo della mia specie? Solo ad aver “visto”… incapace pertanto, quando me lo si chiede, di citare un solo autore, un solo scritto, in cui si riconosca, in termini chiari, la meravigliosa “Diafania” che, per il mio sguardo, ha trasfigurato tutto?

E, soprattutto, per quale motivo, “sceso dalla montagna”, e nonostante la magnificenza che riempie i miei occhi, io mi ritrovo così poco migliorato, così poco pacificato, così incapace di far passare nel mio agire, e pertanto di comunicare effettivamente agli altri, la meravigliosa unità in cui mi sento immerso?…

Il Cristo Universale? L’Ambiente Divino?… Tutto sommato, non sarei forse soltanto la vittima di un miraggio interiore?… Ecco ciò che spesso mi domando.

Ma ecco pure ciò contro cui, dal fondo di me stesso, ogni volta che mi assale il dubbio, tre successive onde d’evidenze insorgono, – spazzando via dalla mia mente il falso timore che il mio “Cristico” possa essere una semplice illusione.

Dapprima l’evidenza della “coerenza” che questo ineffabile Elemento (o Ambiente) stabilisce nel più profondo del mio pensiero e del mio cuore. Certo (e lo so anche troppo…), nonostante l’ambizioso splendore delle mie idee , rimango, in pratica, in uno stato d’imperfezione che mi preoccupa. A dispetto delle pretese della sua formazione, la mia fede non realizza in me altre tanta carità reale, altrettanta calma fiducia che, nell’umile persona inginocchiata accanto a me, produce il catechismo che insegnano ancora ai bambini. Ma so anche che questa Fede raffinata, che uso così male, è l’unica che io possa sopportare, l’unica che mi soddisfi, – e persino (non posso dubitarne) l’unica che sia capace di bastare ai “carbonai” ed alle “comari” di domani.

Evidenza, poi, della “potenza contagiosa” d’una forma di Carità in cui diventa possibile amare Dio non solo “con tutto il corpo e tutta l’anima”, ma con tutto l’Universo-in-Evoluzione. Ho testè confessato la mia attuale impossibilità di citare una sola “autorità” (religiosa o laica), in cui potessi riconoscermi totalmente, sia dalla parte “visione cosmica” che dalla parte “visione cristica”. Eppure come non sentir vibrare attorno a me (anche solo dal vedere come “le mie idee” si diffondono) la massa di tutti coloro – dai confini dell’incredulità sino al fondo dei conventi –pensano, sentono, o almeno presentono proprio come me? – Coscienza riconfortante, in verità, di non scoprire nulla da me, ma di risonare molto semplicemente a ciò che necessariamente (dato un certo stato del Cristianesimo e del Mondo) vibra dovunque nelle anime che mi circondano. E pertanto coscienza esaltante di non essere né me né solo, – ma d’essere una legione – ma d’essere persino “tutti”, nella misura in cui riconosco, palpitante nelle mie profondità, l’umanità di domani.

Evidenza, infine della “superiorità” (seppure ad un tempo “l’identità”) di ciò che vedo rispetto a ciò che mi è stato insegnato. Per la loro stessa funzione, né Dio che ci attira può essere meno perfetto, né il Mondo con cui evolviamo può essere meno stimolante di quanto lo concepiamo e di quanto ne abbiamo bisogno. In un caso come nell’altro (a meno d’ammettere una positiva disarmonia nella stessa stoffa delle Cose), la verità si trova nella direzione del grado massimale. Ora, abbiamo visto in precedenza, è nel “Cristico” che, nel nostro secolo, il Divino raggiunge il fastigio dell’adorabile, e l’Evolutivo il sommo potere d’attivazione. Allora che cosa concludere, fuorché riconoscere che, proprio da quella parte, inevitabilmente, l’Umanità propende e, presto o tardi, s’unificherà?

Ed ecco che, questa volta si spiegano molto naturalmente il mio isolamento e la mia apparente singolarità. Dappertutto sulla Terra, in questo momento, in seno alla nuova atmosfera creata dall’apparizione dell’idea d’evoluzione, fluttuano in uno stato estremo di reciproca sensibilizzazione l’amore di Dio e la fede nel Mondo: le due componenti essenziali dell’Ultraumano.

Le due componenti sono dovunque “nell’aria”, ma in genere non abbastanza forti, “tutte due insieme” per combinarsi l’una con l’altra, “in uno stesso individuo”. In me, per puro caso (temperamento, educazione, ambiente…) la proporzione dell’una e dell’altra trovantesi favorevole, la fusione si è operata spontaneamente, – troppo debole ancora per propagarsi esplosivamente – eppure sufficiente per accertare che la reazione è possibile e che, “un giorno o l’altro, la catena si stabilirà.

Prova nuova che basta, per la Verità, apparire una sola volta, in una sola mente, perché nulla possa mai più impedirle d’invadere tutto e d’incendiare tutto!

Pierre Teilhard de Chardin s.j.

New York, marzo 1955

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