Niger, la Chiesa sospende le sue iniziative.

proteste contro la pubblicazione  di Maometto da parte di Charlie Hébdo

In Niger tutte le attività ecclesiali (scuole, centri sanitari, opere caritative e di sviluppo… ) sono sospesi fino a nuovo ordine. Così hanno disposto i vescovi nigerini, in seguito agli atti di violenza e di vandalismo contro cristiani e chiese nelle regioni di Zinder, Maradi e Niamey.

“Questo – si legge nel breve comunicato firmato dai vescovi Laurent Lompo, Ambroise Ouedraogo e Michel Cartateguy – ci permetterà di pregare e leggere con serenità gli eventi dolorosi che abbiamo appena subito. Cordialmente Ringraziamo coloro che hanno espresso la loro solidarietà in questi tempi difficili” .

Già domenica scorsa non era stata celebrata nessuna messa in diverse parrocchie del Niger. Nei giorni scorsi hanno subito incendi e saccheggi le parrocchie di San Paolo, Sant’Agostino, San Gabriele, Santa Teresa, San Giovanni e San Giuseppe e hanno registrato danni anche le comunità di alcune congregazioni religiose. A Zinder circa trecento persone si sono radunate in un campo militare dopo i danni provocati a diverse strutture della Chiesa prese di mira.

“La comunità cristiana in Niger è ancora sotto choc: quasi tutte le nostre chiese, 12 su 14, sono state completamente saccheggiate, non c’è rimasto più nulla, tutto è bruciato”, ha riferito a Radio Vaticana l’arcivescovo di Niamey, monsignor Michel Cartateguy, informando che “soltanto la cattedrale è rimasta in piedi, perché su mia richiesta è stata sorvegliata a oltranza. Ma non so fino a quando questo sarà possibile. Incontrerò le autorità politiche affinché si impegnino con ogni mezzo perché la cattedrale non sia ancora presa d’assalto”.

“Non riusciamo a capire quello che sta succedendo, io ho detto alle più alte autorità che non abbiamo niente contro la comunità musulmana, al contrario dobbiamo ulteriormente rafforzare i legami di unità e di fratellanza che abbiamo costruito. Abbiamo avuto tantissime testimonianze di fratellanza e di sostegno. Ma abbiamo dovuto sospendere ogni attività della missione cattolica e chiudere le nostre scuole”.

Per monsignor Cartateguy, “sono persone manipolate dall’esterno, tutto è manipolato. Poi, è ovvio che la caricatura di Maometto moltiplicata in decine di milioni di copie fa dire alla gente di qui “sono i cristiani d’Occidente che ci fanno questo!”. Ma perché si continua ancora su questa strada? Dov’è il rispetto per la fede degli altri? Ormai ci sono persone che, girando per le strade, chiedono “ma tu sei Allah akbar o Alleluja? Questo significa che stanno cercando i cristiani”.

Avvenire 20 gennaio 2015

In Niger 45 chiese incendiate

Almeno 45 chiese sono state date alle fiamme nel Niger durante le proteste contro la pubblicazione delle caricature di Maometto da parte di Charlie Hébdo: lo rende noto il governo di Niamey, che conferma che i morti nelle violenze sono almeno 10 e che ha indetto per le vittime tre giorni di lutto.

Le proteste sono cominciate venerdì scorso e hanno presto assunto una chiara piega anticristiana. A Niamey due chiese sono state date alle fiamme da persone che manifestavano contro le vignette dedicate a Maometto del settimanale francese Charlie Hébdo. Sabato i dimostranti hanno attaccato una stazione di polizia e incendiato almeno due auto delle forze dell’ordine vicino alla principale moschea di Niamey, dopo che le autorità hanno vietato un incontro convocato dai leader musulmani locali.

Un’altra chiesa e una residenza di un ministro degli Esteri sono stati dati alle fiamme nella città di Goure. Quattro predicatori musulmani che avevano organizzato l’incontro a Niamey sono stati arrestati. I manifestanti hanno bruciato la bandiera francese e hanno allestito blocchi stradali in centro. L’ambasciata francese a Niamey ha chiesto ai concittadini di non uscire per strada.

La polizia ha risposto con gas lacrimogeni. “Hanno offeso il nostro profeta Maometto. Ecco cosa non ci è piaciuto”, ha spiegato Amadou Abdoul Ouahab, che ha preso parte alla manifestazione. “Questa è la ragione per la quale abbiamo chiesto ai musulmani di venire, per poter spiegare loro ciò, ma lo Stato ha rifiutato. Ecco perché siamo arrabbiati oggi”. Manifestazioni si sono tenute anche in altre città, inclusa Maradi, che si trova a circa 600 chilometri a est di Niamey, dove sono state incendiate due chiese.

Avvenire 19 gennaio 2015