Lectio della Domenica
VI DOMENICA DI PASQUA
Anno A – 25 maggio 2014 – Giovanni 14, 15-21
Gesù ha tracciato l’itinerario della nuova umanità, itinerario che la conduce a incontrare il Padre in solidarietà totale con l’uomo (14,1-14). In questo brano si evidenzia come Dio diventi una cosa sola con la comunità e viva in ogni membro di essa. Si hanno così due aspetti dell’esodo: la comunità in cammino e la presenza di Dio in mezzo ai suoi. La condizione per questa presenza è l’identificazione della comunità con la persona e il messaggio di Gesù, attraverso l’amore per lui e la pratica dei suoi comandamenti.
15 «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti;
L’amore per Gesù è condizione per compiere i suoi comandamenti, così come la messa in pratica dei suoi comandamenti sarà la prova dell’amore per lui (v. 21). Chi non ama Gesù non può amare gli altri; chi non ama gli altri non ama Gesù.
Per la prima volta Gesù menziona l’amore dei discepoli per lui; la fede in lui denota pertanto un’adesione personale che culmina nell’amore. L’adesione alla sua persona e alla sua opera si trasforma in un impulso di identificazione con lui, i comandamenti perdono ogni carattere di imposizione: sono le esigenze dell’amore.
Compierle significa essere come lui, e a questo conduce spontaneamente la forza interiore dello Spirito. Non si tratta dell’obbedienza dei discepoli a norme esterne, ma della espansione interiore della loro sintonia con Gesù. Se Gesù conserva il termine comandamento per designare tale realtà, è soltanto per riferire la sua norma di vita ai comandamenti della Legge antica ed indicare la via del superamento; per i suoi discepoli valgono soltanto i suoi comandamenti. La stessa enfasi della costruzione – i comandamenti miei – indica la sua proposta in relazione a quella della Legge di Mosè. I suoi comandamenti vengono presentati come risposte alle esigenze di amore, espressione delle necessità dell’uomo in ogni circostanza. Il comandamento nuovo è prototipo di tutti gli altri: l’identificazione con Gesù attraverso un amore per i fratelli simile al suo (13,34) – che lo rende presente nella comunità – porta in sé l’esigenza dell’amore per tutti gli uomini, così come egli li ha amati.
16 e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17 lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Gesù esercita un’attività mediatrice presso il Padre per la comunicazione dello Spirito ai suoi. È una mediazione futura esercitata dalla sua nuova condizione presso il Padre, una mediazione necessaria. Il termine Soccorritore/Consolatore/Paraclito, applicato allo Spirito, significa colui che aiuta in qualunque circostanza. Di fatto ha un duplice ruolo: all’interno della comunità, mantenere vivo e interpretare il messaggio di Gesù (14,26); nel confronto tra comunità e mondo, dare sicurezza ai discepoli e guidarli interpretando loro gli avvenimenti (16,7-15). Lo Spirito sarà un altro soccorritore. Finché è stato con i suoi, Gesù li ha istruiti e protetti (17,12). D’ora in poi sarà lo Spirito il loro permanente soccorritore.
Il mondo (ho kósmos) è qui usato nell’accezione peggiorativa di ordinamento ingiusto. Esso professa la menzogna, un’ideologia (la tenebra) che propone come valore ciò che è contrario al disegno creatore, ciò che riduce o sopprime la vita dell’uomo: in definitiva, la morte. Il sistema è la menzogna istituzionalizzata, che giunge all’omicidio, la soppressione della vita (8,44). Non può percepire lo Spirito della verità né conoscerlo: la morte è incompatibile con la vita. I discepoli hanno esperienza dello Spirito a causa della presenza di Gesù, in cui dimora il Padre (14,10); una tale esperienza sarà maggiore nel futuro, quando giungerà la interiorizzazione che Gesù promette loro. Quando egli darà lo Spirito (7,39), questi sarà in loro un principio dinamico e vivificante.
18 Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.
Gesù sta preparando i suoi discepoli al momento della sua assenza fisica visibile: dà loro tutte le sicurezze perché non siano inquieti (14,1). Non li lascerà soli, abbandonati, orfani. Il termine ha forti connotazioni dell’AT, in cui l’orfano è prototipo di colui che è alla mercé dei potenti, colui nei cui confronti si commettono tutte le ingiustizie (cfr., per es., Is 1,17-23; 10,1-2; Ger 5,28; 7,6; 22,3; Ez 22,7; Os 14,4; Sal 82,3-5;). Gesù non lascerà indifesi i suoi. La sua assenza non sarà definitiva, promette il suo ritorno entro breve tempo. L’opposizione non mi vedrà più – voi invece mi vedrete è correlativa all’espressione Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo? di 14,22 (per le diverse accezioni del verbo “vedere” v. ns. commento a Gv 20,1-9, giorno di Pasqua). Il mondo cesserà di vederlo dopo la sua morte perché Gesù non gli si manifesterà; i discepoli potranno vedere/contemplare Gesù. In termini di visione viene descritta la comunione di vita con lui; i discepoli parteciperanno alla sua vita perché parteciperanno del suo Spirito, che effettuerà la comunione di Gesù con i suoi.
20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
La frase si riferisce al giorno in cui Gesù, anche se invisibile per il mondo, si renderà presente nella comunità. Lo Spirito, che procede dal Padre (15,26) e che Gesù comunica ai suoi discepoli, fa loro conoscere che Gesù e il Padre sono uno (10,30), ed essi, a loro volta, nella comunione del medesimo Spirito, sono uno con lui. Gesù è identificato con il Padre, perché ha lo stesso Spirito, la stessa pienezza d’amore (1,14); i discepoli lo sono come Gesù attraverso l’amore per lui e per i fratelli, che è lo Spirito ricevuto. Così si verifica la perfetta unione della comunità con il Padre, suo Dio, attraverso Gesù (17,21.23). È un’esperienza di unità e integrazione, una comunità di vita fra Dio e l’uomo. Gesù vincola Dio agli uomini. Si costituisce così un nucleo da cui irradia l’amore: la comunità identificata con Gesù e, attraverso di lui, con il Padre. In essa e attraverso di essa si esercita l’azione salvifica di Dio nell’umanità.
21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gesù passa al singolare rispetto alla relazione che il Padre e lui stabiliscono con ogni membro della comunità. Egli non uniforma, ma differenzia. La sua comunità non è gregaria; per questo il principio che enuncia si applica ad ogni individuo, e ciascuno è responsabile della propria azione. Riprende la formulazione iniziale (v.15), ma invertendo l’ordine dei termini. Lì l’amore per Gesù era la condizione per compierne i comandamenti; ora egli avvisa i discepoli che l’attività a favore dell’uomo è l’unica cosa che esprime concretamente l’amore per lui e, pertanto, l’unico criterio per verificarne l’esistenza. Il discepolo fa suoi i comandamenti di Gesù e li compie. L’amore consiste pertanto nel vivere gli stessi valori di Gesù e nel comportarsi come lui. La somiglianza con Gesù, effetto dell’amore per lui, provoca una risposta d’amore da parte del Padre (17,23), che vede realizzata nell’uomo l’immagine di suo Figlio. La risposta di Gesù si tradurrà in una manifestazione personale. Il Padre e Gesù, che sono uno (10,30), rispondono all’unisono. Il Padre considera come figlio colui che ama come ama Gesù; Gesù lo vede come fratello. Gesù menziona soltanto la sua manifestazione perché egli continuerà ad essere il santuario in cui Dio abita (2,21): in lui si realizza la teofania.
Riflessioni…
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È profetizzato un altro Paraclito, lo Spirito del Risorto.
Egli avrà l’intento e il compiacimento di restare con l’uomo per sempre, garantendo anche la presenza del Padre, nella storia di ogni uomo che continuerà così ad essere Storia di salvezza. -
Sarà Spirito di verità, visibile e sperimentabile per chi vede, vive e contempla verità, grazie al dono offerto ed accolto della divina dimora presso menti, intenzioni e cuori dell’uomo.
Solo un rifiuto pone ai margini, al buio impenetrabile, la verità, dono divino ed impegno di ricerca e di amore. -
Sarà Spirito di vita, che coniuga fede e prassi; compie convergenze tra prove d’amore e osservanze d’impegni e giuramenti; realizza identità tra il Figlio e il Padre, e con gli uomini, termine di desideri divini.
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E dall’intimo dell’uomo, emergono tensioni ed aspirazioni fino ad approdare ad autentiche conoscenze divine, finché permangono viva la presenza, cosciente l’incontro, vitale il dialogo con lo Spirito, radice e garanzia di autenticità e di ogni fedeltà.
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Così, questa vita rende sinonimi le parole amore ed osservanza, perché sinonimi di donazione, di riconoscimento, di libera accettazione, di generosa scelta di adesione a comandi d’amore di chi ha già donato Spirito e Vita ed offre progetti di figliolanze divine e fratellanze umane, invocando accoglienze e sintonie per riproporre all’unisono nel tempo concrete proposte d’amore.
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Senza abbandoni, anzi in concomitante presenza per illuminare, sostenere, e condividere ogni novità prima adombrata e teorizzata ma ora incarnata e vissuta in comune destino con l’uomo, perché io vivo e voi vivrete. Per sperimentare, tutti, la compresenza identificante tra Padre e Figlio e Spirito e Umanità tutta.
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Da questa circolarità singolare di vita, è bandita ogni menzogna, ambiguità, frodi, ricatti, prepotenze, sopraffazioni, soffocamenti di libertà, deprivazioni di dignità…
A chiunque continuerà ad avere occhi e cuori puri, sarà possibile ancora vedere e contemplare quel Gesù che si allontana, e poi ritorna, grazie allo Spirito nuovo, che perciò non muore e si fa perenne, generando gioia di presenze che già da ora non ingannano e non rendono orfani, e che costituisce qui gli uomini profeti di significati e di valori, in attesa di continue risurrezioni.