P. Manuel João, comboniano
Riflessione domenicale
dalla bocca della mia balena, la sla
La nostra croce è il pulpito della Parola

Chi occupa la cattedra del tuo cuore?

Anno A – 31a Domenica del Tempo Ordinario
Matteo 23,1-12: Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo!

Il vangelo di questa domenica continua in un contesto duro di opposizione tra Gesù e i suoi avversari. Adesso, tuttavia, è Gesù che prende l’iniziativa e fa una serie di denunce molto severe nei confronti degli scribi e dei farisei, che si protrae per tutto il capitolo 23 del vangelo di Matteo. Il brano di oggi ne è l’introduzione. Seguono poi i “7 guai” pronunciati da Gesù contro di loro: “Guai a voi scribi e farisei ipocriti”!

Ci può stupire il linguaggio aspro e pungente di Gesù contro questi due gruppi che erano comunque stimati dal popolo. Diversi farisei entreranno a fare parte della primitiva comunità cristiana. San Paolo stesso era stato “fariseo e figlio di farisei” (Atti 23). Perché dunque Gesù sembra infierire contro di loro?

1. Il lievito dei farisei

È provabile che l’evangelista Matteo abbia caricato un po’ le tinte, pensando alla sua comunità, dove c’erano dei farisei convertiti che, con il loro formalismo e legalismo, rischiavano di annacquare il vino nuovo del vangelo. Va ricordato, inoltre, che siamo verso la fine della vita di Gesù ed egli vuole allertare i suoi discepoli contro il pericolo che il “lievito dei farisei” (Matteo 16,6) possa introdursi nella comunità.

Davanti a questi rimproveri possiamo assumere due atteggiamenti fuorvianti. Il primo è pensare che Gesù parla ad una categoria di persone del suo tempo: “In quel tempo…”, così inizia la proclamazione del vangelo. Purtroppo quella categoria di persone non è mai sparita perché si annida in ciascuno di noi! Il secondo atteggiamento è quello di pensare che questa parola è rivolta ai dirigenti della comunità cristiana, preti e vescovi in prima linea. E con buone ragioni! Ci siamo rivestiti di titoli e di onori che ci hanno resi ridicoli e risibili: eminenze, eccellenze, monsignori, reverendi… E guai a te, se sbagli titolo declassando qualcuno! Ci vorrebbe una bella spazzolata di titoli e di pompe per ripulire la chiesa da tanta mondanità! Ricordo il mio stupore, arrivando in Africa, al sentire la gente chiamarmi “fadavi”, cioè “piccolo padre”, mentre il titolo di “grande padre”, “fadagan” era riservato al parroco! Mi faceva sorridere sentire catechisti ed altri responsabili delle comunità presentarsi spesso con un subalterno: “costui e il mio secondo!”, dicevano. Come siamo abili nell’arte di primeggiare!

Il virus del “fariseismo” è presente in tutti i settori della vita pubblica e sociale, e non solo nelle chiese. Altro che “chi tra voi è più grande, sarà vostro servo”!

2. L’ofalmodulia

Ma di cosa rimproverava Gesù gli scribi e i farisei? Di tre cose essenzialmente:
d’incoerenza di vita:dicono e non fanno”. È ancora oggi il rimprovero che ci viene più spesso rinfacciato!;
di legalismo ad oltranza che schiavizzava la gente: “Legano fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito”. Si tratta di una modalità di esercizio di potere che sembra tuttora vigente!;
della ricerca quasi spasmodica di onori e della stima degli altri, una autentica patologia che San Paolo chiama oftalmodulia, un termine greco forse coniato da lui stesso perché non lo si trova altrove. Vuole dire schiavitù o “servitù di sguardo”, l’asservimento allo sguardo altrui (vedi Colossesi 3,22; Efesini 6,6).

Questi tre rimproveri si possono riassumere in una sola parola: IPOCRISIA della vita! Ipocrisia proviene da una parola greca che significa simulazione, collegata col recitare. Vivere la vita indossando delle maschere! Vivere nella falsità e nell’inganno! Che triste! L’ipocrisia ci toglie ogni credibilità. L’antidoto all’ipocrisia è l’ UMILTÀ: “Chi si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato”. Quanto più un edificio s’innalza, più devono scendere le sua fondamenta!

3. La vita non è un palcoscenico ma una palestra di fratellanza!

Nelle letture di oggi attira la mia attenzione l’abbondanza di termini imparentati con la famiglia: padre, madre, bimbo, figli, fratelli… Dio ci ha creati per essere una famiglia e non dei teatranti che recitano sul palcoscenico, indossando delle maschere secondo il ruolo da recitare! La vita è una palestra di fratellanza!

Come coltivare questa fratellanza? Gesù ci indica tre precise indicazioni che ci introducono nella famiglia primordiale: la TRINITÀ.
Voi non fatevi chiamare “rabbì” [“mio maestro”], perché uno solo è il vostro Maestro”. Chi è questo Maestro? Lo Spirito Santo! “Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa che io vi ho detto” (Gv 14,26);
“Non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste”. Il profeta Malachia, nella prima lettura, ci interpella anche lui: “Non abbiamo forse tutti noi un solo padre? Forse non ci ha creati un unico Dio?”;
E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo”. Lui è non solo la Guida, ma la Via stessa!

Ecco una buona occasione per farci reimmergere nelle acque del nostro battesimo, le acque della nostra rigenerazione come figli, le acque della fratellanza!
Possiamo anche chiederci chi è il nostro maestro, il nostro padre, la nostra guida. È facile ascoltare altri maestri alla moda invece della voce dello Spirito, il nostro Maestro interiore. È facile adottare altre comode paternità, ignorando la paternità divina. È facile lasciarsi ingannare da qualche guru di turno che ci porta fuori dalla saggezza di Cristo. Chi occupa la cattedra del nostro cuore? Non vi sono degli intrusi?

Per la riflessione settimanale

Facciamo una revisione del nostro “armadio” per vedere quante maschere adoperiamo nella vita quotidiana. Cerchiamo di esercitarci per essere più consapevoli delle maschere che adoperiamo più di frequente. E ricordiamoci che il nostro vero volto, per quanto marcato da rughe, difetti e debolezze è sempre più amabile di qualsiasi maschera!

P. Manuel João Pereira Correia
Verona, 3 novembre 2023