Lunedì della V settimana del Tempo Ordinario
Mc 6,53-56: Quanti lo toccavano venivano salvati.
Testo del Vangelo
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.
Commenti
Le parole non sono di un devoto bigotto, ma di un autorevole teologo: Pierangelo Sequeri. E volentieri mi lascio suggestionare da queste parole per collegarmi al Vangelo di oggi.
Si parla di una folla innumerevole che si stringe attorno a Gesù e addirittura cerca di poter toccare il lembo del suo mantello e arriva anche a farlo. E quanti lo toccavano, dice il Vangelo, venivano salvati, come ci risulta anche da un altro brano di Vangelo dove una donna emoroissa toccando il mantello di Gesù viene guarita all’istante.
Alla folla non basta vedere Gesù, vuole toccarlo. Ma gli basta anche un pezzo di stoffa purché appartenga a Lui. E così torno alle parole iniziali di Sequeri. Cosa rivela il gesto della vecchietta che strofinai piedi della statua di sant’Antonio? Non è forse lo stesso bisogno che avverte la folla del vangelo? Quanti anche oggi cercano di toccare l’umanità di Cristo? E non gli bastano i sacramenti. Hanno bisogni di segni sacri più periferici, di lembi di mantello.
Pensiamo a Lourdes. Quanti vanno a strofinare la roccia della grotta con fazzoletti di stoffa o quanti bevono e si bagnano e addirittura fanno il bagno con l’acqua che sgorga dalla terra benedetta? Non basterebbe fermarsi a pregare o partecipare alle varie liturgie? Eppure la gente cerca il mantello, la stoffa, il ricordo fisico, plastico dell’esperienza spirituale.
Ed è qui che dobbiamo fermarci a riflettere. Sapete qual’è la Messa più popolata? E’ la Messa delle palme? E sapete perché? Perché c’è un segno da portare a casa, il ramoscello d’ulivo. E quanti vengono per la benedizione delle uova? O per prendere il pane nella festa di sant’Antonio o le rose nella festa di santa Rita? Non sono forse una folla innumerevole come quella del Vangelo di oggi? L’uomo di oggi come l’uomo di allora ha bisogno di segni tangibili, di toccare, di odorare, di sperimentare un contatto. E succede anche che guarisce oggi come allora.
Ma ora ci domandiamo: ma cosa opera in realtà quella guarigione? Chi opera quella guarigione?
Chi opera la guarigione è unicamente la fede. Il mantello non centra nulla. La guarigione accadrebbe anche senza.
Certamente ribadisco è la fede. Senza fede tutto questo è superstizione e feticismo.
Ma personalmente non svilirei neppure il lembo del mantello o il pezzo di stoffa strofinato sulla statua. Abbiamo bisogno di segni a volte per sostenere la nostra fragile fede.
Franco Mastrolonardo
http://www.preg.audio
“Appena scesi dalla barca, la gente lo riconobbe, e accorrendo da tutta quella regione cominciarono a portargli sui lettucci quelli che stavano male, dovunque udivano che si trovasse”.
L’esperienza del male, in tutte le sue forme (fisica, psichica e spirituale), è una delle esperienza che caratterizza la vita umana. Sappiamo che il male è tale perché ci oscura l’orizzonte, ci toglie la speranza, restringe la vita, ci spinge verso la morte, toglie prospettive positive, ci riempie di rabbia, immobilizza la nostra volontà. Potremmo ancora continuare l’elenco ma credo che ognuno di noi si sia abbondantemente riconosciuto in una o più di queste esperienze. In certe situazioni sappiamo che dobbiamo reagire, ma è da ingenui pensare che noi da soli abbiamo la forza di tirarci fuori. Ecco allora che nasce dentro di noi la consapevolezza di avere bisogno che qualcuno ci aiuti, che qualcuno ci tiri fuori dall’angolo. Il vero problema è che gli altri possono aiutarci ma solo fino a un certo punto. Gesù è invece colui che ha la forza di tirarci radicalmente fuori dal male, in ogni sua dimensione. Serve però “toccarlo” cioè fare di Lui un’esperienza concreta. Per noi cattolici la via ordinaria di “toccare” Gesù sono i sacramenti, e accanto ad essi la Parola di Dio che ne prepara l’incontro e ne fornisce anche l’atteggiamento giusto. La preghiera non è la forza del pensiero, la preghiera è il tentativo di entrare in un rapporto reale con Cristo. Io prego quando lo cerco. Io prego quando lo vado a cercare lì dove sono sicuro che Egli ci sia. Se tu vuoi guarire cercalo come le folle del Vangelo di oggi. Cercalo nella Chiesa che è un po’ la frangia del Suo mantello. Cercalo in una buona confessione, in una comunione eucaristica rettamente vissuta, in un fratello o in una sorella che sai essere dei testimoni autentici del Suo amore. Non fermarti al desiderio, fai qualcosa, anzi lascia che Egli possa fare per te qualcosa.
L.M. Epicoco
http://www.nellaparola.it
Marco 6,53-56 – Il mantello del Signore. Chi lo sfiora guarisce, dice Marco. La folla fa ressa attorno a Gesù per poterlo vedere, ascoltare, per guarire. Alcuni lo scambiano per un santone guaritore, uno dei molti che calcano le strade degli uomini, di tanto in tanto. Ma a lui va bene anche così: richiama le persone all’essenziale, non spettacolarizza ma fa della guarigione il segno della venuta del Regno in mezzo a noi. Anch’io sono stato sfiorato dal mantello del Signore. Più volte. Anche tu, amico lettore. Durante una messa che ci ha aperto il cuore, di fronte ad una parola del Vangelo che ci ha scossi, durante un tramonto al mare e in montagna in cui abbiamo misurato il limite delle nostre pretese, davanti ad gesto di amore puro che ci ha commosso nell’intimo. Continua a passare, il Signore, e ci sfiora col suo mantello, ci guarisce nel profondo, ci rende uomini e donne nuovi. E anche noi possiamo diventare mantello del Signore che sfiora gli ammalati e gli scoraggiati, con le nostre parole, con la nostra pazienza, col nostro bene. Non ci è dato di incontrare il Signore Gesù se non attraverso dei segni, sempre eloquenti, spesso intensi e anche noi siamo chiamati a diventare sacramento dell’attenzione di Dio, oggi.
Paolo Curtaz