P. Manuel João, comboniano
Riflessione domenicale
dalla bocca della mia balena, la sla
La nostra croce è il pulpito della Parola

Agnelli o leoni?

Seconda domenica del Tempo Ordinario (A)
Giovanni 1,29-34
Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!

1. Continuano le epifanie

Dopo l’epifania del 6 gennaio e del battesimo del Signore, questa domenica continua ancora sotto il segno delle rivelazioni su Gesù. Perché Gesù noi non lo conosciamo! Infatti, qualche versetto prima, Giovanni ci diceva: “in mezzo a voi c’è uno che voi non conoscete” (Giovanni 1,26). E lui stesso, oggi, confessa due volte: “io non lo conoscevo”. Purtroppo noi, invece, crediamo di sapere tutto di lui! E il grande rischio è che Gesù non lo conosciamo affatto. O forse la nostra conoscenza della sua persona è statica, ferma da anni, forse da una tappa della nostra iniziazione cristiana. Come se uno potesse indossare per sempre l’abito della prima comunione o della cresima.

Di epifania in epifania

La vita cristiana è un cammino di crescita che dura tutta la vita, è un andare di epifania in epifania! Guai a noi se ci fermiamo! Fermarsi può significare solo due cose: abbandonare la fede o viverla senza slancio, senza gioia, una fede con odore di muffa o di naftalina. Talvolta possiamo avere l’impressione di camminare, ma non ci rendiamo conto che giriamo a vuoto, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno.

Domenica della ripresa della sequela

Ecco perché questa domenica, all’inizio del tempo liturgico Ordinario, in continuità con la precedente, è un invito a seguire Gesù, a diventare suoi discepoli e frequentatori: “Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù” (Giovanni 1,35-37).

2. La nuova epifania:
Ecco l’agnello di Dio!

Possiamo avere la sensazione che il vangelo di oggi sia, in qualche modo, la ripetizione di quello di domenica scorsa, del battesimo di Gesù. È, invece, il suo sviluppo. Oggi Giovanni ci rivela qualcosa di inedito che né lui né noi conoscevamo. Il Battista addita Gesù come “l’agnello di Dio”. Cosa vuole dire questa espressione?

La parola agnello/agnelli ricorre spesso nella Bibbia. La troviamo circa 150 volte nell’Antico Testamento e una quarantina di volte nel Nuovo Testamento (nella versione italiana della Bibbia curata dalla CEI, edizione 2008). L‘agnello viene associato quasi sempre al sacrificio. È l’animale ritenuto puro, innocente, mite e, pertanto, quello preferito per il sacrificio offerto a Dio. Nel NT appare quasi esclusivamente in Giovanni, nel vangelo (3 volte) e soprattutto nell’Apocalisse (35 volte), e si riferisce quasi sempre al sacrificio di Cristo.

L’affermazione di Giovanni “ecco l’agnello di Dio” evoca, senz’altro, nella mente dei suoi ascoltatori l’agnello pasquale; oppure l’agnello che era sacrificato ogni giorno, mattino e sera, nel Tempio di Gerusalemme. Ma la ricchezza di questa titolo va ben oltre. C’è pure una allusione al misterioso “Servo di Jahvè” (che troviamo nella prima lettura), tanto più che in aramaico, la lingua del Battista, il vocabolo, ‘talya‘, significa sia “servo” sia “agnello”. Ma può evocare, inoltre, il sacrificio di Isacco (Genesi 22,1-18) o il profeta Geremia (11,19).

“Ecco l’agnello di Dio” rappresenta un’immagine rivoluzionaria di Dio, che non chiede sacrifici, ma che sacrifica se stesso. Papa Francesco la chiama “la rivoluzione della tenerezza”.

3. L’Agnello immolato e il Leone di Giuda

Questo titolo messianico viene sviluppato nel libro dell’Apocalisse, dove il protagonista è proprio l’Agnello, nominato 34 volte. “Un Agnello, in piedi, come immolato; aveva sette corna (simbolo di potenza) e sette occhi (onniscienza)” (Apocalisse 5,6). “Un Agnello come immolato”, cioè che porta i segni, le stigmate della sua passione.

Ma l’Agnello, prima di entrare in scena, viene presentato come il leone di Giuda: “Uno degli anziani mi disse: «Non piangere; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli»” (5,5). Come per sottolineare le dimensioni della mitezza e della forza, rappresentate da questi due animali.

Sono queste due dimensioni anche della vita e della testimonianza cristiana: da una parte, la docilità, la dolcezza, la fragilità e la capacità di sopportazione dell’agnello; dall’altra, la forza, l’eroismo, la nobiltà e il coraggio del leone. Coniugare i due aspetti non è sempre facile. Purtroppo, tante volte quando dovremmo essere miti ci comportiamo da leoni, dominatori e aggressivi; e quando dovremmo essere dei leoni ci comportiamo da agnelli, timorosi e codardi!

4. Ecco, eccomi!

Concludo accennando brevemente all’aspetto della vocazione alla testimonianza che emerge fortemente dalle letture: “Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra”, dice il Signore al suo Servo (Isaìa 49,6). Paolo si presenta alla comunità di Corinto come colui che è stato “chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio”. E Giovanni, il testimone, afferma solennemente: “E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”.

E noi? Credo che al “Ecco l’agnello di Dio” dovremmo rispondere come il Salmista: “Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà”!

Come cristiani siamo chiamati a vivere e ad annunciare la Parola. “Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (Atti 4,20). Ecco, quindi, l’augurio per questo nuovo anno, che faccio a me e a voi: un terribile mal di pancia come quello provato dal profeta Geremia!Le mie viscere, le mie viscere! Sono straziato. Mi scoppia il cuore in petto, mi batte forte; non riesco più a tacere!” (Geremia 4,19).

P. Manuel João, comboniano
Castel d’Azzano, 12 gennaio 2023

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