Ma ahimè, proprio Marco, al capitolo 14, quando Gesù, attenzione, è arrestato, usa le stesse espressioni di qui, ve le faccio notare: E subito, abbandonate le reti, seguirono Gesù. Marco al capitolo 14, al momento dell’arresto dice:” allora tutti, abbandonato Gesù, fuggirono”. Ecco la sequela come può andare a finire! Anche un inizio glorioso, convinto e poi alla fine “abbandonato Gesù”, loro che avevano abbandonato la casa, il lavoro, il padre, il mestiere, le barche poi alla fine abbandonano Gesù, fuggono e non lo seguono più e Gesù li ripiglierà, li chiamerà di nuovo in Galilea, significativamente come qui è iniziato tutto e in Galilea li fa di nuovo ripartire in una sequela dietro a lui, ma che è anche una missione nel mondo.

Lunedì della I settimana del Tempo Ordinario
Mc 1,14-20: Convertitevi e credete nel Vangelo.

Testo del Vangelo
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Commenti

Marco sente assolutamente il bisogno di dire subito i testimoni di quella che sarà la predicazione, l’azione di Gesù. Gesù ha detto qual’è il suo programma, qual’è il suo annuncio, il suo messaggio e Marco allora subito fa vedere come questo messaggio è accolto da qualcuno. Noi abbiamo qui questo racconto che ci sembra un po’ strano, noi dobbiamo pensare che è una narrazione in qualche misura costruita sulla vocazione di Eliseo da parte di Elia. Elia che passa, vede Eliseo e lo chiama dietro a sé gettandogli il mantello. Marco ha in mente quell’episodio. Gesù passa e certo è quasi non realistico questo quadro. Dice:”Venite dietro a me”. E basta una parola così che subito loro abbandonano le reti, abbandonano il padre, abbandonano l’impresa, quella società di pescatori di cui facevano parte e seguono Gesù. E’ chiaro che noi qui abbiamo una stilizzazione, perché poi Giovanni nel quarto Vangelo dice che Andrea era proprio un discepolo di Giovanni il Battista e Giovanni il Battista vedendo passare Gesù, dice Andrea: è quello là il servo di Dio! Poi finiscono per diventare suoi discepoli. Qui tutto è stilizzato per dire le esigenze della chiamata di Gesù. Gesù passa, chiama, subito! Subito! Ha una parola efficace. Gesù, come potremmo dire? Li chiama con una parola forte, loro riescono a staccarsi dal loro mestiere, dalla loro professione, dal loro lavoro. Si staccano dai genitori, dalla famiglia, si staccano dal denaro…
Ma ahimè, proprio Marco, al capitolo 14, quando Gesù, attenzione, è arrestato, usa le stesse espressioni di qui, ve le faccio notare: E subito, abbandonate le reti, seguirono Gesù. Marco al capitolo 14, al momento dell’arresto dice:” allora tutti, abbandonato Gesù, fuggirono”. Ecco la sequela come può andare a finire! Anche un inizio glorioso, convinto e poi alla fine “abbandonato Gesù”, loro che avevano abbandonato la casa, il lavoro, il padre, il mestiere, le barche poi alla fine abbandonano Gesù, fuggono e non lo seguono più e Gesù li ripiglierà, li chiamerà di nuovo in Galilea, significativamente come qui è iniziato tutto e in Galilea li fa di nuovo ripartire in una sequela dietro a lui, ma che è anche una missione nel mondo.

Enzo Bianchi
da: http://www.preg.audio


Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini»”.
Gli inizi del Vangelo di Marco ci ricordano una dinamica molto importante che riguarda la corretta relazione con Cristo. La fede, infatti, non nasce per nostra iniziativa, ma per iniziativa del Signore. È Lui infatti che ci mette gli occhi addosso, e poi ci rivolge la parola, e non è il contrario. Gesù non è una scelta che facciamo dal menù delle religioni, ma è una scelta che nasce davanti a un’iniziativa che è Lui misteriosamente a prendere nei nostri confronti. Potremmo domandarci “perché a me si e a chi mi sta accanto no?”, ma la verità è che non possiamo rispondere a questa domanda perché è davvero misterioso il motivo per cui il Signore ci ha dato il dono della fede preferendoci ad altri. Sappiamo però che avere la fede non è una faccenda che inizia e finisce con noi. Avere il dono della fede implica sempre un progetto che ha anche a che fare con gli altri, e soprattutto con chi la fede non ce l’ha. Chi crede ha la responsabilità di credere anche per chi non crede, ha il dovere di sperare per chi non spera, di amare per chi non ama, e di pregare per chi non prega. Ma avere la fede non significa essere più amati rispetto a chi non ce l’ha. Dio ama tutti, sempre, e senza condizioni. Il dono della fede non riguarda l’amore ma la responsabilità. Forse per questo l’evangelista Marco dice che la risposta dei primi discepoli non è lenta o complessa, ma semplice e immediata, a testimonianza di un cuore semplice che li caratterizza in quanto uomini semplici:
E subito, lasciate le reti, lo seguirono. (…) vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono”.
Lasciare e seguire diventano due verbi significativi: bisogna fare delle scelte e camminare dietro a Qualcuno.

L.M. Epicoco
http://www.nellaparola.it


Israele non è mai stato un popolo di navigatori, non scherziamo. Ha sempre temuto il mare, il luogo dove abitano i mostri, il Leviathan, fra gli altri: i giudei non hanno certo la perizia marinaresca dei fenici. Perciò il mare, nella Scrittura, indica il luogo sconosciuto, da temere. E segna i confini in un paese che ha una lunga porzione di territorio affacciata sul mare. Marco chiama il grande lago di Tiberiade mare di Galilea, probabilmente per ricordare tutti questi significati. E lungo il lago, sulla spiaggia, Gesù chiama i primi discepoli. Ha iniziato la sua predicazione dai confini di Israele, da quei luoghi guardati con disprezzo dai puristi di Gerusalemme. Ora sceglie i discepoli su un altro confine, quello che divide la terra dall’acqua, la certezza dall’insicurezza. Siamo discepoli di un Dio che abita le periferie, che si avventura sui confini, che preferisce il meticciato alla purezza di idee e di convinzioni. Torniamo ad abitare questi luoghi fisici e dell’anima, a raggiungere con la Parola le tante periferie delle nostre città e le persone che vi abitano. In questi tempi fluidi e incerti, il Signore ha bisogno di discepoli che, come lui, li abitino per evangelizzarli.

Paolo Curtaz