28 Dicembre
Santi Innocenti Martiri.
Li si ricorda così perché la loro morte è immagine di quella di Gesù sulla croce 


Fare spazio al futuro fa paura, soprattutto a chi pensa di avere molto da perdere: potere, prestigio, privilegi. La nascita del Figlio di Dio, venuto al mondo come tutti gli uomini, cioè come un bambino inerme e indifeso, ci chiede invece uno sforzo per guardare al domani come una promessa che si realizza. Il Vangelo ci racconta di un Erode spaventato e preoccupato solo di mantenere la propria posizione: quel bimbo cercato dai Magi andava eliminato. Così il re della Giudea decise di far uccidere tutti i piccoli neonati della zona di Betlemme: celebrando la memoria di questi santi Innocenti, oggi la Chiesa li ricorda come martiri, perché la loro morte è immagine di quella di Gesù sulla croce. È anche l’occasione per fare memoria di tutti i bambini uccisi dalla bramosia di potere e per mettersi in ascolto di tutte le madri che piangono i loro figli, vittime di egoismi e paure degli adulti.
Altri santi. San Gaspare Del Bufalo, sacerdote (1786-1837); santa Caterina Volpicelli, religiosa (1839-1894).

Matteo Liut
Avvenire


Dai «Discorsi» di san Quodvultdeus, vescovo

Non parlano ancora e già confessano Cristo

Il grande Re nasce piccolo bambino. I magi vengono da lontano, guidati dalla stella e giungono a Betlemme, per adorare colui che giace ancora nel presepio, ma regna in cielo e sulla terra. Quando i magi annunziano ad Erode che è nato il re, egli si turba e, per non perdere il regno, cerca di ucciderlo, mentre, credendo in lui, sarebbe stato sicuro in questa vita e avrebbe regnato eternamente nell’altra.
Che cosa temi, o Erode, ora che hai sentito che è nato il Re? Cristo non è venuto per detronizzarti, ma per vincere il demonio. Tu, questo non lo comprendi, perciò ti turbi e infierisci; anzi, per togliere di mezzo quel solo che cerchi, diventi crudele facendo morire tanti bambini.
Le madri che piangono non ti fanno tornare sui tuoi passi, non ti commuove il lamento dei padri per l’uccisione dei loro figli, non ti arresta il gemito straziante dei bambini. La paura che ti serra il cuore ti spinge ad uccidere i bambini e, mentre cerchi di uccidere la Vita stessa, pensi di poter vivere a lungo, se riuscirai a condurre a termine ciò che brami. Ma egli, fonte della grazia, piccolo e grande nello stesso tempo, pur giacendo nel presepio, fa tremare il tuo trono; si serve di te che non conosci i suoi disegni e libera le anime dalla schiavitù del demonio. Ha accolto i figli dei nemici e li ha fatti suoi figli adottivi.
I bambini, senza saperlo, muoiono per Cristo, mentre i genitori piangono i martiri che muoiono. Cristo rende suoi testimoni quelli che non parlano ancora. Colui che era venuto per regnare, regna in questo modo. Il liberatore incomincia già a liberare e il salvatore concede già la sua salvezza.
Ma tu, o Erode, che tutto questo non sai, tu turbi e incrudelisci e mentre macchini ai danni di questo bambino, senza saperlo, già gli rendi omaggio.
O meraviglioso dono della grazia! Quali meriti hanno avuto questi bambini per vincere in questo modo? Non parlano ancora e già confessano Cristo! Non sono ancora capaci di affrontare la lotta, perché non muovono ancora le membra e tuttavia già portano trionfanti la palma della vittoria.
(Dusc. 2 sul Simbolo; PL 40, 655)