27 Dicembre
Giovanni Apostolo.
Con i suoi testi c’insegna a credere e ad amare


Solo se amiamo Dio potremo guardare al mondo con i suoi occhi e cogliere la profondità della realtà che ci circonda. San Giovanni Apostolo, cui la tradizione attribuisce il quarto Vangelo e il libro dell’Apocalisse, ci accompagna in un percorso di ascolto del “Logos”, della parola e dell’ordine, in grado di immergerci totalmente nell’amore di Dio. Giovanni, il “discepolo amato” da Gesù, nei suoi testi mostra tutte le sue doti da teologo, in grado di coniugare cuore e intelletto, di leggere i segni dei tempi e di cogliere il destino futuro della storia. In questo modo egli offre una vera e propria “pedagogia del credere”. Originario della Galilea, Giovanni era figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo il Maggiore. Per la tradizione morì a Efeso, dopo l’esilio a Patmos, alla fine del I secolo.
Altri santi. Santa Fabiola, vedova (IV sec.); beato Alfredo Parte, martire (1899–1936).

Matteo Liut
Avvenire


Dai «Trattati sulla prima Lettera di Giovanni» di sant’Agostino

Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi e ciò che le nostre mani hanno toccato del Verbo della vita (cfr. 1 Gv 1, 1). Chi è che tocca con le mani il Verbo, se non perché il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi? (cfr. Gv 1, 14).
Il Verbo che si è fatto carne, per poter essere toccato con mano, cominciò ad essere carne della Vergine Maria; ma non cominciò allora ad essere Verbo, perché è detto: «Ciò che era fin da principio». Vedete se la lettera di Giovanni non conferma il suo vangelo, dove ora avete udito: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio» (Gv 1, 1).
Forse qualcuno prende l’espressione «Verbo della vita» come se fosse riferita a Cristo, ma non al corpo di Cristo toccato con mano. Ma fate attenzione a quel che si aggiunge: «La vita si è fatta visibile» (1 Gv 1, 2). E’ Cristo dunque il verbo della vita.
E come si è fatta visibile? Esisteva fin dal principio, ma non si era ancora manifestata agli uomini; si era manifestata agli angeli ed era come loro cibo. Ma cosa dice la Scrittura? «L’uomo mangiò il pane degli angeli« (Sal 77, 25).
Dunque la vita stessa si è resa visibile nella carne; si è manifestata perché la cosa che può essere visibile solo al cuore diventasse visibile anche agli occhi e risanasse i cuori. Solo con il cuore infatti può essere visto il Verbo, la carne invece anche con gli occhi del corpo. Si verificava dunque anche la condizione per vedere il verbo: il Verbo si è fatto carne, perché la potessimo vedere e fosse risanato in noi ciò che ci rende possibile vedere il Verbo.
Disse: «Noi rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile» (1 Gv 1, 29, ossia, si è resa visibile fra di noi; o meglio, si è manifestata a noi.
«Quello dunque che abbiamo veduto e udito, lo annunziamo anche a voi» (1 Gv 1, 3). Comprenda bene il vostro amore: «Quello che abbiamo veduto e udito, lo annunziamo anche a voi». Essi videro il Signore stesso presente nella carne e ascoltarono le parole dalla bocca del Signore e lo annunziarono a noi. Anche noi perciò abbiamo udito, ma non abbiamo visto.
Siamo dunque meno fortunati di coloro che hanno visto e udito? E come mai allora aggiunge: «Perché anche voi siate in comunione con noi»? (1 Gv 1, 3).Essi hanno visto, noi, no, eppure siamo in comunione, perché abbiamo una fede comune.
La nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la vostra gioia sia perfetta (cfr. 1 Gv. 1, 3-4). Afferma la pienezza della gioia nella stessa comunione, nello stesso amore, nella stessa unità.
(Tratt. 1, 1. 3; PL 35, 1978. 1980)