Gv 5,33-36: Giovanni era la lampada che arde e risplende.

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei:
«Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato».

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Al termine di questa terza settimana del Tempo di Avvento, la liturgia pone a verifica la bontà dei nostri passi di conversione, perché non ci sfugga il traguardo a cui l’ascolto della Parola di Dio, sempre, è orientato. È quanto Gesù si premura di ricordare ai Giudei nel dialogo con le loro perplessità:
«Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati» (Gv 5,34).
Ma è pure quanto la preghiera di colletta ci fa chiedere con la sua asciutta e intensa sobrietà: «… la venuta del tuo unico Figlio, che attendiamo con intenso desiderio, ci ottenga la salvezza per la vita presente e per la futura».
Nella tradizione religiosa di Israele — entrata giustamente anche in quella cristiana — il modo più ordinario con cui il desiderio di salvezza può essere alimentato, per crescere e diventare intenso, è l’osservanza della Legge, intesa come parola di vita donata da Dio all’uomo:
«Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché la mia salvezza sta per venire, la mia giustizia sta per rivelarsi» (Is 56,1).
Sappiamo che il fine della pratica della Legge non è il soddisfacimento di Dio, ma la realizzazione della nostra umanità, creata per partecipare alla grande dignità di una vita di comunione, dove non c’è spazio per la tristezza e la solitudine: «Beato l’uomo che così agisce e il figlio dell’uomo che a questo si attiene» (56,2). Eppure, come già il Signore Gesù fa notare ai Giudei, la nostra fedeltà alla luce che promana dalla Legge, come memoria e richiamo dell’alleanza con Dio, è spesso debole e intermittente. Con leggerezza e con ottima puntualità, siamo capaci di barattare la gioia profonda che scaturisce dalla relazione con Dio con altre felicità di piccola e fragile misura. Sempre parlando di Giovanni e della sua funzione di rimando alle conseguenze dell’elezione divina, il Signore Gesù dice:
«Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce» (Gv 5,35).
Naturalmente — ed è questa la grande notizia del Natale — la «testimonianza superiore» (5,36) a ogni infedeltà, e anche a ogni desiderio, che Dio vuole donare alla sua terra, non conosce battute d’arresto, nemmeno quando noi desistiamo o decliniamo…

(Roberto Pasolini http://www.nellaparola.it)