14 Dicembre
Giovanni della Croce
Quella ricerca di Dio che cambia la storia 


La forza che nasce dallo spirito porta con sé il cambiamento, la riforma, le energie per il cammino, ecco perché un santo “spirituale” come san Giovanni della Croce rimane oggi una voce profetica, un maestro non solo per la Chiesa ma per l’intera società. Nato nel 1540 o nel 1542 nei pressi di Avila in Spagna, divenne sacerdote nel 1567 dopo gli studi a Salamanca. Nello stesso anno incontrò santa Teresa d’Avila, con la quale collaborò alla riforma del Carmelo, dando vita ai Carmelitani Scalzi: nel 1568 era nel primo nucleo di questo monaci riformati e cambiò il suo nome da Giovanni di San Mattia in quello di Giovanni della Croce. Per errore passò otto mesi in carcere, dove scrisse molte delle sue poesie. Fu superiore, confessore, direttore spirituale e maestro di mistica: per lui l’uomo è in perenne ricerca. Morì nel 1591 e oggi è dottore della Chiesa.
Altri santi. San Pompeo di Pavia, vescovo (IV sec.); sant’Agnello di Napoli, abate (VI sec.).

Matteo Liut
Avvenire


Dalla “Imitazione di Cristo”
Non fare gran caso se uno è per te o contro di te, ma preoccupati piuttosto che Dio sia con te in tutto quel che fai. Abbi buona coscienza e Dio saprà ben difenderti. Nessuna perversità umana potrà nuocere a colui che Dio vorrà aiutare. Se tu sai tacere e sopportare, sperimenterai senza dubbio l’aiuto del Signore. Egli conosce bene il tempo e il modo di liberarti, e perciò deve rassegnarti alla sua volontà. Spetta a Dio aiutare e liberare da ogni situazione difficile. Spesso giova assai, per meglio conservare l’umiltà, che gli altri conoscano i nostri difetti e li riprendano. Quando uno si umilia per i suoi difetti, placa facilmente gli altri e dà soddisfazione a coloro che gli sono ostili. Dio protegge e libera l’umile, lo ama e lo consola; egli si chiama verso l’umile, gli elargisce grazia abbondante e dopo l’umiliazione lo innalza alla gloria. Egli rivela all’umile i suoi segreti e dolcemente lo attrae e l’invita a sé. L’umile, quando ha ricevuta un’umiliazione, rimane bene in pace, perché sta fisso in Dio e non nel mondo. Non credere di aver fatto alcun progresso se non ti ritieni inferiore a tutti. Mantieni anzitutto in pace te stesso e così potrai pacificare gli altri. L’uomo operatore di pace giova più dell’uomo dotto. L’uomo passionale trae al male anche il bene e facilmente crede al male. L’uomo buono e sereno volge tutto a bene. Chi è veramente in pace non sospetta di nessuno; chi invece è malcontento e inquieto è agitato da molti sospetti: né lui è in pace, né lascia in pace gli altri. Spesso dice quel che non dovrebbe a omette quel che gli converrebbe fare. Egli bada a quel che gli altri devono fare e trascura invece quel ch’è suo dovere. Sii dunque zelante prima con te stesso e così potrai essere zelante anche con il tuo prossimo. Tu sai bene scusare e colorire le tue azioni, ma non vuoi accettare le scuse degli altri. Sarebbe più giusto che tu accusassi te stesso e scusassi il tuo fratello. Se vuoi essere sopportato, sopporta anche tu gli altri. (Lib. 2, capp. 2-3).