L’umanità ha sete della verità, proprio come gli occhi cercano la luce, perché la luce è la ragione della loro esistenza. Santa Lucia, nel cui nome è contenuto proprio questo riferimento simbolico alla luce, è una delle sante più care alla devozione popolare e nel cuore dell’Avvento è una preziosa guida spirituale verso la grotta della Natività di Gesù, da cui sgorga la luce che guida la storia verso Dio. Vissuta alla fine del III secolo, nata forse nel 283 a Siracusa, la tradizione la vuole pellegrina assieme alla madre malata sulla tomba di sant’Agata. Un viaggio durante il quale maturò la decisione di consacrarsi a Cristo, ma tale scelta trovò l’opposizione del suo pretendente che la denunciò per la sua fede durante la persecuzione di Diocleziano nel 304. Minacciata e torturata, Lucia non rinnegò la propria fede, che era la sua vera “luce”, e per questo venne uccisa. Nelle catacombe di Siracusa è stata ritrovata un’epigrafe marmorea del IV secolo che rappresenta la testimonianza più antica del culto di Lucia. D’altra parte la devozione per la santa siracusana si diffuse rapidamente: già nel 384, ad esempio, sant’Orso le dedicava una chiesa a Ravenna. Altri santi. San Giudoco di Piccardia, sacerdote ed eremita (VII sec.); beato Antonio Grassi, sacerdote (1592-1671). 

Matteo Liut
Avvenire


“Il giorno più corto che ci sia” o “Il giorno più buio che ci sia”. Detti popolari che si sovrappongono alle conoscenze scientifiche. Infatti è tra il 21 o 22 dicembre, con l’entrata dell’inverno, abbiamo il solstizio e di conseguenza, il giorno ha meno ore di luce. Le origini di questo detto sono antichissime, risalgono al 1582 quando questo passaggio veniva stabilito tra il 12 e il 13 dicembre, rendendo il giorno di Santa Lucia il più corto dell’anno.

La storia narra che Lucia (dal latino Lux, luce) nata a Siracusa nel 283 d.C. durante l’impero di Diocleziano, dedicò la sua breve vita, (morì all’età di 21 anni il 13 dicembre del 304 d.C.) ad aiutare i poveri. Li raggiungeva nei posti più disparati, anche nelle catacombe e per muoversi in modo adeguato, si metteva una lanterna sopra la fronte. Proprio per questa abitudine, viene considerata la protettrice della vista.

Per ricordare questa figura religiosa molto venerata, in Italia, vengono organizzate diverse manifestazioni. La più famosa è la processione che si svolge a Siracusa, che si snoda dal Duomo, alla Basilica dedicata alla santa, fino al Sepolcro. A Piacenza, Reggio Emilia, Cremona, Brescia, Bergamo, Verona e Udine, la tradizione vuole che i bambini scrivano una letterina alla Santa per poi ricevere doni durante la notte.

La tradizione più particolare è senza dubbio quella svedese dove si festeggia il Luciadagen. E’ una festa tutta al femminile: si organizzano brevi processioni, le ragazze indossano una veste bianca e seguono la prima, che ha una fascia rossa in vita e una corona in testa di candele accese. Si percorrono le vie dei paesi, intonando canti tradizionali e per l’occasione si offrono biscotti e panini allo zafferano.

E’ la luce che vince sull’oscurità delle fredde giornate invernali.


STELLE NELLA NOTTE DI SANTA LUCIA

“Santa Lucia non dimenticare che tante cose devi portare.
Un sorriso pieno d’amore a chi vive solo con il suo dolore.
Un abbraccio forte e vero a chi ha bisogno di un amico sincero.
Un pensiero dedicato a chi è triste e ammalato. 
Porta un pizzico di serenità a chi tanto cerca la felicità.
Molte cose ci sono da portare se il mondo si vuole cambiare,
ma in fondo basterebbe solo un pochino di bontà,
per cancellare l’odio, l’invidia e la malvagità”.

Gli occhi emozionati di un bambino della scuola materna, che mi recitava a memoria con orgoglio questa poesia, hanno squarciato il buio delle mie cataratte mentali.

La notte tra il 12 e il 13 dicembre è la più lunga dell’anno. Santa Lucia la attraversa donando scintille di luce (* da noi a Bergamo è lei che porta i regali ai bambini). Lucia simboleggia quello che la natura ci sta facendo vivere. Sono le giornate in cui le ore di oscurità vincono, eppure è il momento dove il sole è più vicino alla terra, tanto da mostrarsi basso all’orizzonte (ci si accorge guidando per quanto dà fastidio agli occhi). Nel solstizio del 21 dicembre sembra appoggiarsi al suolo. Lì sta 3 giorni: è il “sol-stitium”, lo stare del sole. Poi il 25 nasce, sorge, risale, ri-sorge: “viene LA luce”. Già nel sito neolitico di Stonehenge si celebrava questo.

Gli antichi romani festeggiavano il Dio Sole “mai-battuto”. I primi cristiani scelgono il solstizio per ricordare il Natale: non conoscendo la data esatta, se ne evidenzia il senso. Il “sole bambino” cresce pian piano fino all’equinozio di primavera, quando la notte è vinta e le ore del giorno prevalgono sul buio. Sarà la data di Pasqua.

La tradizione di fare a Natale la Messa nella notte non richiama solo l’orario della nascita di Gesù nella grotta, ma collega questa celebrazione alla Veglia Pasquale dove dal cero viene la luce della risurrezione che vince il buio] La ri-nascita di Dio, del sole, della natura e dell’uomo è un “venire alla luce” che ci rende “luci” (come Santa Lucia). Il nero che inghiotte si chiama solitudine, malattia, dolore, separazione, addio, vecchiaia, limite, lacrima, sofferenza, crisi, frustrazione, ira, angoscia, fallimento, delusione, paura. È carbone che sporca. È cenere che acceca. Dice la leggenda. Santa Lucia nel solstizio ci offre un cielo a portata di mano, vicino. Se è così, diventano stelle le finestre delle case. Ogni finestra illuminata sfida il buio parlando di “amore”: l’aspettare del genitore, l’intimità di due innamorati, la discussione di una coppia che cerca di superare i problemi, il lavoro di chi trasforma sacrifici in sussistenza per la famiglia lo studio per un esame o un progetto che porta a un traguardo, la premura per un bimbo, per un anziano, per un malato, una preoccupazione che fa rigirare cercando una soluzione, una decisione bella che fa ballare il cuore e sballare la testa. Natale non è una data, Natale sei tu se “vieni alla luce”, se provi – come Santa Lucia – a “vedere l’invisibile”, cominciando a considerare in modo diverso le finestre accese: sono tante prove dell’amore che riempie la notte, sono scintille di luce che ci avvolgono e noi non consideriamo. Sono un tocco divino che rende tutto più umano. Ed è dono. Se intorno a noi o persino dentro di noi avvertiamo il buio, Dio accende le stelle per farci rendere conto che ognuno è un pezzo di cielo, con le sue opacità e le sue scintille. Avvento è capire che il cielo c’entra con me e ci entra in me.

Don Giulio Dellavite

da comboninsieme