Meditazioni di Papa Francesco per l’Avvento
Prima Settimana 


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Giovedì – 1° di Avvento
Liturgia: Is 26,1-6; Sal 117; Mt 7,21.24-27
Senza trucco sulla roccia

Dalla «tentazione di tanta brava gente» a essere cristiana «solo di apparenza», con addosso «il trucco» che però si scioglie alla prima pioggia, ha messo in guardia Francesco nella messa celebrata giovedì , nella cappella della Casa Santa Marta. E ha rilanciato la testimonianza di tanti «cristiani di sostanza», che costruiscono la loro vita sulla «roccia di Gesù» e vivono la «santità nascosta», giorno per giorno.

Oggi in entrambe le letture — tratte dal libro di Isaia (26. 1-6) e dal Vangelo di Matteo (7, 21.24-27) — la Chiesa, «parla della fortezza di un cristiano e della debolezza; di roccia e di sabbia». Infatti «il cristiano è forte quando non solo dice di esserlo, ma quando fa la sua vita come cristiano, quando mette in pratica la dottrina cristiana, le parole di Dio, i comandamenti, le beatitudini». Il punto centrale è, difatti, «mettere in pratica».

Invece «ci sono i cristiani di apparenza soltanto: persone che si truccano da cristiani e nel momento della prova hanno soltanto il trucco». E «noi sappiamo cosa succede a una donna truccata quando va per la strada e viene la pioggia e non ha l’ombrello: tutto viene giù, le apparenze finiscono per terra». Quella del trucco, del resto, «è una tentazione». Così non basta dire «io sono cristiano, Signore» per esserlo veramente. È Gesù stesso a dire che non basta ripetere «Signore! Signore!» per entrare nel suo regno. Bisogna fare «la volontà del Padre» e mettere «in pratica la Parola». Ecco, dunque, la differenza tra «il cristiano di vita» e quello solo «di apparenza».

Del resto, è chiaro come «ci vuole il Signore». Anzitutto, «un cristiano di vita è fondato sulla roccia». Del resto Paolo lo dice chiaramente quando «parla dell’acqua che usciva dalla roccia nel deserto: la roccia era Cristo, la roccia è Cristo». Quindi l’unica cosa che conta è «soltanto essere fondato sulla persona di Gesù, sul seguire Gesù, per la strada di Gesù». Incontriamo «tante volte gente non cattiva, gente buona, ma che è vittima di questa mania della “cristianità delle apparenze”». Gente che dice di se stessa «io sono di una famiglia molto cattolica; io sono membro di quella associazione e anche benefattore di quell’altra». Ma la vera domanda da porre a queste persone è: «dimmi, la tua vita è fondata su Gesù? La tua speranza dov’è? Su quella roccia o su queste appartenenze?».

Ecco l’importanza di «essere fondato sulla roccia». Del resto «abbiamo visto tanti cristiani delle apparenze che crollano alle prime tentazioni, cioè alla pioggia». E infatti «quando i fiumi straripano, quando i venti soffiano — le tentazioni e le prove della vita — un cristiano dell’apparenza cade, perché non c’è sostanza lì, non c’è roccia, non c’è Cristo». Dall’altra parte, invece, ci sono i «tanti santi che abbiamo nel popolo di Dio — non necessariamente canonizzati, ma santi! — tanti uomini e donne che portano la loro vita in Cristo, che mettono in pratica i comandamenti, mettono in pratica l’amore di Gesù. Tanti!».

«Pensiamo ai più piccoli; agli  ammalati che offrono le loro sofferenze per la Chiesa, per gli altri». E, ancora, «pensiamo a tanti anziani soli che pregano e offrono. Pensiamo a tante mamme e padri di famiglia che portano avanti con tanta fatica la loro famiglia, l’educazione dei figli, il lavoro quotidiano, i problemi, ma sempre con la speranza in Gesù» e «che non si pavoneggiano, ma fanno quello che possono».

Davvero «ci sono santi della vita quotidiana». E  anche «tanti preti che non si fanno vedere, ma che lavorano nelle loro parrocchie con tanto amore: la catechesi ai bambini, la cura degli anziani, degli ammalati, la preparazione ai novelli sposi. E tutti i giorni lo stesso, lo stesso, lo stesso. Non si annoiano perché nel loro fondamento c’è la roccia». Sono persone che vivono in «Gesù: è questo che dà santità alla Chiesa; è questo che dà speranza». Ecco perché «dobbiamo pensarci tanto alla santità nascosta che c’è nella Chiesa, quella dei cristiani non di apparenza ma fondati sulla roccia, su Gesù». Guardare a quei «cristiani che seguono il consiglio di Gesù nell’Ultima Cena: “Rimanete in me”». Sì, «cristiani che rimangono in Gesù». Certo, «peccatori, tutti lo siamo». Così quando «qualcuno di questi cristiani fa qualche peccato grave» poi si pente, chiede perdono: e «questo è grande». Significa avere «la capacità di chiedere perdono; di non confondere peccato con virtù; di sapere bene dove è la virtù e dove è il peccato». Anche da questo si comprende che sono cristiani «fondati sulla roccia e la roccia è Cristo: seguono il cammino di Gesù, seguono Lui».

Nella prima lettura Isaia «parla di una città forte che ha salvezza, che segue Dio, che è giusta: un popolo forte. La città è un popolo. Un popolo forte. La sua volontà è salda e Dio gli assicura la pace: pace per chi confida in Lui». E poi aggiunge: «Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna, perché egli ha abbattuto coloro che abitavano in alto». E cioè «i superbi, i vanitosi, i cristiani di apparenza saranno abbattuti, umiliati». Dice ancora Isaia: «Ha rovesciato la città eccelsa, l’ha rovesciata fino a terra, l’ha rasa al suolo». Proprio «così finiscono i cristiani di apparenza»: da una parte «le rovine di una città» e poi «l’altra città, l’altra casa, salda, robusta perché è fondata sulla pietra».

«Mi hanno fatto pensare gli ultimi due versetti della prima lettura». Il riferimento è «a questa città che è caduta, questa città vanitosa, questa città che non era fondata sulla roccia di Cristo». Si legge infatti: «I piedi la calpestano: sono i piedi degli oppressi, i passi dei poveri». È un’espressione che «ha odore di vendetta». Sì, «sembra una vendetta», ma «non è vendetta».

Anche «la Madonna, nel suo canto, lo aveva detto: Lui ha rovesciato i potenti dai troni, ha umiliato i superbi». E «i poveri saranno quelli che trionferanno, i poveri di spirito, quelli che davanti a Dio si sentono niente, gli umili» che «portano avanti la salvezza mettendo in pratica la parola del Signore». Invece «tutto il resto è apparenza: oggi ci siamo, domani non ci saremo».  Dice san Bernardo: «pensa, uomo, cosa sarà di te, pasto dei vermi». Perché «ci mangeranno i vermi a tutti» e «se non abbiamo questa roccia, finiremo calpestati».

Proprio «in questo tempo di preparazione al Natale chiediamo al Signore di essere fondati saldi nella roccia che è Lui, la nostra speranza è Lui». È vero, «noi siamo tutti peccatori, siamo deboli, ma se mettiamo la speranza in Lui potremo andare avanti». E «questa è la gioia di un cristiano: sapere che in Lui c’è la speranza, c’è il perdono, c’è la pace, c’è la gioia». Perciò non ha senso «mettere la nostra speranza in cose che oggi sono e domani non saranno».

Santa Marta, 4.12.2014
L’Osservatore Romano