Questa povera vedova è successore di Cristo. In lei vediamo il volto di Cristo, come in tutti i poveri. Lei fa in anticipo ciò che fa Gesù. Questa donna è lo scriba definitivo. Questa donna che non dice niente. Il primo insegnamento di Gesù sulla vedova è aiutarci a capire che guardando quella persona lì capiamo chi è Dio.

Lunedì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario
Lc 21,1-4: Vide una vedova povera, che gettava due monetine.
Lectio divina di Silvano Fausti

1 Ora, levati gli occhi, vide dei ricchi che gettavano i doni nella cassa del tesoro. 2 Ora vide una vedova indigente gettare lì due spiccioli, 3 e disse: In verità vi dico: la vedova, questa povera, gettò più di tutti. 4 Poiché tutti costoro gettarono tra i doni dal loro superfluo. Costei invece gettò dalla sua penuria tutta la vita che aveva.

Questo è un po’ un compendio di tutto il vangelo. Gesù sta andandosene. È il quarto giorno in cui si trova a Gerusalemme, dopo due giorni finirà sulla croce, e ci lascia il suo testamento, le ultime parole. E vedremo che invece di tante istruzioni, ci fa vedere una cosa che abbiamo sempre sotto gli occhi, se vogliamo. Questa povera vedova è successore di Cristo. In lei vediamo il volto di Cristo, come in tutti i poveri. Questa donna non dice niente, ma fa semplicemente.

1Ora, levati gli occhi, vide dei ricchi che gettavano i loro doni nella cassa del tesoro.

Gesù leva gli occhi. Vien fuori un’altra volta questa espressione: quando dice le beatitudini, il che vuol dire che le beatitudini che Gesù dice, secondo Luca, non le dice dalla cattedra dall’alto in basso ma lo dice dal basso in alto. Cioè gli altri stanno tutti sopra di lui, lui sta più in basso e li guarda e fa la sua autobiografia, dice chi è lui nelle beatitudini. Anche qui Gesù leva gli occhi dalla sua cattedra che è l’umiltà, che è lo stare più in basso che è la vera cattedra di Dio.

Il tesoro del tempio era anche la banca centrale e c’erano tredici casse di cui dodici erano specifiche secondo le varie intenzioni e c’era uno che ad alta voce e eventualmente suonando la tromba, diceva l’importo e la qualità della moneta, perché controllava anche se era buona, se non era logora o fatta male o adulterata e diceva l’intenzione nelle prime dodici.

Ora vide lì una vedova indigente gettare due spiccioli e disse

Vide i ricchi e vide una vedova. La vedova è estremamente povera. La parola vedova in greco è una parola che vuol dire che è priva. La sua essenza è esser priva, esser senza. Le manca la sua altra parte, le manca ciò per cui è tale, cioè sposa, quindi non è più sposa. Poi nella cultura ebraica la donna esisteva in quanto di qualcuno, la vedova era di nessuno. D’altronde anche noi viviamo se siamo di qualcuno, perché se uno è di nessuno non esiste. Allora questa vedova, in fondo, dice anche la nostra natura, anche la natura della Chiesa che in fondo è vedova. Sì, è sposa del Signore, ma costui è assente.

E getta due spiccioli. La parola gettare esce cinque volte. Due spiccioli sarebbero due mezzi centesimi. Tra l’altro due, e Gesù aggiungerà tutto quello che aveva. Poteva gettarne uno, no? Richiama i due denari che ha dato il samaritano, richiama anche i due comandamenti che sono uno solo: l’amore di Dio e del prossimo, e richiama anche la sua estrema povertà, questi due spiccioli. Gesù chiama i suoi discepoli, dice nel passo parallelo di Marco, a guardare lì.

Il vangelo era cominciato con una donna, la suocera di Pietro che serviva, e termina con questa donna che getta tutta la sua vita. Questa donna è l’unica che ha realizzato il vangelo, come la suocera di Pietro che dall’inizio serve. Gesù si definisce come colui che serve. Gesù è quello che dà tutta la sua vita, come questa donna dà tutta la sua vita. Quindi se vogliamo avere un maestro nella fede, non dovete guardare noi scribi, neanche i successori degli apostoli, fan quel che possono anche loro come noi. Dobbiamo guardare questa povera gente che ha scritto davvero la storia della chiesa e la scrive ancora adesso, tutti i poveri cristi del mondo. E Gesù se ne va e dice: adesso guardate lì. Io me ne vado, i poveri li avrete sempre con voi, e anch’io sarò sempre con voi. Ciò che farete loro l’avete fatto a me, e ciò che fate a me salva voi; non salvate i poveri, son loro che vi salvano. Guardate lì.

Il povero pone al centro la nostra umanità perché prima di tutto ci dice ciò che siamo tutti, siamo ciò che riceviamo e siamo soprattutto ciò che diamo. E questa donna è lo scriba definitivo. Questa donna che non dice niente.

Marco, nel brano parallelo a questo, nota come Gesù, prima di dare insegnamento, chiama a sé i discepoli, in questa che è l’ultima chiamata dei discepoli. E poi Marco ci fa entrare nella passione attraverso la casa di Betania, dove c’è un’altra donna che simbolicamente dà tutto, spreca il profumo, spezza il vasetto prezioso di alabastro, un gesto che Gesù legge come annuncio e senso di tutta la sua vita, una vita data a fondo perduto.

3 e disse: In verità vi dico: la vedova, questa povera, gettò più di tutti.

I discepoli stavano lì a guardare i ricchi che gettavano tante monete e se per caso erano d’oro, ma in genere erano d’argento, comunque suonano bene, hanno un bel peso abbastanza robusto. E Gesù invece vede questa donna, chiama i discepoli e dice: amen vi dico. Quando Dio parla a nome proprio dice amen è verità, quando parla il profeta dice parola di Dio.

La vedova, questa povera, e qui usa un altro termine per dire povero, usa il termine pitocco, che in greco è una parola che vuol dire nascondersi perché il pitocco è quello che si nasconde. E nelle beatitudini Gesù dice beati i pitocchi, quelli che vivono di dono altrui; tra l’altro è lo statuto del figlio. Siamo tutti figli, viviamo di quel che riceviamo, compresa la vita, tutto quello che abbiamo è ricevuto. Questa è povera, cioè tutto riceve, non ha nulla di suo. E questa qui, dice il suo paradosso: gettò più di tutti.

4 Poiché tutti costoro gettarono tra i doni dal loro superfluo. Costei invece gettò dalla sua penuria tutta la vita che aveva.

Gesù dà la spiegazione molto evidente: questi gettavano tra i doni il loro superfluo, cioè quello che trabocca dalla coppa. E costei gettò l’ultimo che aveva. Tutta la vita che aveva, dice il testo greco. Cioè interpreta quelle due monetine con tutte le sue sostanze. In realtà usa la parola vita per dire che in quelle due monetine c’è tutta la sua vita. Lei getta se stessa, perché ha nulla da dare e dà se stessa, tutto quanto che aveva. Non perché Dio voglia tutto, Dio vuole niente. Però c’è una logica: che Dio ci ama e dà tutto se stesso e la risposta unica possibile è amare come siamo amati. E l’amore non consiste nel dare cose, ma nel dare la vita. Ecco questa donna fa in anticipo ciò che fa Gesù. Dice Paolo: conoscete la grazia del Signore nostro Gesù Cristo che da ricco che era si fece povero per arricchirsi della sua povertà, in 2Corinzi 8, 9.

Dobbiamo intendere i poveri come luogo teologico primo della scoperta di Dio, come ha detto Gesù: quello che avete fatto al più piccolo tra questi l’avete fatto a me; beati voi poveri, vostro è il regno. Il mondo è retto in piedi ancora da queste persone.

In tutta questa logica il primo approdo non è tanto: adesso dobbiamo fare anche noi come la vedova, il che ci mette subito in affanno e ansia di prestazione. Mi sembra che la logica, prima di poter fare anche noi così, o comunque il passaggio indispensabile per avvicinarci per fare anche noi così, è capire che Dio è così. Quindi il primo insegnamento di Gesù sulla vedova è aiutarci a capire che guardando quella persona lì capiamo chi è Dio. Poi allora, può darsi, che diventiamo capaci anche noi di fare altrettanto. Come quando si ascolta le beatitudini, il primo obiettivo non è che adesso devi essere mite, costruttore di pace, povero di cuore. Certo, se lo sei, sei beato, ma quello è il ritratto del Signore innanzitutto. Mi sembra importante questo perché, noi preti in particolare, siamo specialisti nel ridurre a legge anche il vangelo: adesso dovete far così!

Dalle catechesi di Silvano Fausti (e di Guido Bertagna)
sul Vangelo di Luca (2004-2010)
www.gesuiti-villapizzone.it
Selezione degli estratti, sottolineature e titoli miei (MJ)

VIDE UNA VEDOVA (20,45-21,4)

La risposta sull’identità di Gesù, lasciata in sospeso dalla sua domanda precedente, viene da questa vedova. Il suo gesto conclude le dispute precedenti, dandone l’interpretazione autentica. Fa capire l’autorità di Gesù e della sua parola, ultimo appello della fedeltà di Dio; impedisce di fraintendere il potere di Cesare con quello di Dio; dà inizio al mondo della risurrezione di chi vive per Dio, e riconosce il Signore da amare con tutto il cuore. Queste sono le verità fondamentali del nuovo popolo, il viatico della chiesa nel suo cammino per il mondo.

Il maestro se ne va, ma non ci abbandona. Ci lascia una povera donna, che continua a tenerci la lezione fondamentale del Figlio dell’uomo. La sapienza del vangelo è diversa da quella degli scribi. Il loro sapere è funzionale all’avere e al potere per apparire “primi” davanti a Dio e agli uomini: affermano la propria signoria. La vedova invece afferma la signoria di Dio: nelle due monete che getta, rende a Dio ciò che è di Dio, tutta la sua vita. Essa è il vangelo vivo, il buon profumo di Cristo, per mezzo del quale si diffonde la sua conoscenza nel mondo intero (2Cor 2,14). È la sua presenza invisibile ma continua nella storia.

Prima del discorso sulla fine del mondo il maestro fa testamento e ci lascia questa maestra. Iniziò la sua attività con la suocera di Pietro, che serviva (4,39); ora la chiude chiamandoci a osservare questa vedova, miracolo compiuto del vangelo. Queste due donne, che non contano, rappresentano il principio e il fine del suo ministero: ne raccolgono l’eredità, riconoscendo, con il servizio e il dono della vita, il loro Signore che per primo ha servito e dato la vita.

Il brano è costruito sul duplice contrappunto: scriba/ricchi-vedova/povera. La potenza del Verbo di Dio si sposa con la povertà della vedova, e non ha nulla a che fare con la sapienza dei ricchi. I discepoli prenderanno come guida della loro vita ciò che vale agli occhi degli uomini o ciò che vale agli occhi di Dio?

Gli scribi, contro i quali Gesù parla, hanno i foro naturali successori in coloro che nella chiesa si dedicano alla preghiera e al servizio della Parola (At 6,4). Luca stesso appartiene a questi. Avverte il pericolo di diventare padroni della fede altrui, invece che collaboratori della loro gioia (2Cor 1,24). Mette in guardia dal peccato di disporre della Parola invece di rispondere ad essa.

Gesù propone a tutti questa vedova silenziosa come scriba definitivo del NT: è l’icona vivente dell’unico maestro, da lui stesso autenticata.

Alla scuola dei poveri e degli ultimi, frequentati con assiduità e devozione da discepolo, la chiesa impara come conoscere e riconoscere il maestro buono, l’unico Signore della propria vita.

(dal commento di Silvano Fausti al Vangelo di Luca)