Venerdì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario
Lc 19,45-48: LA MIA CASA SARÀ CASA DI PREGHIERA
Lectio divina di Silvano Fausti

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Il Signore ha compiuto il suo giudizio con l’acqua e con il fuoco – con l’acqua delle sue lacrime e con il fuoco della sua passione. La distruzione che tocca alla nostra casa si abbatte sulla sua.

La sua venuta al tempio, termine del vangelo dell’infanzia e della vita pubblica, è l’avverarsi della promessa ultima dell’AT (Ml 3,1ss): la visita di Dio al luogo della sua dimora. L’aveva abbandonata perché ripiena di ogni abominio, ridotta a spelonca di ladri (Ger 12,7; 7,1ss); il culto di Mammona aveva sostituito quello dell’unico Signore. Ora Gesù entra per purificarla e riempirla della Gloria: spazza via l’idolo immondo, e al suo posto mette se stesso e la sua parola. Le persone che lo ascoltano saranno le pietre vive del nuovo tempio. Così si adempie la profezia che lo vuole casa di preghiera (Is 56,7); e l’uomo entra in comunione con Dio, ormai presente in Gesù e nella sua parola.

Il vecchio tempio sarebbe dovuto finire comunque, essendo figura transitoria del nuovo. Finirà male a causa della falsa sicurezza che si ripone in esso. Infatti vi si entra dicendo: “Tempio del Signore è questo”, e si presume da esso salvezza, mentre lo si profana con ogni sorta di ingiustizia (Ger 7,1-14). Una religiosità formale non serve a nulla, perché Dio non può “sopportare delitto e solennità” (Is 1,13). La sua grazia non si presta a far da copertura alla nostra dissolutezza (Gd 4). A differenza dei suoi sacerdoti, Dio non vende i suoi favori a chi cerca di ingraziarselo con prestazioni religiose o addirittura con denaro. Il più grave peccato contro di lui è quello di volersi comperare il suo amore: è come trattarlo da prostituta venale! Egli è Padre, pieno di grazia e di misericordia. La salvezza è suo dono gratuito, al quale da parte nostra risponde una vita filiale, a immagine della sua. Questo è il vero culto spirituale, gradito a Dio (Rm 12,1).

La realtà del tempio è determinata dal Dio che vi abita. Per questo, dopo la menzogna del serpente, in esso si concentra la sostanza del peccato: la cattiva immagine di Dio, origine di tutti i mali dell’uomo.

Il corpo di Gesù, fatto peccato per noi (2Cor 5,21), porterà su di sé la maledizione del vecchio tempio. Come di questo non resterà pietra sopra pietra, così anche lui sarà distrutto e riedificato in tre giorni non da mano d’uomo. Da pietra scartata diventerà testata d’angolo del nuovo tempio, dove finalmente abita la verità di Dio. La sua croce sarà la distanza infinita che Dio ha posto tra sé e l’idolo. In Gesù, icona visibile del Dio invisibile (Col 1,15), abita corporalmente tutta la pienezza della divinità (Col 2,9). La sua carne crocifissa è l’unica rivelazione di Dio; la sua passione per l’uomo manifesta all’esterno la Gloria: Dio è amore infinito, pieno di grazia e misericordia.

Dal commento al Vangelo di Luca