Zaccheo ha tutte le caratteristiche di chi è perduto: è ricco, imbroglione, capo dei pubblicani, collaboratore degli oppressori, odiato da tutti, … e piccolo. Per questo sarà salvato. Lui vuol vedere Gesù, ma è Gesù che va in cerca di lui e gli dice che deve dimorare in casa sua, oggi! Questo è l’unico racconto del Vangelo dove si dice che gli occhi di Gesù e di un altro si incontrano. È da questo incrociarsi di sguardi che nasce la salvezza.

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Martedì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario
Lc 19,1-10: Oggi la salvezza venne in questa casa
Lectio divina di Silvano Fausti

1 Ed entrato, attraversava Gerico. 2 Ed ecco un uomo, chiamato col nome di Zaccheo che era capo dei pubblicani ed era ricco 3 e cercava di vedere Gesù chi è. E non poteva per la folla, 4 perché era piccolo di statura. E, corso innanzi, salì su un sicomoro per vedere lui, poiché da lì stava per passare. 5 E quando venne sul luogo, alzati gli occhi, Gesù gli disse: Zaccheo, affrettati a scendere, poiché oggi bisogna che io dimori nella tua casa. 6 E si affretto a scendere e lo accolse con gioia. 7 E, visto, tutti borbottavano dicendo: presso un uomo peccatore entrò a riposare. 8 Ora, fermatosi, Zaccheo disse al Signore: Ecco, la metà di quanto ho, Signore, do ai poveri; e, se estorsi qualcosa a qualcuno, rendo il quadruplo. 9 Ora Gesù gli disse: oggi la salvezza venne in questa casa perché anche lui è figlio di Abramo. 10 Poiché il Figlio dell’uomo venne per cercare e salvare ciò che è perduto.

Zaccheo vuol dire probabilmente puro ed è abbreviazione di Zaccaria che vuol dire Dio si ricorda. Zaccheo sale sull’albero per vedere chi è Gesù. C’è un albero nel vangelo dove vediamo chi è il Signore: la croce. Queste sono tutte allusioni per vedere Lui. Il tema è vedere, vedere, perché Lui da lì stava per passare. Passare è il termine della pasqua che vuol dire usare grazia, cioè vuol dire va oltre. Difatti il figlio dell’uomo necessariamente passa su quell’albero perché lì ci siamo noi nella nostra piccolezza, nel nostro peccato.

Venuto sul luogo, la parola luogo richiama sia il Golgota, sia il luogo della nascita di Gesù e vuol dire anche il tempio e il luogo per eccellenza: ‘amacom’. Gesù alza gli occhi. Vi ricordate dove li alza? Nelle beatitudini e poi nell’eucarestia.

Questa corsa: Zaccheo non sa che frutto darà, ma è una corsa da seguire, una corsa col fiatone, da ascoltare. È una corsa su cui sostare. È uno di quei termini nella lettura che vanno proprio contemplati e ascoltati. Mi sembra che la corsa di Zaccheo sta al grido del cieco. Uno con la corsa e poi saltando sulla pianta e l’altro col grido: tutti e due in qualche modo si fanno largo tra la folla in maniere diverse.

E poi si dice che vuol vedere Gesù e Gesù alza gli occhi e lo vede. Questo vedersi reciproco, mi risulta che è l’unico luogo nel quale vien fuori nella bibbia questo vedersi reciproco. E il vedersi reciproco è il principio di ogni storia d’amore riuscita, dove uno vede l’altro ma è anche visto, perché se l’altro mi vede e io non lo vedo, o viceversa, non ci si incontra. Noi siamo come siamo visti. Lui vede come lo vede Gesù e Gesù vede come lo vede lui, uno si identifica con l’altro. Siamo ciò che siamo agli occhi dell’altro.

C’è l’incontro. L’incontro che fin dal principio l’uomo desiderava, di vedere Dio ed essere come Dio e che Dio fin dal principio desiderava: Adamo dove sei? e finalmente l’ha trovato tra le piante, anzi sulla pianta. È un testo allusivo di tutta la scrittura questo.

La cosa più bella è che Gesù disse Zaccheo, cioè dice il nome. Gesù nel vangelo chiama per nome solo Zaccheo che è il peccatore, il fariseo Simone che è peggio del peccatore, Marta che rimprovera la sorella perché Marta è giusta: Marta, Marta, due volte, come Saulo, Saulo perché mi perseguiti? negli atti degli apostoli, e poi Pietro che rinnega e Giuda che tradisce. Quindi è interessante, Gesù conosce il nostro nome. E gli unici a chiamarlo per nome guarda invece chi sono: i dieci lebbrosi, il cieco e il malfattore in croce.

È bella questa reciprocità di nomi che solo chi rinnega, chi tradisce e il fariseo che è peggio perché si ritiene giusto, sono chiamati per nome perché lui dice: io ti voglio bene. E poi i malfattori, i peccatori, i lebbrosi lo chiamano per nome perché dicono: io ho bisogno di te, ti voglio bene.

Oggi devo dimorare a casa tua. La parola devo è sempre connessa con la necessità della croce e la passione di Dio. Dio deve. Ha un dovere unico Dio: cercare il perduto perché lo ama, se no non è Dio.

Quando? Oggi. In questo brano esce due volte oggi e nel vangelo di Luca esce 8 volte la parola oggi. La prima volta a Natale: oggi è nato per voi il Salvatore. L’ultima volta vien fuori sulla croce: oggi sarai con me in paradiso. La seconda volta esce col primo annuncio di Gesù: oggi si compie questa parola. Oggi, e qui vien fuori due volte. Poi ci sono altri due oggi, quello di Pietro che rinnega: oggi mi rinnegherai; e poi Gesù che dice oggi e domani bisogna che io cammini. Oggi è la sua vita terrena e domani il nostro tempo che attraverso l’annuncio ci riporta sempre all’oggi eterno di Dio.

Noi oggi, come Zaccheo, entriamo nell’ottavo giorno, nell’oggi di Dio perché lui vuol dimorare a casa nostra.

Dimorare nella tua casa. Il tema del dimorare è fondamentale. La prima parola che dicono i discepoli a Gesù dove dimori, dove stai di casa?. È importante dove stai di casa, vuol dire chi sei, la tua identità. La mia identità è stare di casa con te. Sto lì di casa io.

Si affrettò a scendere e lo accolse con gioia. Sono le due parole fondamentali del vangelo. Accogliere: la caratteristica fondamentale dell’amore è accogliere l’altro; e poi con gioia. La gioia è il segno dell’amore corrisposto, è il segno di Dio, è la gioia del Natale: oggi vi do una notizia che sarà di grande gioia per tutto il popolo. Oggi è nato per voi il salvatore Cristo Signore. È la prima persona che accoglie Gesù in tutto il vangelo. E Dio è bisogno di essere accolto perché è amore. Se non è accolto muore e finisce in croce. Noi siamo bisogno di essere accolti e di accogliere.

E, visto, tutti borbottavano dicendo: Presso un uomo peccatore entrò a riposare. Quando Gesù si mette a tavola coi peccatori si dice che i farisei borbottavano. In greco è diaglogliizo: un rumore di disturbo. Non sono neanche parole, son quei rumori di disapprovazione, e non solo i farisei, ma tutti, cioè anche noi spettatori, i discepoli per primi: ma sai che ti screditi, questa gente sta andando a Gerusalemme per la pasqua, son tutti pii e religiosi, ma tu sei proprio così imbecille da ignorare chi è questo? Ti screditi alla faccia di tutti. Dobbiamo andare a Gerusalemme e impiantare il regno Dio. No, il regno di Dio è lì in lui oggi devo dimorare nella tua casa.

Presso un uomo peccatore entrò per riposare. In greco vien fuori la parola cataluo che è lo stesso luogo di cataluma che vien fuori due volte nel vangelo: nella nascita si parla del luogo di riposo, dell’albergo e in greco è la stessa parola di qui, poi nell’ultima cena dove Gesù celebrerà l’eucarestia è ancora la stessa parola. Questo brano abbraccia tutto il senso della vita di Gesù, dalla sua nascita alla sua morte, all’eucarestia dove lui si da in pasto nella mangiatoia delle bestie a tutti i peccatori, diventa la nostra vita.

Il borbottare, la mormorazione è il grande peccato di Israele durante il cammino. L’Israele che si stanca, che non ha l’acqua, che non ha la carne, che il sole è troppo caldo, che non va mai bene nulla…

E poi Zaccheo, senza essere richiesto di nulla, dice cosa fa, esattamente più di quello che aveva chiesto il Battista. La metà di quanto ho, Signore, – lui lo chiama Signore -, lo lo do ai poveri.

Il salvatore è venuto in questa casa e resta in questa casa. Io devo fermarmi a casa tua, devo dimorare con te, devo. Lì è il suo riposo, sta di casa. È una scena molto bella questa.

Dalle catechesi di Silvano Fausti (e di Guido Bertagna)
sul Vangelo di Luca (2004-2010)
www.gesuiti-villapizzone.it

OGGI LA SALVEZZA VENNE IN QUESTA CASA (19,1-10)

Insieme alla parabola del samaritano e del Padre misericordioso, questo racconto si può considerare “un Vangelo nel Vangelo”, nel senso che ne esplicita gli elementi fondamentali.

L’incontro tra Gesù e Zaccheo realizza la salvezza, impossibile a tutti, ma non a Dio (18,27), presso il quale nulla è impossibile (1,37). Finalmente il desiderio dell’uomo di vedere il Figlio dell’uomo si incontra con il “dovere” di questi di dimorare e riposare presso di lui. Finalmente Dio e uomo trovano casa l’uno nell’altro e possono cessare dalla loro fatica.

È il faccia a faccia con il suo Salvatore, al quale ciascuno è chiamato. Anticipato ora in uno, si estenderà poi a tutti, fino agli estremi confini della terra. In Zaccheo (= “il puro” o “Dio ricorda”), quel Dio che provvede anche ai piccoli del corvo che gridano a lui (Sal 147,9), si ricorda di ogni uomo, per quanto piccolo e immondo, e lo rende puro perché possa compiere il santo viaggio.

È un episodio chiave, soluzione di quanto precede e preludio di quanto seguirà. In esso si raccapezzano i vari fili del “vangelo di misericordia”. Ne è un compendio. Ogni parola è allusiva del tutto e lascia risuonare ciascuno dei temi cari all’evangelista della salvezza universale, da quelli della mangiatoia di Betlem a quelli dei legno sul Calvario. Le espressioni più cariche di risonanza sono per ordine: passare, arcipubblicano, ricco, affrettarsi, oggi, bisogna, dimorare, accogliere, gioire, borbottare, riposare, peccatore, dare ai poveri, salvezza, cercare, ciò che è perduto. Il centro è il “desiderio di vedere” di Zaccheo e lo sguardo di Gesù verso di lui Da questo incontro di sguardi, scaturisce “oggi” la salvezza: il Salvatore nasce nel cuore dell’uomo per cui è morto.

È l’ultimo episodio del viaggio, in cui si scopre l’uscita dall’aporia: quale è la salvezza, se a tutti è preclusa? Zaccheo, l’insalvabile per eccellenza, trova il Figlio dell’uomo, venuto a cercare ciò che era perduto: “bisogna” che “oggi” e “in fretta” “dimori” nella sua “casa”. L’insalvabile ha l’unica prerogativa richiesta per la salvezza: vede la propria miseria e “cerca di vedere” la misericordia del Signore che passa.. Questo è il principio di ogni illuminazione.

Il racconto fa corpo unico col precedente; e ci mostra come tutti, cominciando dai più impossibilitati, diventiamo discepoli del Signore. Il notabile ricco non poteva seguirlo; non era ancora in grado di “vedere” in che senso Gesù è “buono” (18,18s). Dopo il miracolo del cieco, ilsuo occhio guarito può incontrare quello del Signore che si alza verso di lui (v. 5).

Zaccheo – figura di Adamo che si è nascosto al volto del suo Signore – è la Gerico inespugnabile. Gesù dapprima si accosta e gli guarisce l’occhio, malato da sempre d’invidia mortale. Può quindi vedere il suo sguardo che seduce tutti. Aperta la finestra del suo cuore, per essa entra e prende possesso di lui. Una volta conquistato, si sforzerà a sua volta di correre per conquistarlo (Fil 3,12).

Dal secondo annuncio della passione Luca tende a renderci “piccoli” (9,48). La parola “Abba” è riservata agli infanti (10,21s) e nel regno dei figli entrano solo quelli che non sono ancora nati (18,15ss).

L’evangelista punge di continuo il suo lettore, per sgonfiarlo dalla idropisia. Una volta guarito dal suo male, che è la presunzione di salvarsi, può accettare il dono della salvezza.

Zaccheo realizza il “che fare per ereditare la vita” (10,25ss; 18,18ss). Ama Dio con tutto il cuore, perché finalmente l’ha incontrato nel Maestro buono del quale ha finalmente visto “chi è” – come amare ciò che non si vede? – e insieme ama il prossimo, donando ai poveri e convertendosi da stolto possidente in amministratore sapiente (cf. 12,13-21; 16,1-9).

Le ultime parole di Gesù: “il Figlio dell’uomo venne per cercare ciò che è perduto”, sono il suo programma, che muove tutta la sua azione finora fatta e la sua passione che ora inizia. La sua missione è donare la salvezza ai perduti – cioè a tutti, cominciando dagli ultimi! Infatti “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, e di questi il primo sono io”, dirà Paolo (1Tm 1,15). Anche noi, identificandoci come lui con Zaccheo, compiamo la volontà di Dio (cf. Tm 7,29s) e rendiamo giustizia alla sapienza (7,35) di colui che vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano in Gesù alla conoscenza della sua verità di misericordia (1Tm 2,4).

(Silvano Fausti, dal Commento al Vangelo di Luca)