Ciò che ha un inizio ha una fine, è l’esperienza della nostra vita. Il mondo è già finito, è già nato il mondo nuovo. Cioè nel mistero di Gesù è già finito il mondo vecchio, è già morto il mondo della morte ed è nato il mondo nuovo. Ciò che è capitato a Gesù, che è il prototipo di ogni creatura, capiterà al cosmo intero.

Giovedì e venerdì della XXXII settimana del Tempo Ordinario
Lc 17,20-37: QUANDO VIENE IL REGNO DI DIO? DOVE?
Lectio divina di Silvano Fausti

20 Ora, interrogato dai farisei: Quando viene il regno di Dio? rispose loro e disse: Il regno di Dio non viene in modo prevedibile, né diranno: 21 Ecco qua o là! Poiché ecco: il regno di Dio è in voi. 22 Ora disse ai discepoli: Verranno giorni in cui desidererete vedere uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo e non vedrete. 23 E vi diranno: Ecco là! o: Ecco qua! Non andate, né correte dietro. 24 Poiché come la folgore sfolgorando brilla da un campo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo [nel suo giorno]. 25 Ma prima bisogna che egli soffra molto e sia riprovato da questa generazione.
26 E come fu nei giorni di Noè, così sarà anche nei giorni del Figlio dell’uomo: 27 mangiavano, bevevano, sposavano, maritavano, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il cataclisma e perse tutti. 28 Lo stesso come fu nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, edificavano. 29 Ora il giorno in cui Lot uscì da Sodoma, fece piovere fuoco e zolfo dal cielo e perse tutti. 30 Allo stesso modo sarà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo è rivelato. 31 In quel giorno chi sarà sulla terrazza e avrà le sue cose nella casa, non scenda a prenderle; e chi è nel campo similmente non torni indietro. 32 Ricordate la donna di Lot. 33 Chi cercherà di conservare la propria vita la perderà; ma chi [la] perderà, la vivificherà. 34 Vi dico: quella notte due saranno su un letto: l’uno sarà preso, l’altro lasciato; 35 due saranno alla mola: l’una sarà presa, l’altra lasciata. [36] [due saranno nel campo: uno sarà preso, l’altro lasciato.] 37 E, rispondendo, gli dicono: Dove, Signore? Ed egli disse loro: Dove [è] il corpo, là si raduneranno anche gli avvoltoi.

Ciò che ha un inizio ha una fine, è l’esperienza della nostra vita. Se non altro quando siamo finiti noi è già la fine del mondo per noi e quindi il problema della fine si impone. Il Vangelo di Luca tratta in modo molto articolato questo discorso. La prima cosa che dice è che il mondo è già finito, è già nato il mondo nuovo. Cioè nel mistero di Gesù in cui c’è un amore che vince la morte è già finito il mondo vecchio, è già morto il mondo della morte ed è nato il mondo nuovo. Poi, ciò che è capitato a Gesù, che è il prototipo di ogni creatura, capiterà al cosmo intero. Cioè la storia del mondo non è altro che ripercorrere la storia del Figlio, perché siamo tutti figli e tutto il mondo è creato in Gesù. Quindi è un mistero di morte e resurrezione per il mondo stesso. Questa è la grande storia. Poi c’è la nostra piccola storia quotidiana che pure termina con il mistero della morte. E noi ripercorriamo nella nostra vita e nella nostra morte il mistero stesso di Gesù. Poi c’è un quarto livello che ogni giorno in fondo è un cammino: nasce il sole e alla sera tramonta. E come viviamo nella quotidianità questa novità di vita? Ed è l’escatologia eucaristica, cioè chi vive nell’eucaristia già vive nella quotidianità la morte del vecchio e vive nella quotidianità la nascita del nuovo. E queste cose hanno una grande rilevanza, perché quando uno cammina è perché spera di arrivare da qualche parte.

Il nostro è un cammino che facciamo volentieri, perché ha una direzione e che non ha come fine la morte, ma come fine la vita, è il tema della speranza. Perché se alla fine si vive male, si anticipa il finale, cioè si vive male, si sta male, per cui questi discorsi che in genere vengono vissuti in modo terrorizzante – i discorsi escatologici, apocalittici – sono in realtà dei discorsi di grande speranza. Ci dicono che chi dirà l’ultima parola è colui che ha detto la prima, colui che ha dato la vita, e l’ultima parola è sempre la vita.

Sembra una brano abbastanza misterioso ma è più semplice di quanto appaia. Il tema è il Regno di Dio che è il desiderio dell’uomo: quando finalmente comincia un mondo bello, giusto, dove finisce il male, dove si può respirare, dove c’è pienezza di vita? È il sogno di ogni uomo. Sogniamo queste cose, perché la realtà sperimenta il male. E il Regno di Dio è chiamato “quel giorno”, è “il giorno”, il resto è notte e noi sogniamo quel giorno è tutto centrato su questo giorno.

Alla domanda: quando viene il Regno di Dio, che è il grande desiderio, Gesù risponde con quattro negazioni e poi con una espressione positiva. Non viene in modo prevedibile, in greco c’è una parola paratheresis che sarebbe l’osservazione scientifica che si fa guardando bene gli astri per prevedere come sarà, come si fa in tutte le cose il prevedere per provvedere.

Il problema è accettare la sofferenza come doglie del parto, per la generazione dell’uomo nuovo. cioè il male c’è. Vivere bene in una situazione di male, si chiama testimoniare il bene nel male, e c’è una certa fatica.

Il problema della fine del mondo è come vivi ora, adesso, non è che devi fare cose strane, devi fare le cose che fan tutti, il mondo è uguale per tutti. Ora noi possiamo vivere questo mondo, anche l’economia, tutte le nostre relazioni in modo da ammazzarci gli uni gli altri e distruggere tutto, o possiamo vivere in modo opposto di solidarietà, di condivisione, di amore, di fraternità, in modo da costruire la salvezza in questo mondo, in questa quotidianità, non in un altro mondo.

QUANDO VIENE IL REGNO DI DIO? DOVE? (17, 20-37)

È la parte principale della “piccola apocalisse” (= rivelazione) di Luca (17,20-18,8). È inclusa tra due parole di Gesù sulla fede: “la tua fede ti ha salvato” (17,19) e: “il Figlio dell’uomo, venendo, troverà forse la fede sulla terra?” (18,8).

Questo brano inizia e termina rispettivamente con le domande: “quando” e “dove” il Regno, ossia quale è il suo tempo e quale è il suo luogo? Gesù risponderà dicendo “come” viene il Regno, o, piuttosto, chi è il Re. Ci dà così i criteri per leggere la storia presente in termini di fede.

Mentre la “grande apocalisse” (21,5-36), comune ai sinottici, ha un colore più cosmico, questa ha un carattere più individuale. Parla del senso della mia vita e della presenza del Regno nel mio decidere per Gesù. Si tratta di un discorso “escatologico (= ultima parola)”. È infatti l’ultima parola che si è riservata di dire colui che ha detto anche la prima. In essa manifesta dove va a parare tutta la vicenda dell’uomo e dell’universo, e rivela il senso del presente partendo dal suo punto di arrivo. Anche se il male è forte, colui che tiene in un otre gli abissi del mare (Sal 33,7) non ha perso il controllo della storia umana. Anzi, si serve di tutto perché alla fine si compia ciò che la sua mano e il suo cuore hanno preordinato che avvenga (At 4,28): il bene dell’uomo (cf. Rm 8,28).

Il fine di tutto non è il trionfo della morte, bensì della vita. È il regno di Dio. Esso è già presente in mezzo a noi sotto il segno della croce. Per questo sembra che vinca il male, ma è in realtà l’astuzia del bene, che vince perdendo. Tutto sarà chiaro nel giorno del Figlio dell’uomo (vv. 22.24.26.30), la cui venuta riempie di speranza il credente e illumina ogni sua decisione attuale. Egli conosce la parola di Dio sul futuro, si fida e su di essa orienta la propria vita. È come Noè e Lot, che si preparano attivamente alla salvezza, mentre i loro contemporanei, come tutti i contemporanei di sempre, non si accorgono di nulla: dimentichi di Dio e incurvati sulla terra, sono intenti a mangiare e bere, sposarsi e maritarsi, comprare e vendere, piantare ed edificare (vv. 26-29).

Anche il discepolo si occupa di queste stesse cose. Ma senza preoccuparsene, e con spirito diverso. Cerca innanzitutto il Regno, e sa che il resto è donato in aggiunta a chi conosce il Padre (12,30s).

Il giudizio finale è anticipato nel presente quotidiano, in cui si mangia e si beve, ecc. La storia profana è il luogo della salvezza di Dio; basta viverla col lievito del Regno, invece che con quello dei farisei. All’inizio i farisei domandano “quando”, alla fine i discepoli “dove” è il Regno (vv. 20.37). E Gesù risponde ai primi: “ora, ma in modo nascosto”; ai secondi: “ovunque, e in modo manifesto”. Il tempo e lo spazio sono le coordinate che delimitano e definiscono l’esistenza umana. Ma il Regno non si situa in un dove e un quando puntuali; abbraccia invece ogni momento e ogni luogo. Avviene dove e quando l’uomo orienta la propria vita secondo il giudizio di Dio.

Gesù chiede ai discepoli di abbandonare ogni nostalgia del passato e ansia del futuro, per vivere il presente con vigilanza attenta e fedeltà responsabile.

La memoria di quanto lui ha fatto e insegnato (At 1,1) diventa progetto che spinge a testimoniarlo fino agli estremi confini della terra. La fede si fa speranza che urge alla carità: il suo passato muove il nostro presente verso il suo futuro. Questo è il Regno.

Ora è necessariamente velato sotto il mistero dell’umiltà e della povertà di chi dona e si dona fino alla croce.

La sua manifestazione, che i discepoli desiderano, ma che riguarda tutti e ciascuno, si pone alla fine della storia perché ne è il fine. Avviene necessariamente, ma richiede la libera decisione di passare attraverso le sofferenze e le contraddizioni del quotidiano.

In questo brano la manifestazione futura cosmica scivola in secondo piano ed è anticipata in quella personale, che avviene al momento della morte. Per questo ciò che conta è la vita attuale: il destino del singolo e di tutta la creazione si gioca nel momento presente, senza il quale futuro e passato sono vuoti. Questo e non un altro è il momento favorevole della salvezza (2Cor 6,2): qui e ora siamo chiamati a incarnare la parola di Gesù, oggi eterno di Dio.

L’umanità, lo sappia o no, volente o nolente, è in cammino verso il giorno del Figlio dell’uomo. Egli si rivelerà alla fine, quando ogni storia scoprirà il proprio non senso senza di lui. Il vuoto della sua assenza porterà tutti a desiderarlo. L’incapacità di salvarsi farà incontrare a ognuno il Salvatore. Allora sarà accolto colui che è giàvenuto per salvare tutti. E saremo tutti accolti nel Padre.

(Silvano Fausti, Commento al Vangelo di Luca)

Dalle catechesi di Silvano Fausti (e di Guido Bertagna)
sul Vangelo di Luca (2004-2010)
www.gesuiti-villapizzone.it
Selezione degli estratti, sottolineature e titoli miei (MJ)