10 Novembre
Leone Magno  


L’impegno dei cristiani nella costruzione della società civile conta eccellenti testimoni tra gli antichi pastori. Tra questi, nel V secolo, vi fu anche Leone I Magno, dal 1754 dottore della Chiesa. La sua grandezza si espresse nella capacità di difendere l’autentica fede, contro le molte eresie che andavano diffondendosi all’epoca, e, allo stesso momento, di proteggere il “suo” popolo. Diacono a Roma, divenne Papa nel 440, trovandosi ad affrontare le conseguenze dell’ormai vicino crollo dell’Impero Romano. Convocando il Concilio di Calcedonia nel 451 affermò definitivamente la dottrina delle due nature, umana e divina, unite nell’unica persona di Cristo. Nel 452, poi, riuscì a fermare gli Unni di Attila sul Mincio e nel 455 convinse gli invasori Vandali a risparmiare la vita dei romani. Morì nel 461.
Altri santi. San Probo di Ravenna, vescovo (IV sec.); sant’Andrea Avellino, sacerdote (1521-1608

Matteo Liut
Avvenire


Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa

Il servizio specifico del nostro ministero. Tutta la Chiesa di Dio é ordinata in gradi gerarchici distinti, in modo che l’intero sacro corpo sia formato da membra diverse. Ma, come dice l’Apostolo, tutti noi siamo uno in Cristo (cfr. Gal 3, 28). La divisione degli uffici non é tale da impedire che ogni parte, per quanto piccola, sia collegata con il capo. Per l’unità della fede e del battesimo c’é dunque fra noi, o carissimi, una comunione indissolubile sulla base di una comune dignità. Lo afferma l’apostolo Pietro: «Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo» (1 Pt 2, 5), e più avanti: «Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdote regale, la nazione santa, il popolo che Dio si é acquistato» (1 Pt 2, 9).
Tutti quelli che sono rinati in Cristo conseguono dignità regale per il segno della croce. Con l’unzione dello Spirito Santo poi sono consacrati sacerdoti. Non c’é quindi solo quel servizio specifico proprio del nostro ministero, perché tutti i cristiani sono rivestiti di un carisma spirituale e soprannaturale, che li rende partecipi della stirpe regale e dell’ufficio sacerdotale. Non é forse funzione regale il fatto che un’anima, sottomessa a Dio, governi il suo corpo? Non é forse funzione sacerdotale consacrare al Signore una coscienza pura e offrirgli sull’altare del cuore i sacrifici immacolati del nostro culto? Per grazia di Dio queste funzioni sono comuni a tutti.
Ma da parte vostra é cosa santa e lodevole che vi rallegriate per il giorno della nostra elezione come di un vostro onore personale. Così tutto il corpo della Chiesa riconosce che il carattere sacro della dignità pontificia é unico. Mediante l’unzione santificatrice, esso rifluisce certamente con maggiore abbondanza nei gradi più alti della gerarchia, ma discende anche in considerevole misura in quelli più bassi. La comunione di tutti con questa nostra Sede é, quindi, o carissimi, il grande motivo della letizia. Ma gioia più genuina e più alta sarà per noi se non vi fermerete a considerare la nostra povera persona, ma piuttosto la gloria del beato Pietro apostolo.
Si celebri dunque in questo giorno venerando soprattutto colui che si trovò vicino alla sorgente stessa dei carismi e da essa ne fu riempito e come sommerso. Ecco perché molte prerogative erano esclusive della sua persona e, d’altro canto, niente é stato trasmesso ai successori che non si trovasse già in lui. Allora il Verbo fatto uomo abitava già in mezzo a noi. Cristo aveva già dato tutto se stesso per la redenzione del genere umano. (Disc. 4, 1-2; PL 54, 148-149)