Lunedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario
Lc 17,1-6: Se sette volte ritornerà a te dicendo: Sono pentito, tu gli perdonerai.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

Commenti

Fortissima e drammatica l’immagine di chi deve essere gettato in mare con al collo una macina da mulino. Nell’immaginario collettivo odierno, colui che scandalizza i piccoli è probabilmente il pedofilo. Di qui facilmente concludiamo che anche Gesù è d’accordo nel punire severamente tali persone. E’ proprio così? O è solo così? La riflessione di Gesù è semplicemente per chi commette abusi sessuali verso i piccoli, o c’è qualcos’altro?
Non dimentichiamo che subito dopo nel Vangelo, Gesù parla di perdono incondizionato. Il sette volte indica infatti un numero illimitato, cioè bisogna perdonare sempre chi si pente.
Quindi a questo punto pare tornare indietro rispetto la sentenza accusatoria precedente. Allora i pedofili devono essere perdonati? O forse Gesù intende dire qualcosa anche per coloro che si reputano giusti e giudicano senza pietà?
In effetti lo scandalizzare non può essere solo di chi commette un peccato, ma anche di chi non sa  educare i piccoli. Il fatto educativo presuppone sì una esemplare testimonianza di vita, ma anche un insegnamento oggettivo. Mi spiego meglio: A volte facciamo i benpensanti, puntiamo il dito su chi uccide, ruba, manda i figli a elemosinare, stupra, abusa, ed è giusto scandalizzarsi di tali comportamenti, ma abbiamo mai provato a guardarci allo specchio e a capire quante volte noi per primi abbiamo scandalizzato “questi piccoli”? Ogni volta che abbiamo condannato il prossimo davanti ai nostri piccoli, magari dipingendoli come un mostro disumano, abbiamo comunque commesso anche noi uno scandalo di fronte a loro.
Se non sappiamo insegnare ai nostri piccoli la differenza tra peccatore e peccato, tra la persona e il suo errore certamente in qualche modo creiamo uno scandalo, cioè qualcosa che non combacia con il Vangelo. Sentivo proprio ieri mattina una trasmissione di Rai Tre “Uomini e profeti”, dove una regista teatrale Chiara Guidi che fa teatro con i bambini ammoniva i genitori che non sanno narrare le verità della vita ai figli. Spesso gli buttano addosso le loro paure e dipingono la realtà per come loro la vedono e non per come è. Concludo lasciando proprio alcune battute della trasmissione.

Don Franco Mastrolonardo
http://www.preg.audio


Sono tre detti che provengono direttamente dalle labbra di Gesù e che Luca inanella in un breve paragrafo. Evidentemente di Gesù: nessun apostolo sano di mentre se li sarebbe inventati. Parole forti, collegate le une alle altre. Lo scandalo, anzitutto: se non vigiliamo su noi stessi, se prendiamo la fede sottogamba corriamo il rischio di scandalizzare chi si sta avvicinando alla fede. E Dio solo sa quanto scandalo abbiamo dato negli ultimi decenni come Chiesa! Certo, per un prete che sbaglia mille continuano con fedeltà e passione evangelica la propria missione. Ma anche quell’uno è di troppo. E, aggiunge subito il Signore, lo scandalo peggiore che possiamo dare è l’assenza di perdono e di misericordia, una fede che diventa impietosa… anche con chi ha dato scandalo! Alla fine di tutto è la compassione a prevalere, a rendere credibile il nostro percorso di fede. Guai a scordarci questa grande verità! Perdonare non è facile, a partire dal perdonare noi stessi. Ecco perché abbiamo bisogno di fede, fede che non può essere uno sforzo sovrumano, ma che è accoglienza dell’opera di Dio in noi.

Paolo Curtaz