Concludendo: la misericordia, necessaria al discepolo per superare lo scandalo e perdonare efficacemente (vv. 1-4), è quell’esperienza profonda di fede da cui scaturisce la missione al mondo, come testimonianza dell’amore gratuito di Dio (vv. 5-10).

Testo pdf:

Lunedì e martedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario
Lc 17,1-10: Aggiungici fede

17,1 Ora disse ai suoi discepoli: È inaccettabile che gli scandali non avvengano; tuttavia ahimè per colui attraverso cui avvengono. 2 Meglio per lui se una pietra da mulino è posta attorno al suo collo e viene gettato nel mare, piuttosto che scandalizzi uno solo di questi piccoli.
3 Attenti a voi! Se tuo fratello ha peccato, sgridalo; e, se si è convertito, rimetti a lui. 4 E se sette volte al giorno ha peccato contro di te e sette volte ritorna a te dicendo: mi converto, rimetterai a lui.
5 E gli apostoli dissero al Signore: 2 Aggiungici fede! 6 Ora disse il Signore: Se aveste fede come un chicco di senape direste a questo gelso: Sradicati e piantati nel mare! e vi obbedirebbe.
7 Ora chi di voi, avendo un servo che ara o che pascola, tornato dal campo, gli dirà: Subito vieni accanto e stenditi (a tavola)! 8 Non gli dirà invece: Preparami di che cenare e, cinto, servimi, finché mangio e bevo e, dopo questo, mangerai e berrai tu! 9 È forse grato al servo perché fece ciò che fu comandato? 10 Così anche voi, quando avete fatto tutto ciò che vi fu comandato, dite: Siamo semplicemente servi: ciò che dovevamo fare, l’abbiamo fatto.

È un testo molto bello, ricchissimo e fa un po’ la sintesi del cammino della prima tappa e fa un abbozzo della comunità cristiana, è il primo che esce così netto, nei suoi temi fondamentali. Innanzitutto la comunità cristiana è fatta come tutti gli uomini di gente comune che pecca e che scandalizza e che è scandalizzata, cioè il male c’è, non siamo preservati dal mondo. Il peccato c’è anche in noi, non di meno che negli altri, anzi, se uno è cristiano è quello che capisce di averlo. Chi non è cristiano accusa invece gli altri, normalmente. Quindi, di fatto il cristiano è quello che si sa peccatore e graziato.

17,1Ora disse ai suoi discepoli: È inaccettabile che gli scandali non avvengano; tuttavia ahimè per colui attraverso cui avvengono. 2Meglio per lui se una pietra da mulino è posta attorno al suo collo e viene gettato nel mare, piuttosto che scandalizzi uno solo di questi piccoli. 3 Attenti a voi!

“Scandalo” è una pietra sul cammino, che fa inciampare e cadere. Lo scandalo non è solo un peccato mio, ma un’azione che fa cadere e peccare l’altro: uccidere me e anche l’altro. È un vero suicidio e omicidio spirituale. Devo stare attento a non scandalizzare; ma non devo scandalizzarmi del peccato altrui: il fratello è sempre da accettare e perdonare. Se non si converte, è perché probabilmente lo giudico e condanno. Per non cadere davanti al male, dobbiamo chiedere una fede sempre maggiore.

Si può leggere il testo in molti modi, bisogna cercare circa sei miliardi di pietre di macina da mulino, bisogna farle fabbricare, i più zelanti le faranno, poi legarle al collo, e poi gettare tutta l’umanità nel mare.

Ricordate la parabola della zizzania? Il seminatore va e semina buon grano, poi cresce anche la zizzania. Chi l’ha fatto? È passato il nemico e allora i discepoli dicono: maestro, andiamo a tirarla su? E cosa risponde Gesù? Lasciate stare, crescano insieme, se tu estirpi la zizzania estirpi il grano. Perché? La zizzania è il male, se tu non sai perdonare il male, non hai misericordia, sei tu zizzania! Se tu condanni il fratello che sbaglia, sei contro Dio che lo ha salvato e lo ama.

Si tratta prima del tema dello scandalo che non è un semplice peccato perché lo scandalo è qualcosa di peggio, induci l’altro a sbagliare.

Il testo greco dice È inaccettabile che non avvengano cioè devi accettare. La parola accettare è la parola fondamentale del Vangelo. Dio chi è? È colui che accoglie tutti. Avete mai visto Dio che è andato a impedire uno scandalo? E va a tagliare la mano al ladro perché va a rubare o qualcosa altro a chi va a fare altre cose? Noi faremmo così, con le leggi del taglione, più o meno. Perché non abbiamo la misericordia di Dio, perché il male che è in noi, visto nell’altro, si vede benissimo. Il male è dentro di noi è viene fuori e lo stesso male che induce me a fare il male, è lo stesso che induce anche gli altri. Quindi non si può non accettare.

Come identifica Luca i piccoli? Non necessariamente sono i bambini, anzi, probabilmente non pensa ai bambini ma a quelle persone che sono un po’ più i deboli nella comunità, quelli che hanno ad esempio una fede meno sicura, ad esempio più fatica nel seguire il passo della comunità, ed è anche interessante che ci sia un criterio che viene tarato sui piccoli e non sui più bravi, diciamo così.

[Gesù ha scandalizzato tranquillamente i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani, cioè tutte le persone potenti, intelligenti e sapienti li ha scandalizzati tutti. E la gente no, perché lo capiva. Noi invece scandalizziamo i piccoli per non scandalizzare i potenti in genere. Perché il perbenismo è non scandalizzare il potente].

I piccoli sono una razza del Vangelo. Sono gli emigrati, i nudi, i carcerati, quelli che non contano, quelli che ci giriamo dall’altra parte, quelli che non vogliamo, quelli che vadano via da noi. Son gli altri. Gli altri sono l’Altro, sono Cristo. Ciò che avete fatto a uno degli ultimi lo avete fatto a me. Quelli non sono da scandalizzare. Quelli sono il grande scandalo.

3bSe tuo fratello ha peccato, sgridalo; e, se si è convertito, rimetti a lui. 4 E se sette volte al giorno ha peccato contro di te e sette volte ritorna a te dicendo: mi converto, rimetterai a lui.

Può essere utile anche andare a rivedere Levitico 19 nei versetti 17 e 18, dice così: Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello, rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui, non ti vendicherai, non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore.

E se non si converte, dovresti trattarlo dice Matteo, come pubblicano e peccatore. E come si trattano i pubblicani e i peccatori? Gesù dice io non son venuto per i giusti ma per i peccatori. Cioè va trattato con molto maggiore amore, non condannato, se non si converte. Con maggiore amore cioè vuol dire che non ho avuto amore sufficiente per mostrargli l’amore del Padre e fargli capire l’amore. Perché uno il male lo fa? Perché non sa amare e perché non si sente amato.

[La misura del perdono è calcolata sulla fragilità dell’altro e non tanto sulla mia capacità di perdonare. Gesù non si rivolge direttamente a coloro che lo stanno inchiodando sulla croce, non dice loro “vi perdono” o non dice ad ognuno di loro “ti perdono”, ma come ci ricordiamo, dice Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno. Questo è il momento in cui Gesù non può fare altro che affidare il perdono al Padre perché questi che lo stanno crocifiggendo in quel momento lì, non sono in grado di accogliere niente, non sono in grado di sostenere la parola del perdono, perché non sono in grado di leggere il male che fanno].

5 E gli apostoli dissero al Signore: Aggiungici fede! 6Ora disse il Signore: Se aveste fede come un chicco di senape direste a questo gelso: Sradicati e piantati nel mare! e vi obbedirebbe.

AGGIUNGICI FEDE (17,1-10)

Siamo ancora alla mensa, dove Gesù ha rivelato ai farisei e agli scribi la misericordia del Padre (15,1ss) e ha spiegato ai suoi discepoli come viverla in concreto (c. 16). Ora, prima di iniziare l’ultima tappa del cammino, mostra come essa è l’anima della comunità, nei suoi rapporti sia interni sia esterni. A questo scopo dice quattro parole, indirizzate due ai discepoli (v. 1) e due agli apostoli (v. 5).

La prima è sullo scandalo (vv. 1-2). Dio non può non permetterlo, perché deve rispettare la nostra libertà. Infatti ci ama. Questo male, molto grave perché induce il fratello al male, è il luogo della massima misericordia.

La seconda è sulla correzione fraterna (vv. 3-4), che aiuta il fratello a uscire dal peccato. La comunità dei discepoli non è una setta di puri, chiusa ai peccatori. Può peccare e di fatto pecca. È quindi necessario vivere reciprocamente quel perdono che il Padre ci dona perché siamo in grado di perdonare gli altri (11,4), graziandoci a vicenda come lui ha graziato noi in Cristo (Ef 4,32). L’accoglienza incondizionata, illustrata al c. 15 (cf. 6,36-38), non vieta la correzione fraterna. Ne è anzi la madre, ed essa la figlia più bella. Concilia infatti carità piena con verità sincera, e raggiunge la sua efficacia nella conversione del fratello.

La terza parola è una risposta agli “apostoli” che chiedono un supplemento di fede (vv. 5-6). Questa consiste nell’esperienza della misericordia di Dio, che porta ad amare il fratello peccatore come noi per primi siamo stati amati. Come è la sorgente della vita nuova, così è l’origine della missione ai lontani.

La quarta riguarda la gratuità del ministero apostolico (vv. 7-10) che prolunga nel tempo ed estende a tutti il mistero di misericordia del Signore. La gratuità, segno essenziale dell’amore, è sigillo di appartenenza a lui. Ci fa come lui, schiavi per amore. È la massima libertà, che rende simili a Dio.

Concludendo: la misericordia, necessaria al discepolo per superare lo scandalo e perdonare efficacemente (vv. 1-4), è quell’esperienza profonda di fede da cui scaturisce la missione al mondo, come testimonianza dell’amore gratuito di Dio (vv. 5-10).

(Silvano Fausti, Commento al Vangelo di Luca)

Dalle catechesi di Silvano Fausti (e di Filippo Clerici)
sul Vangelo di Luca (2004-2010)
www.gesuiti-villapizzone.it
Selezione degli estratti, sottolineature e titoli miei (MJ)